#NazioniUnite

Geocriminalità, polizia int.leCoop_internazionale_di_Polizia@poliversity.it
2026-01-06

Il trattato delle Nazioni Unite sulla criminalità informatica

youtube.com/watch?v=L7nhYwbkICE

Con oltre il 60% della popolazione mondiale connessa a Internet, la sfera digitale si sta espandendo rapidamente. Questa connettività senza precedenti offre immense opportunità, ma aumenta anche i rischi per la sicurezza informatica, poiché le minacce si evolvono parallelamente ai progressi tecnologici. Il crescente costo della criminalità informatica, stimato in migliaia di miliardi di dollari all'anno, sottolinea l'urgente necessità di sforzi internazionali coordinati come la Convenzione delle Nazioni Unite sulla criminalità informatica.

Cos'è la criminalità informatica?

La criminalità informatica comprende un'ampia gamma di reati che rientrano in due grandi categorie: criminalità informatica e criminalità informatica-dipendente. I reati informatici includono le attività criminali tradizionali condotte online, come il traffico di esseri umani, la frode e l'incitamento alla violenza e all'odio. I reati informatici-dipendenti sono quelli commessi tramite dispositivi ICT (Information and Communication Technology), tra cui phishing, furto di identità e distribuzione di malware e ransomware. Gli autori spaziano da singoli criminali a reti organizzate, tutti sfruttando l'anonimato e l'accessibilità del mondo digitale.

Questi reati trascendono i confini geografici, prendendo di mira sistemi, reti e individui con una velocità ed efficienza senza precedenti. Spaziano da violazioni della sicurezza nazionale su larga scala, come lo spionaggio e gli attacchi Distributed Denial-of-Service (DDoS), a molestie mirate ai danni di gruppi emarginati. Le popolazioni vulnerabili, tra cui donne e ragazze, bambini, comunità LGBTQI+ e minoranze etniche e religiose, sono colpite in modo sproporzionato dalle minacce online, tra cui incitamento all'odio, violazioni della privacy e campagne di disinformazione.

Ad esempio, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle questioni delle minoranze ha riferito che il 70% o più dei crimini d'odio sui social media prende di mira le minoranze, una cifra in continua crescita. Il rapporto rileva inoltre che i membri di questi gruppi hanno maggiori probabilità di subire restrizioni o rimozioni di contenuti da parte dei sistemi di moderazione dei social media.

I paesi in via di sviluppo, spesso privi di solide infrastrutture di sicurezza informatica, rimangono particolarmente vulnerabili. La scarsa consapevolezza dei rischi informatici e le risorse insufficienti rendono gli individui in queste regioni facili bersagli per crimini come il phishing, il furto di identità e la disinformazione.

Nel frattempo, tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e i deepfake pongono nuove sfide, consentendo sofisticate campagne di disinformazione e sollevando interrogativi sulla privacy. L'ascesa dell'intelligenza artificiale generativa ha anche introdotto complesse questioni relative alle leggi sul copyright, poiché i contenuti generati dall'intelligenza artificiale sfidano le nozioni tradizionali di paternità e proprietà intellettuale.

Cos'è la sicurezza informatica?

La sicurezza informatica si riferisce alle strategie, alle politiche, alle procedure, alle pratiche e alle misure progettate per identificare minacce e vulnerabilità, impedire che le minacce sfruttino le vulnerabilità, mitigare i danni causati da minacce materializzate e salvaguardare persone, proprietà e informazioni.

In parole povere, la sicurezza informatica funge da fortezza digitale, proteggendo individui e organizzazioni dagli attacchi che mirano a sfruttare la loro presenza online.

Le misure di sicurezza informatica mirano a salvaguardare i dati sia individuali che aziendali prevenendo le violazioni, rilevando le minacce, rispondendo efficacemente e ripristinando gli incidenti informatici. In un mondo sempre più connesso, una solida strategia di sicurezza informatica è essenziale per preservare la privacy, la fiducia e la sicurezza.

Cos'è la Convenzione delle Nazioni Unite sulla criminalità informatica?

La Convenzione sulla criminalità informatica, recentemente adottata, ufficialmente denominata Convenzione sulla criminalità informatica: rafforzamento della cooperazione internazionale per combattere i crimini commessi tramite sistemi ICT, è il primo trattato internazionale di giustizia penale ad essere negoziato in oltre 20 anni.

Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, fino ad ora non esisteva una convenzione sulla criminalità informatica negoziata e adottata a livello globale. Con la nuova Convenzione sulla criminalità informatica, si prevede che le risposte alla criminalità informatica saranno più rapide, meglio coordinate ed efficaci, rendendo più sicuri sia il nostro mondo digitale che quello fisico.

La convenzione crea un quadro e una piattaforma globali senza precedenti per la collaborazione nella lotta alla criminalità informatica, tutelando al contempo i diritti umani e garantendo che gli spazi digitali globali siano protetti, inclusivi e adattabili alle minacce emergenti.

Oltre alla sua dimensione giuridica, la convenzione dà priorità all'inclusività e all'equità, offrendo un supporto fondamentale per lo sviluppo delle capacità ai paesi con risorse limitate. Riconosce che la sicurezza informatica non è solo una questione tecnica, ma un imperativo per i diritti umani, garantendo protezione alle comunità emarginate.

La Convenzione è stata aperta alla firma il 10 ottobre 2025 a Hanoi, in Vietnam, dove 65 paesi hanno firmato il trattato.
La firma rimarrà aperta fino al 31 dicembre 2026. Essa si distingue dalla Convenzione di Budapest, sviluppata dal Consiglio d’Europa, per la sua natura globale e inclusiva, essendo stata negoziata con la partecipazione di 155 paesi, tra cui numerosi Stati del “Sud globale” che non avevano partecipato ai negoziati precedenti.

Quando i paesi firmano la Convenzione sulla criminalità informatica, stanno segnalando la loro intenzione di aderirvi. La ratifica è un passo cruciale in cui i paesi "fanno quello che promettono", ottenendo l'approvazione interna e garantendo che le leggi nazionali siano allineate ai requisiti della convenzione. Questa particolare convenzione richiede la ratifica di almeno 40 Stati membri delle Nazioni Unite prima di diventare diritto internazionale. Una volta che il 40° paese avrà ratificato, ci vorranno altri 90 giorni prima che la convenzione diventi giuridicamente vincolante per tutti coloro che vi hanno aderito.

#criminalitàinformatica #ONU #NazioniUnite

Nell'immagine creata con intelligenza artificiale, una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dedicate al Trattato sulla Cybercriminalità
La Fanzina GeneralistaFanrivista@pixelfed.uno
2026-01-04
FRANCESCA ALBANESE SUL VENEZUELA: 'ATTACCO A STATO SOVRANO FA PAURA, MA BISOGNA AGIRE'

Fanrivista incontra per la seconda volta #FrancescaAlbanese, Relatrice Speciale delle #NazioniUnite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal ‘67.

L’avevamo incontrata già il 09/01/2024, a distanza di due giorni dalla prima udienza per le violazioni israeliane della Convenzione sul Genocidio. La Corte di Giustizia Internazionale stabilì già allora la “plausibilità” del #genocidio, sulla cui sanguinosa sussistenza non hanno dubbi la maggioranza degli esperti e una Commissione #ONU: ai sensi del diritto internazionale basterebbe questo per imporre ai nostri governi la fine di rapporti militari e di tutti quegli scambi che rendono complici governi e aziende nel “crimine dei crimini”.

Eppure non è stato così, perché i rapporti continuano, nonostante l’indignazione popolare esplosa in mobilitazioni che non si vedevano da decenni, e che misure repressive cercano di stroncare a colpi di carta bollata e tramite il massiccio uso di una propaganda algoritmica che sa di stantio.

L’attacco allo stato sovrano del #Venezuela, iniziato con bombardamenti pirateschi e omicidi in acque internazionali, culminato con la cattura di Maduro, conferma che la volontà di dominio dell’apparato mediale, industriale e militare, conta molto di più del diritto internazionale, quella legge che non va fatta rispettare quando a violarla sono gli alleati di chi ci governa. Imporre la legge del più forte va al di là dei giudizi politici che si possono avere su Maduro e sulla legittimità della sua presidenza. Da più di due anni continuiamo a vedere imposta in #Palestina la “legge della giungla”, sostituita al rispetto dei diritti umani. Questo fa paura, ma quel timore, sostiene Albanese, non deve paralizzarci: deve spingerci ad agire.

https://peertube.uno/w/mUFWWBuMqmiPKzUtJfGYgG
Primo piano di Francesca Albanese. Il suo sguardo sembra incuriosito e scettico.La sala dell'Istituto degli Studi Filosofici di Napoli piena di gente.

Due persone hanno una bandiera palestinese ed espongono un piccolo cartello con la scritta "Siamo tutte e tutti Francesca Albanese".
2026-01-04

Francesca Albanese sul Venezuela: ‘Attacco a stato sovrano, c’è da avere paura e bisogna agire’.

Fanrivista incontra per la seconda volta #FrancescaAlbanese, Relatrice Speciale delle #NazioniUnite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal ‘67.

L’avevamo incontrata già il 09/01/2024, a distanza di due giorni dalla prima udienza per le violazioni israeliane della Convenzione sul Genocidio. La Corte di Giustizia Internazionale stabilì già allora la “plausibilità” del #genocidio, sulla cui sanguinosa sussistenza non hanno dubbi la maggioranza degli esperti e una Commissione #ONU: ai sensi del diritto internazionale basterebbe questo per imporre ai nostri governi la fine di rapporti militari e di tutti quegli scambi che rendono complici governi e aziende nel “crimine dei crimini”.

Eppure non è stato così, perché i rapporti continuano, nonostante l’indignazione popolare esplosa in mobilitazioni che non si vedevano da decenni, e che misure repressive cercano di stroncare a colpi di carta bollata e tramite il massiccio uso di una propaganda algoritmica che sa di stantio.

L’attacco allo stato sovrano del #Venezuela, iniziato con bombardamenti pirateschi e omicidi in acque internazionali, culminato con la cattura di Maduro, conferma che la volontà di dominio dell’apparato mediale, industriale e militare, conta molto di più del diritto internazionale, quella legge che non va fatta rispettare quando a violarla sono gli alleati di chi ci governa. Imporre la legge del più forte va al di là dei giudizi politici che si possono avere su Maduro e sulla legittimità della sua presidenza. Da più di due anni continuiamo a vedere imposta in #Palestina la “legge della giungla”, sostituita al rispetto dei diritti umani. Questo fa paura, ma quel timore, sostiene Albanese, non deve paralizzarci: deve spingerci ad agire.

Troverete due video tratti dall’incontro di oggi sui profili (a)social di #Fanrivista, oltre alla diretta della conferenza stampa (nei video e nella sezione Live di #YouTube). Trovate tutto anche su #PeerTube, ovvero sul #Fediverso, alternativa ai social mainstream.

Sostenete il giornalismo indipendente anche con le vostre critiche!

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Geocriminalità, polizia int.leCoop_internazionale_di_Polizia@poliversity.it
2025-10-29

La cooperazione internazionale nella lotta alla corruzione

La Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC) è l'unico strumento anticorruzione universalmente vincolante. Adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 31 ottobre 2003, a seguito dei negoziati di Vienna, in Austria, rappresenta un impegno storico da parte dei Paesi nella lotta alla corruzione. Il suo punto di forza unico risiede nel suo approccio globale, che pone l'accento sulla prevenzione, l'applicazione della legge, la cooperazione internazionale e il recupero dei beni.

L' #UNCAC è stata fondamentale nel promuovere importanti riforme nazionali #anticorruzione, nel rafforzare i quadri giuridici e istituzionali e nel migliorare la collaborazione transfrontaliera. Svolge inoltre un ruolo fondamentale nel promuovere l'Agenda 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, affrontando gli impatti di vasta portata della corruzione sui principi e sui valori delle #NazioniUnite.

Poiché i casi di #corruzione sono spesso complessi e transnazionali, un'efficace cooperazione internazionale è fondamentale per indagare e perseguire con successo tali reati. La cooperazione internazionale promuove un approccio globale coordinato e unificato per combattere questo reato, consentendo la condivisione di informazioni, prove e altre forme significative di assistenza legale tra le autorità competenti di diversi Paesi.

Riconoscendo la natura complessa e transfrontaliera dei casi di corruzione, la Convenzione dedica un intero capitolo alla cooperazione internazionale (Capitolo IV). Questo capitolo fornisce un solido quadro normativo per gli Stati che desiderano impegnarsi nella cooperazione internazionale sia a livello formale che informale. A tal fine, gli Stati si impegnano a garantire l'esistenza di autorità anticorruzione indipendenti e specializzate per fornire la più ampia assistenza legale reciproca possibile, nonché uno scambio informale diretto e sicuro di informazioni sui casi di corruzione in corso. La Convenzione copre anche ulteriori forme di cooperazione internazionale in materia penale, come l'estradizione, il trasferimento di persone condannate, la cooperazione diretta tra le forze dell'ordine, le indagini congiunte e le tecniche investigative speciali. Incoraggia inoltre gli Stati a prendere in considerazione la possibilità di fornire assistenza reciproca nelle indagini e nei procedimenti in materia civile e amministrativa.

L'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile individua la corruzione come un ostacolo fondamentale allo sviluppo sostenibile e invita gli Stati membri a "ridurre sostanzialmente la corruzione e le tangenti in tutte le loro forme" (Obiettivo 16.5). Per monitorare i progressi verso l'Obiettivo 16.5 vengono utilizzati due indicatori. In primo luogo, la prevalenza della corruzione tra la popolazione (indicatore SDG 16.5.1) e in secondo luogo, la prevalenza della corruzione tra le imprese (indicatore SDG 16.5.2). Entrambi gli indicatori richiedono la conduzione di indagini campionarie basate sull'esperienza.

Le indagini basate sull'esperienza possono evitare le insidie ​​sia dei dati amministrativi sulla corruzione (in particolare la pervasiva sottostima dei casi non rilevati e non segnalati) sia delle carenze degli studi sulla corruzione basati sulla percezione, che per definizione catturano solo le opinioni piuttosto che il fenomeno reale. Se ben progettate e implementate secondo gli standard internazionali, le indagini basate sull'esperienza sulla corruzione possono misurare sia i livelli che le tendenze della corruzione e di altre forme di corruzione. Possono anche aiutare a identificare istituzioni, aziende e gruppi di popolazione specifici maggiormente esposti alla corruzione. Di conseguenza, queste indagini hanno implicazioni politiche dirette: possono orientare le autorità nazionali su dove concentrare i loro sforzi anticorruzione. Tuttavia, è anche importante notare che le indagini sulla corruzione basate sull'esperienza non possono rilevare casi di "grande corruzione" tra le élite politiche e imprenditoriali. Invece, catturano le esperienze quotidiane di cittadini e imprese comuni quando accedono ai servizi pubblici.

A livello globale, 142 paesi e territori dispongono di dati sulla prevalenza della corruzione nella popolazione per il 2024 o per l'ultimo anno disponibile dal 2010. Questi dati indicano che la prevalenza della corruzione varia significativamente tra le regioni. Ad esempio, nei paesi con dati disponibili in Asia centrale e meridionale e nell'Africa subsahariana, la prevalenza media della corruzione nella popolazione è del 24,0%. Al contrario, questa percentuale scende al 15,7% in Asia orientale e sudorientale e al 9,0% in Europa e Nord America.

uomo-tiene-banconote-con-una-manetta-al-polso
2025-10-28

Francesca Albanese non si ferma: ecco il report che accusa l’Occidente
Nonostante una intensa campagna di disinformazione e di odio nei suoi confronti Francesca Albanese continua nel suo lavoro di Relatrice speciale delle Nazioni U
perunaltracitta.org/homepage/2
#InEvidenza #LaCittInvisibile #diritti #FrancescaAlbanese #Gaza #genocidio #NazioniUnite #occupazione #Onu #Palestina #TerritoriOccupati

Michele UsherTypemichelelinux@mastodon.uno
2025-10-03

Queste sono le dichiarazione delle #nazioniunite trasmesse dal tg La7 nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2025!
#GlobalSumundFlotilia
#italia
#TgLa7

🇵🇸🇵🇸🇵🇸🇵🇸🇵🇸
❣️❣️❣️❣️❣️

Claudio Chiaruttinicchiaruttini@mastodon.uno
2025-09-25

#Hamas esulta per il riconoscimento della #Palestina da parte della stragrande maggioranza delle #NazioniUnite.

#Netanyahu denuncia tale riconoscimento come quale premio dato ad Hamas.

Sono le due facce della stessa realtà.

Il Governo israeliano è caduto con tutti e due i piedi nella provocazione preparata da Hamas con la presa di ostaggi ed i massacri del #7ottobre2023.

2025-08-22

giuristi chiedono un intervento militare a gaza per fermare israele

https://contropiano.org/news/internazionale-news/2025/08/21/giuristi-chiedono-un-intervento-militare-a-gaza-per-fermare-israele-0185828

L’ex relatore delle Nazioni Unite Richard Falk ha proposto l’invio di una forza armata internazionale a Gaza, mentre un vasto gruppo di giuristi ha chiesto all’Assemblea Generale di autorizzare un intervento armato di fronte al genocidio israeliano.

In una conferenza stampa tenutasi lunedì 18 agosto a Istanbul, il Tribunale Per Gaza ha chiesto alla comunità internazionale di autorizzare un intervento armato sotto l’egida delle Nazioni Unite per fermare quella che definisce la fase più mortale del genocidio israeliano contro il popolo palestinese.

Il giurista americano Richard Falk, da Istanbul, ha esortato i governi ad aggirare il blocco del Consiglio di Sicurezza – dove gli Stati Uniti usano il veto a favore di Israele – e ad appellarsi direttamente all’Assemblea Generale. Come ha spiegato, ci sono meccanismi legali per questo, come la risoluzione “Uniti per la Pace” del 1950 e il principio della “Responsabilità di Proteggere” approvato nel 2005.

Richard Falk, ex relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Palestina, ha avvertito che non agire immediatamente sarebbe “un fallimento storico dell’umanità”. Ha assicurato che il mondo sta assistendo, in tempo reale e con una trasparenza senza precedenti, a un genocidio che ricorda l’indifferenza mostrata di fronte ai crimini più atroci del XX secolo.

Il giurista ha accusato le cosiddette democrazie occidentali di complicità nell’offensiva israeliana. Ha sottolineato come la pressione dei cittadini deve tradursi in embarghi sulle armi, sanzioni e azioni di solidarietà internazionale, paragonabili alla campagna che ha contribuito a far cadere l’apartheid in Sudafrica.

Ha anche denunciato il tentativo di mettere a tacere le voci critiche attraverso sanzioni contro i relatori per i diritti umani e l’omicidio di giornalisti, tra cui Anas al-Sharif e i corrispondenti di Al Jazeera lo scorso 10 agosto. “Parte del lavoro del Tribunale di Gaza è quello di rafforzare il ruolo della verità di fronte a questi crimini”, ha detto Falk.

La dichiarazione d’urgenza dell’organismo riunitosi a Istanbul, intitolata “È tempo di agire”, sarà presentata all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre. L’organismo ha anche in programma un’udienza finale a Istanbul a ottobre, dove emetterà un verdetto morale sulla base delle testimonianze raccolte dalla sua fondazione nel 2024.

Il Tribunale di Gaza, composto da accademici, giuristi e difensori dei diritti umani, ha già tenuto sessioni a Londra e Sarajevo, dove ha formalmente accusato Israele di genocidio, crimini di guerra e apartheid.

Nel frattempo, la situazione umanitaria continua a deteriorarsi: dall’ottobre 2023, più di 62mila palestinesi sono stati uccisi a Gaza, tra un blocco totale e una carenza di aiuti.

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2025-07-27

cibo e aiuti per gaza: un’apertura

https://pagineesteri.it/2025/07/27/medioriente/israele-cede-alla-pressione-internazionale-il-cibo-entra-a-gaza/

Eliana Riva:

Israele cede alla pressione internazionale: il cibo entra a Gaza.

https://pagineesteri.it/2025/07/27/medioriente/israele-cede-alla-pressione-internazionale-il-cibo-entra-a-gaza/

Tutti i giorni, per un periodo di tempo indeterminato, Tel Aviv fermerà i suoi attacchi sulla tendopoli per sfollati di al-Mawasi, a Deir al-Balah e a Gaza City. Dalle 10.00 alle 22.00 i convogli umanitari entreranno nella Striscia, con il coordinamento delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali. Cibo, medicine, carburante. Israele ha annunciato che ripristinerà l’elettricità per l’impianto di desalinizzazione nel sud di Gaza, che può garantire acqua pulita a circa un milione di palestinesi.

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La Fanzina GeneralistaFanrivista@pixelfed.uno
2025-07-20
Due settimane fa #MarioPaciolla, cooperante italiano per le #NazioniUnite, è stato ucciso per la seconda volta, dopo il finto suicidio in Colombia, a San Vincente del Caguàn, nel 2020. Il tribunale di Roma ha accolto la seconda richiesta di archiviazione nonostante la scena del delitto pulita con la candeggina, gli oggetti di Mario spariti, la diffidenza del cooperante nei riguardi del responsabile della sicurezza ONU, la volontà di tornare subito a casa a seguito della delusione per la gestione della missione di pace per cui lavorava, quel biglietto pronto per Napoli poche ore prima del delitto e tanti altri elementi che non tornano... Il 15 luglio siamo scesi in piazza a Napoli per dire che #NoiNonArchiviamo !

Nel video le immagini della manifestazione e alcuni stralci degli interventi di Vittorio di Trapani, Luigi de Magistris, Don Luigi Ciotti Desiree Klain. Potete rivedere gli interventi completi nel reel Instagram
https://www.instagram.com/p/DMI1XH6oRTL/

Qui l'articolo che abbiamo dedicato alla vicenda di #MarioPaciolla sulle nostre pagine digitali
https://www.fanrivista.it/2023/07/verita-e-giustizia-per-mario-paciolla.html

Esigiamo verità e #GiustiziaperMarioPaciolla !
stefania maurizismaurizi
2025-07-11

per chiarire:

come fa notare il di Berlino ( ),

le sanzioni contro costituiscono

"la prima volta che uno stato ha imposto misure punitive contro un individuo che ha un mandato delle "

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