Spettacolare scoperta a Nicea, in Turchia: in una tomba del III secolo lo straordinario affresco di Gesù “Buon Pastore”, il più antico dell’Anatolia
Elena Percivaldi
Splendida scoperta in Turchia. Nella necropoli di Hisardere, presso l’antica Nicea – l’odierna Iznik, nella provincia di Bursa – gli archeologi hanno portato alla luce una tomba a camera sotterranea decorata con uno dei cicli pittorici paleocristiani più significativi mai rinvenuti in Anatolia. Al centro compare una scena che raffigura Gesù come Buon Pastore: l’unica ad oggi attestata in tutta la regione.
L’affresco rappresenta un giovane imberbe, vestito con una semplice tunica, che porta sulle spalle una capra di montagna, affiancato simmetricamente da altre due coppie di animali simili. Sullo fondo appare una vegetazione rigogliosa, resa straordinariamente vivace dai toni accesi e intensi del rosso e del verde, una tavolozza che richiama chiaramente la tradizione pittorica romana.
Una straordinaria tomba dipinta
A differenza di altre sepolture affrescate già note nell’area di Iznik, questa tomba si distingue per un elemento cruciale: la presenza della figura umana, assente nella maggior parte dei cicli pittorici di ambito funerario conosciuti nella regione.
La scena affrescata del Buon Pastore (foto: ©arkeolojihaber)La struttura della tomba, orientata lungo un asse nord-sud, presenta lungo la parete settentrionale una banchina funeraria rivestita da lastre quadrate in terracotta, destinata alla deposizione del defunto. Al di sopra di essa, in posizione centrale, domina appunto la scena il Buon Pastore, carica di valore simbolico. Le pitture ricoprono tre pareti su quattro oltre al soffitto, creando un ambiente di straordinaria suggestione.
Il Buon Pastore, guida in un momento difficile
Prima che la croce si affermasse come il simbolo universale del cristianesimo, era l’immagine del Buon Pastore – insieme ad altre, tra cui la colomba, il pesce e l’orante – a caratterizzare iconograficamente la nuova fede. Sebbene le sue radici fossero pagane – il Kriophoros (portatore di ariete) nel mondo greco era associato a Hermes – , la figura passò sincretisticamente al nuovo credo come richiamo esplicito a quanto affermato dallo stesso Gesù Cristo: “Io sono il buon pastore” (Gv 10,11), ossia colui che guida, nutre, protegge e offre la vita per le proprie “pecore”, i fedeli. L’allusione non era certo causale, soprattutto in un periodo come il III secolo d.C., profondamente segnato dalle persecuzioni.
Nei primi secoli di diffusione del cristianesimo, quando il culto era ancora clandestino, l’immagine di Gesù come Buon Pastore conobbe un enorme successo proprio perché caratterizzata da una certa “ambiguità”: la ritroviamo nelle Catacombe di Priscilla e Domitilla a Roma, così come nella celebre statuetta marmorea conservata nei Musei Vaticani o in tanti sarcofagi, spesso accostata a immagini di sapore ancora “pagano”. Dopo l’editto di Milano (313), il tema iconografico assume progressivamente e in via definitiva i suoi tratti cristiani e tale lo ritroviamo nelle chiese e nelle basiliche: basti pensare al mausoleo di Galla Placidia a Ravenna (V secolo).
Lo stile dell’affresco di Hisardere sembra trovare precisi confronti con analoghi esempi presenti nelle catacombe romane; tuttavia secondo l’archeologa Gülsen Kutbay si tratterebbe di un caso unico in Anatolia, non solo per il soggetto in sé, ma anche per l’eccezionale stato di conservazione della pittura.
Particolare dell’affresco (foto: ©arkeolojihaber)Un contesto funerario complesso
Oltre alla scena del Buon Pastore, le pareti e il soffitto della tomba presentano motivi vegetali, uccelli e ritratti di uomini e donne di rango elevato, accompagnati da servitori. Secondo Eren Erten Ertem, archeologo del Museo di Iznik, il ciclo pittorico è un’eloquente testimonianza della fase di transizione dal tardo paganesimo al primo cristianesimo, in cui il defunto viene accompagnato nell’aldilà da immagini positive e rassicuranti.
Lo scavo ha restituito anche i resti scheletrici di cinque individui, tra cui due giovani adulti e un neonato di circa sei mesi: probabilmente si trattava di una tomba di famiglia.
Nicea e le origini del cristianesimo
La scoperta della tomba affrescata del Buon Pastore acquista ulteriore significato se consideriamo il contesto storico-politico del tempo. Non dobbiamo infatti dimenticare che Nicea fu la sede, nel 325 d.C., del primo concilio ecumenico cristiano, convocato dall’imperatore Costantino per risolvere la controversia sull’arianesimo, che negava la piena divinità di Gesù. I padri conciliari decretarono il dogma dell‘homooùsion (consustanzialità), stabilendo cioè che il Padre e il Figlio sono della stessa sostanza e sono co-eterni. Un principio presente ancora oggi nel Credo, formula di fede che si originò proprio a Nicea e sarà perfezionata nel successivo concilio di Costantinopoli (381).
L’affresco rafforza dunque il ruolo dell’Anatolia come centro di elaborazione e irradiamento, accanto ad altri luoghi fondamentali come Tarso ed Efeso, della cultura cristiana.
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