#pompei

2026-03-05

❗❗❗ 𝗖𝗢𝗟𝗣𝗢 𝗗𝗜 𝗦𝗖𝗘𝗡𝗔!
✨♥️ Il mosaico erotico romano trafugato dai nazisti e restituito all'Italia lo scorso luglio nascondeva una sorpresa: non veniva da #Pompei ma da una villa romana nelle #Marche.

🔍 La scoperta grazie a uno studio meticoloso e a un taccuino ottocentesco.

#archeologia #Pompei #mosaicoromano #patrimonioculturale #SecondaGuerraMondiale #Marche #scopertearcheologiche

➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-crU

storiearcheostorie.com/2026/03

Il mosaico erotico trafugato dai nazisti non era di Pompei: la vera origine nelle Marche

S&A

Ne avevamo parlato lo scorso luglio, e ora la sua storia è tornata sulla breccia con una svolta clamorosa. Sì perché il mosaico romano con scena erotica, restituito all’Italia nel 2025 dopo oltre ottant’anni, in realtà non è di Pompei ma marchigiano, e più precisamente dell’area di Folignano.

Il reperto era stato sottratto durante la Seconda guerra mondiale da un capitano della Wehrmacht, l’esercito della Germania nazista, e portato in Germania come bottino personale. La restituzione è avvenuta grazie agli eredi del militare, che hanno deciso di consegnare l’opera allo Stato italiano. Il recupero è stato gestito dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, l’unità specializzata dell’Arma impegnata nella lotta contro il traffico illecito di opere d’arte.

Per approfondire: Un mosaico erotico trafugato durante la guerra torna a casa

https://storiearcheostorie.com/2025/07/15/mosaico-erotico-trafugato-in-germania-durante-la-guerra-torna-a-pompei/

Poiché mancavano informazioni certe sulla provenienza del mosaico, il Ministero della Cultura lo aveva inizialmente assegnato al Parco Archeologico di Pompei, dove era stato consegnato nel luglio 2025. Qui infatti sono noti numerosi mosaici figurati di età romana realizzati con tecniche e motivi simili.

Ma le ricerche successive hanno cambiato completamente la storia dell’opera.

Il mosaico ritrovato

Le analisi archeometriche: un mosaico non vesuviano

Una volta giunto a Pompei, il mosaico è stato sottoposto a studi archeologici e analisi scientifiche condotte in collaborazione con l’Università del Sannio.

Gli studiosi hanno applicato indagini archeometriche, una disciplina che utilizza strumenti della chimica, della mineralogia e della fisica dei materiali per ricostruire l’origine e la tecnica di produzione dei manufatti antichi.

L’analisi delle tessere musive – piccoli cubetti di pietra o pasta vitrea che compongono l’immagine – ha mostrato caratteristiche incompatibili con i mosaici vesuviani. In particolare la composizione mineralogica delle pietre, la dimensione delle tessere e la tecnica di posa del tessellatum rimandavano piuttosto a officine musive attive nell’Italia centrale, probabilmente nel Lazio.

Questi dati hanno suggerito l’esistenza di laboratori specializzati nella produzione di mosaici figurati destinati al commercio su larga scala, capaci di rifornire ville aristocratiche in diverse regioni della penisola.

Il colpo di scena: la provenienza da una villa romana delle Marche

La svolta è arrivata grazie a un incontro quasi fortuito durante la presentazione pubblica del mosaico nel 2025. L’archeologa Giulia D’Angelo, originaria delle Marche e studiosa di archeologia romana, ha riconosciuto elementi che rimandavano a un sito del suo territorio.

Le ricerche archivistiche hanno portato alla vera provenienza del reperto: una villa romana situata a Rocca di Morro, frazione del comune di Folignano, nel territorio della provincia di Ascoli Piceno.

La presenza del mosaico in quell’area era già documentata alla fine del XVIII secolo, segno che il manufatto era noto agli studiosi locali molto prima della sua scomparsa.

Il taccuino ottocentesco che ha confermato l’identificazione

Una prova decisiva è emersa da un documento sorprendente: un taccuino manoscritto del XIX secolo realizzato dal pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli.

Nel quaderno, databile intorno al 1868 e oggi conservato nella Biblioteca Comunale di Ascoli Piceno, compare uno schizzo dettagliato del mosaico accompagnato da annotazioni sul luogo del ritrovamento.

Gabrielli descrive la scena come quella di un uomo che porge una borsa di denaro a una giovane donna seminuda. L’autore interpreta il soggetto come “Il congedo di un’etera”, cioè una cortigiana di alto rango nel mondo greco-romano.

Il pittore annota anche la provenienza dell’opera: un podere appartenente alla famiglia Malaspina a Rocca di Morro. Il disegno ottocentesco coincide perfettamente con il mosaico restituito nel 2025, confermando definitivamente la sua origine marchigiana.

La scena erotica, un “classico” della cultura romana

Le scene erotiche nei mosaici romani non erano affatto rare. Al contrario, facevano parte della decorazione domestica di ville aristocratiche e ambienti di rappresentanza, soprattutto negli spazi dedicati al banchetto o al riposo.

Nel caso di questo mosaico il personaggio maschile è raffigurato mentre offre una borsa di denaro, probabilmente allusione al pagamento, mentre la figura femminile, seminuda, richiama l’iconografia delle eterae, le cortigiane, associate alla seduzione e al mondo del simposio

Queste immagini avevano spesso significati simbolici e culturali complessi, legati ai temi della ricchezza, del piacere e della vita aristocratica nel mondo romano.

Il valore della restituzione

Per il ministro della Cultura Alessandro Giuli, la storia del mosaico dimostra che la tutela del patrimonio non si conclude con il recupero materiale dell’opera.

Il lavoro congiunto tra Carabinieri, archeologi, università e funzionari del Ministero ha permesso di ricostruire la vera storia del reperto e ricollocarlo nel suo contesto originario.

Oggi il mosaico rappresenta non solo un esempio di arte romana, ma anche un frammento di memoria restituito alla collettività.

Nel frattempo, le amministrazioni locali di Folignano e Ascoli Piceno stanno valutando future iniziative di valorizzazione, tra cui possibili mostre o progetti di collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei.

Sul prezioso reperto è stato pubblicato oggi, sull’E-journal di Pompei, un articolo di approfondimento a cura di Giulia D’Angelo (Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Scienze dell’Antichità), Celestino Grifa (Università del Sannio, Dipartimento di Scienze e Tecnologie; SHerIL,Samnium Heritage Innovation Lab.), Simona Boscia, Andrea Lepore, Chiara Germinario, Mariano Mercurio (Dipartimento di Scienze e Tecnologie, Università del Sannio), Gianluca Frija (Università di Ferrara, Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra), Alessandro Russo, Gabriel Zuchtriegel (Parco Archeologico di Pompei). L’articolo è consultabile a questo link.

#archeologiaRomana #Carabinieri #CarabinieriTPC #EJournalDiPompei #Folignano #mosaiciRomani #mosaicoRomano #pompei #RoccaDiMorro #SecondaGuerraMondialeArteRubata #trafficoOpereDArte #villaRomanaMarche
mosaico erotico pompeiUn mosaico antico viene manipolato con cura da operatori, mentre è all'interno di una cassa di legno. Un uomo e una donna sono ritratti nel mosaico.Due persone stanno trasportando un mosaico antico, con attenzione e guanti, verso un supporto verticale.Due uomini in maglietta bianca stanno sollevando un'opera d'arte protetta da una teca, all'interno di un museo.
Neoprogneoprog
2026-02-11
Le Vésuve vu de Pompei
2026-02-10

🏛️ 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗲𝗱 𝗘𝗿𝗰𝗼𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗮 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼 🇮🇹🇨🇳

🏺 Ottantotto reperti del MANN - Museo Archeologico Nazionale di #Napoli sono in mostra al National Museum of China fino a ottobre 2026, in uno dei più importanti progetti di cooperazione culturale tra #Italia e #Cina.

✅ Un percorso che racconta il mondo romano attraverso affreschi, sculture e oggetti di vita quotidiana.
#archeologia #mostre #pompei #ercolano

➡️ Dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-cev

storiearcheostorie.com/2026/02

2026-02-04

🍇 𝗔 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗶𝗹 𝘃𝗶𝗻𝗼 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝗰𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗱𝘂𝗲𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮: 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗴𝗻𝗮 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼

Nel Parco Archeologico nasce una vigna coltivata e vinificata sul posto, per ricostruire la viticoltura romana partendo dai terreni antichi.

@pompeii_parco_archeologico
#Pompei #VinoRomano #VignaArcheologica #Archeologia #ViticolturaAntica

➡️ Link all'articolo completo nel primo commento 👇

storiearcheostorie.com/2026/02

2026-01-28

Découverte de nouveaux graffitis à Pompéi : « Bruits de couloir », un projet international visant à décrypter près de 300 inscriptions sur des murs de la cité antique.
actualites.uqam.ca/2026/decouv
#Pompéi #Italie #archéologie #histoire #art #graffiti #découverte #recherche #étude #UQAM #culture #société

2026-01-21

Les Romains faisaient-ils pipi dans la piscine ? C’est ce que suggère une récente étude (doi.org/10.1073/pnas.2517276122, en accès payant malheureusement) ! Une équipe a analysé les isotopes du carbone et de l’oxygène dans des dépôts du système d’alimentation en eau de Pompéi (puits, citernes, bains, aqueduc…). Pour expliquer les données mesurées dans les thermes républicains, les scientifiques invoquent « l’introduction de carbone organique provenant de l’activité microbienne et de résidus humains (par exemple sueur, sébum, urine, huile de bain) ».
 Plus sérieusement, au-delà de cet aspect qui vaut un petit succès médiatique à l’étude depuis quelques jours, ce travail met en évidence une transition dans l’alimentation en eau de Pompéi. La ville est ainsi passée d’une eau sourdant de roches volcaniques, avec des taux en minéraux pas très sympas pour la santé, à une eau issue de sources karstiques et transportée par aqueduc, beaucoup plus pure – quoique contaminée par le plomb des canalisations… L’outil isotopique démontre ainsi toute sa puissance pour reconstituer les conditions de vie du passé. Pensez-y la prochaine fois que vous détartrez la salle de bain : vos dépôts calcaires feront peut-être le bonheur des archéologues et géochimistes du futur !
#archéologie #géochimie #Italie #Pompéi #eau #Romains

Le caldarium des hommes des thermes républicains de Pompéi.
fb : caldarium des femmes
fp : praefurnium (chauffage)
mc : bassin d’eau chaude
md : tuyau d’évacuation
ma : apodyterium (vestiaire)
CC BY-NC-ND Sürmelihindi et al. (2026).
2026-01-20

Graffiti di gladiatori e amori quotidiani: la vita di Pompei svelata grazie alle tecnologie digitali | IL VIDEO

Elena Percivaldi

Nel quartiere dei teatri di Pompei, in un semplice corridoio di passaggio che collegava l’area teatrale alla via Stabiana, stanno riemergendo frammenti preziosi della vita quotidiana, dei gladiatori ma anche delle persone ordinarie. Non grandi affreschi né architetture monumentali, ma scritture spontanee, incise sugli intonaci: amori dichiarati (e, chissà, magari non corrisposti…), offese, invocazioni agli dei, riferimenti a combattimenti nelle arene. Tracce di un uno spazio pubblico intensamente vissuto, e oggi tornate nuovamente leggibili grazie alle tecnologie digitali applicate all’archeologia.

Veduta d’insieme dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)

Guarda e ascolta l’intervista a Zuchtriegel

Il direttore del Parco Archeologico di Pompei racconta la scoperta dei graffiti dei gladiatori

https://youtu.be/I-9Dhf3vdlU

Un ambiente scavato da oltre due secoli, ma ancora capace di parlare

Il corridoio fu scavato alla fine del XVIII secolo, nel 1794, ed è uno dei luoghi più frequentati dai visitatori del sito. Proprio per questo, non ci si attendevano ulteriori scoperte. Eppure, attraverso nuove metodologie di documentazione, è stato possibile rileggere sistematicamente le pareti, portando a quasi 300 iscrizioni, tra le circa 200 già note e 79 nuove identificazioni.

Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)

Tra i testi emergono storie personali come l’iscrizione “Erato amat…” (“Erato ama”… Chissà chi?), allusioni a relazioni amorose, frasi di scherno, inviti, battute oscene e riferimenti a combattimenti gladiatori, che trasformano il corridoio in una sorta di bacheca collettiva dell’antica Pompei.

Qui e sotto, il graffito in cui si legge “Erato Amat” (©Parco Archeologico Pompei)

Il progetto “Bruits de couloir” e l’archeologia delle scritture informali

Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)

Lo studio rientra nel progetto “Bruits de couloir” (Voci di corridoio), ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne) e Marie-Adeline Le Guennec (Université du Québec à Montréal), in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei. Le ricerche, condotte nel 2022 e nel 2025, hanno adottato un approccio multidisciplinare, integrando epigrafia, archeologia, filologia e le cosiddette “digital humanities” (informatica umanistica).

ULTIM’ORA: Nuova scoperta a Fano, ecco i dettagli

https://storiearcheostorie.com/2026/01/19/basilica-vitruvio-fano-scavi/

L’uso di una griglia virtuale ha permesso di analizzare i rapporti spaziali e tematici tra le iscrizioni, restituendo la logica di frequentazione e interazione sociale dello spazio.

Il luogo del ritrovamento (in rosso) (©Parco Archeologico Pompei)

RTI e conservazione digitale: vedere ciò che l’occhio non vede

Fondamentale è stato l’impiego della RTI – Reflectance Transformation Imaging, una tecnica di fotografia computazionale che consente di leggere incisioni impercettibili a occhio nudo, anche su superfici degradate. Questa metodologia non solo consente nuove letture, ma rappresenta uno strumento decisivo per la conservazione digitale di un patrimonio fragile e vulnerabile.

Uno dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)

È in fase di sviluppo una piattaforma 3D che integrerà fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici, offrendo un ambiente digitale per lo studio, l’annotazione e la futura fruizione pubblica delle iscrizioni.

Graffito dei gladiatori (©Parco Archeologico Pompei)

Tecnologia e tutela: il futuro della memoria pompeiana

Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, a Pompei sono note oltre 10.000 iscrizioni, un archivio straordinario della vita vissuta. Per questo è prevista anche la realizzazione di una copertura protettiva del corridoio, destinata a preservare gli intonaci e a consentire una visita integrata, in cui archeologia e tecnologia dialoghino senza mediazioni spettacolari, ma con rigore scientifico.

📘 Fonte della notizia

  • 📄 Comunicato stampa ufficiale del Parco Archeologico di Pompei

    Il nostro articolo è una sintesi divulgativa della fonte scientifica citata.

#archeologia #digitalHumanities #epigrafiaLatina #GabrielZuchtriegel #gladiatori #graffitiAntichi #InEvidenza #notizie #ParcoArcheologicoDiPompei #pompei #RTI #scavi #scaviArcheologici #scoperte #vitaQuotidianaRomana
graffiti pompei gladiatori amoreMurales antichi con strati di colori giallo, rosa e grigio su una parete, con una scala fotogrammetrica sopra.Strada stretta in un antico sito archeologico con pareti di pietra e affreschi sbiaditi.graffiti gladiatori Pompei amore
2026-01-20

⚔️ 𝗚𝗿𝗮𝗳𝗳𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗴𝗹𝗮𝗱𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗶 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗶 ♥️: 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗿𝗶𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲 𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗲 𝗱𝗶𝗴𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶

Amori, insulti, gladiatori e devozioni: nel corridoio dei teatri quasi 300 graffiti raccontano la vita quotidiana della città vesuviana

#archeologia #pompei #scoperte #studi #graffiti #amore #gladiatori #anticaRoma

foto: ©pompeii_parco_archeologico

➡️ L’articolo completo su Storie & Archeostorie

storiearcheostorie.com/2026/01

De ArcheoloogDeArcheoloog
2026-01-16

Uit nieuw onderzoek van de universiteit van Mainz blijkt dat de publieke in niet bepaald schoon waren. Dat gold met name in de periode voor 80 v.Chr. toen de stad nog niet rechtstreeks onder Romeins gezag viel, maar ook in de Romeinse tijd waren de baden nog geen toonbeelden van .
vrt.be/vrtnws/nl/2026/01/16/po

2026-01-06

🌿🍽 𝗔 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗲。。。 𝘀𝗶 𝗰𝘂𝗰𝗶𝗻𝗮

Arriva “Convivium: Sapori di Pompeii”, il nuovo format del Parco tra archeologia e sostenibilità.

In scena la "Patella Lucretiana" di Apicio, preparazione a base di cipolla bianca di Pompei: dalla cucina antica alle reinterpretazioni contemporanee.

#Pompei #Convivium #SaporiDiPompeii #Archeologia #CucinaAntica #Apicio #Archeobotanica

➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-bPM

storiearcheostorie.com/2026/01

Lo Sherlock del Fediversofrancal@mastodon.uno
2026-01-04

L'intelligenza artificiale incontra l'archeologia a Pompei

Il progetto #RePAIR finanziato dall'UE utilizza l'intelligenza artificiale e la robotica per ricostruire affreschi frammentati come un gigantesco puzzle. Testato su affreschi della Casa dei Pittori al Lavoro e della Schola Armaturarum, dimostra come la tecnologia possa aiutare gli archeologi a ricostruire il patrimonio culturale.

#Pompei #IA #PatrimonioCulturale #Archeologia #Innovazione #AI

@aitech

gat.to/ans8o

2025-12-18

Pavoni, maschere teatrali e ambienti inediti: nuovi affreschi riaffiorano nella Villa di Poppea a Oplontis | TUTTE LE FOTO E I VIDEO

Elena Percivaldi

Ancora sorprese da Oplontis. L’articolato intervento di scavo e restauro in corso nel sito di Torre Annunziata sta restituendo nuove e sorprendenti informazioni sulla Villa di Poppea, una delle residenze aristocratiche più sontuose dell’area vesuviana. Al centro dell’attenzione è il cosiddetto “salone della Maschera e del Pavone“, ambiente di rappresentanza decorato in II stile pompeiano, da sempre noto per la raffinatezza del suo apparato pittorico.

La villa e le planimetrieStralcio planimetrico area di scavo con i nuovi ambienti; Oplontis villa A area scavo.Stralcio planimetrico area di scavo con ambienti numerati; Oplontis villa A area scavo.Stralcio planimetrico villa A ambienti 13-19 con ipotesi porticato; Oplontis villa A.Stralcio planimetrico giardino S-E ambienti 40-59; Oplontis villa A.

Dallo scavo, avviato di recente, stanno affiorando nuovi lacerti di affresco, con colori straordinariamente vividi: figure di pavoni, maschere sceniche e dettagli ornamentali che ampliano e precisano la lettura iconografica dell’ambiente.

Il cantiere di scavo. Dettaglio sezione Sud con evidenze geoarcheologiche; Oplontis villa A area scavo settore 3.

Nonostante le tracce presenti e gli sforzi interpretativi fatti al tempo dei primi scavi, il reale andamento di questo ambiente e di quelli vicini fino ad oggi conservava molte incertezze che l’attuale intervento di scavo potrà chiarire – spiega il Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel –  oltre a mettere in luce nuove porzioni decorate con straordinari dettagli e colori, di cui già possiamo ammirare qualche anteprima.”

La video intervista a Zuchtriegel

https://youtu.be/aHAdyP2aNH8

Pavoni, maschere e simboli teatrali

Tra le scoperte più significative spicca una pavonessa integra, dipinta in posizione speculare rispetto al pavone maschio già noto sulla stessa parete. Di grande interesse anche i frammenti con una maschera della Commedia Atellana, identificata come Pappus, personaggio grottesco e caricaturale, in contrasto con le maschere tragiche presenti nello stesso salone.

La maschera di Pappus. Dettaglio maschera affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.Dettaglio ambiente 15, affresco in II stile “pavonessa” parete Ovest; Oplontis villa A area scavo settore 2.

Emergono inoltre porzioni di affresco con un tripode dorato inscritto in un oculus, motivo che trova un interessante confronto con un altro tripode, questa volta in bronzo, raffigurato su una parete opposta: un gioco di rimandi simbolici e decorativi che conferma l’altissimo livello culturale del programma figurativo.

Una parte degli affreschi rinvenuti

Giardini, nuovi ambienti e paesaggio antico

Lo scavo ha restituito anche le impronte di alberi, ottenute grazie alla tecnica dei calchi, che documentano un giardino organizzato secondo uno schema ornamentale rigoroso, in dialogo con il porticato meridionale. Le specie arboree potrebbero essere affini a quelle già individuate in passato, come l’olivo, confermando la continuità del progetto paesaggistico.

Calco dell’alberoCalco dell’albero

Di rilievo anche l’individuazione di quattro nuovi ambienti, che portano a oltre cento il numero complessivo dei vani noti, tra cui un ambiente absidato probabilmente collegato al settore termale. Interessante, infine, il riconoscimento di un paleoalveo, formatosi verosimilmente dopo l’eruzione del 1631, che aiuta a comprendere l’evoluzione del paesaggio urbano lungo l’attuale via dei Sepolcri.

Dettaglio tripode parte superiore (coperchio?) affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.Dettaglio facciata Nord colonna 6; Oplontis villa A area scavo settore 3.Dettaglio tripode parte inferiore affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.

Dai restauri emergono cromie intense e nuovi dettagli

Parallelamente allo scavo è in fase avanzata il restauro di due preziosi cubicola, ambienti destinati al riposo, decorati con stucchi, affreschi, volte dipinte e mosaici. Il primo presenta pitture in II stile con architetture illusionistiche e finti marmi; il secondo, in III stile, mostra fondi monocromi e motivi floreali ed era probabilmente in ristrutturazione al momento dell’eruzione.

I colori vividi degli affreschi della Villa di Poppea a Oplontis, riemersi anche grazie ai restauri

Gli interventi stanno restituendo cromie intense, dettagli pittorici e l’uso raffinato di pigmenti come il blu egizio, riportando alla piena leggibilità uno dei complessi decorativi più eleganti di Oplontis.

I risultati delle indagini sono illustrati in un articolo dell’e-journal degli scavi di Pompei, consultabile in Open Access.

La videointervista ad Arianna Spinosa, architetto e funzionaria responsabile del sito di Oplontis

https://youtu.be/Usztjf2ZHbc

Tutte le foto: ©Parco Archeologico Pompei

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Antonio Arcudi, Antonino Russo, Giuseppe Scarpati, Arianna Spinosa, Gabriel Zuchtriegel, Tra maschere e pavoni prime riflessioni sullo scavo del salone della Villa di Poppea ad Oplontis
  • 🏛️ Parco Archeologico di Pompei
  • 📚 E-journal Scavi di Pompei 13 (2025)
  • 🔗 Link all’articolo
#affreschi #archeologia #arteRomana #notizie #Oplontis #pompei #restauri #scavi #scaviArcheologici #Zechtriegel
villa di Poppea Oplontis affreschiPanorama del sito archeologico di Oplontis, con vista su un'area di scavo e restauro, alberi e edifici circostanti.Mappa del sito della Villa di Poppea a Oplontis, mostrando le aree di scavo e restauro.Mappa della Villa di Poppea a Oplontis, con indicazioni sulle aree di scavo e restauro.
2025-12-18

🦚🎭 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗶 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶 𝗮𝗳𝗳𝗿𝗲𝘀𝗰𝗵𝗶 𝗿𝗶𝗮𝗳𝗳𝗶𝗼𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗣𝗼𝗽𝗽𝗲𝗮 𝗮 𝗢𝗽𝗹𝗼𝗻𝘁𝗶𝘀 ❗

Pavoni, maschere teatrali e giardini tornano visibili grazie agli scavi in corso nella raffinata villa di età imperiale

@pompeii_parco_archeologico

#Oplontis #VillaDiPoppea #Affreschi #Archeologia #Pompei #Restauro #ArteRomana

➡️ Dettagli e foto su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-bCT

storiearcheostorie.com/2025/12

Client Info

Server: https://mastodon.social
Version: 2025.07
Repository: https://github.com/cyevgeniy/lmst