#scaviarcheologici

2026-01-01

Spettacolare scoperta a Nicea, in Turchia: in una tomba del III secolo lo straordinario affresco di Gesù “Buon Pastore”, il più antico dell’Anatolia

Elena Percivaldi

Splendida scoperta in Turchia. Nella necropoli di Hisardere, presso l’antica Nicea – l’odierna Iznik, nella provincia di Bursa – gli archeologi hanno portato alla luce una tomba a camera sotterranea decorata con uno dei cicli pittorici paleocristiani più significativi mai rinvenuti in Anatolia. Al centro compare una scena che raffigura Gesù come Buon Pastore: l’unica ad oggi attestata in tutta la regione.

L’affresco rappresenta un giovane imberbe, vestito con una semplice tunica, che porta sulle spalle una capra di montagna, affiancato simmetricamente da altre due coppie di animali simili. Sullo fondo appare una vegetazione rigogliosa, resa straordinariamente vivace dai toni accesi e intensi del rosso e del verde, una tavolozza che richiama chiaramente la tradizione pittorica romana.

Una straordinaria tomba dipinta

A differenza di altre sepolture affrescate già note nell’area di Iznik, questa tomba si distingue per un elemento cruciale: la presenza della figura umana, assente nella maggior parte dei cicli pittorici di ambito funerario conosciuti nella regione.

La scena affrescata del Buon Pastore (foto: ©arkeolojihaber)

La struttura della tomba, orientata lungo un asse nord-sud, presenta lungo la parete settentrionale una banchina funeraria rivestita da lastre quadrate in terracotta, destinata alla deposizione del defunto. Al di sopra di essa, in posizione centrale, domina appunto la scena il Buon Pastore, carica di valore simbolico. Le pitture ricoprono tre pareti su quattro oltre al soffitto, creando un ambiente di straordinaria suggestione.

Il Buon Pastore, guida in un momento difficile

Prima che la croce si affermasse come il simbolo universale del cristianesimo, era l’immagine del Buon Pastore – insieme ad altre, tra cui la colomba, il pesce e l’orante – a caratterizzare iconograficamente la nuova fede. Sebbene le sue radici fossero pagane – il Kriophoros (portatore di ariete) nel mondo greco era associato a Hermes – , la figura passò sincretisticamente al nuovo credo come richiamo esplicito a quanto affermato dallo stesso Gesù Cristo: “Io sono il buon pastore” (Gv 10,11), ossia colui che guida, nutre, protegge e offre la vita per le proprie “pecore”, i fedeli. L’allusione non era certo causale, soprattutto in un periodo come il III secolo d.C., profondamente segnato dalle persecuzioni.

Nei primi secoli di diffusione del cristianesimo, quando il culto era ancora clandestino, l’immagine di Gesù come Buon Pastore conobbe un enorme successo proprio perché caratterizzata da una certa “ambiguità”: la ritroviamo nelle Catacombe di Priscilla e Domitilla a Roma, così come nella celebre statuetta marmorea conservata nei Musei Vaticani o in tanti sarcofagi, spesso accostata a immagini di sapore ancora “pagano”. Dopo l’editto di Milano (313), il tema iconografico assume progressivamente e in via definitiva i suoi tratti cristiani e tale lo ritroviamo nelle chiese e nelle basiliche: basti pensare al mausoleo di Galla Placidia a Ravenna (V secolo).

Lo stile dell’affresco di Hisardere sembra trovare precisi confronti con analoghi esempi presenti nelle catacombe romane; tuttavia secondo l’archeologa Gülsen Kutbay si tratterebbe di un caso unico in Anatolia, non solo per il soggetto in sé, ma anche per l’eccezionale stato di conservazione della pittura.

Particolare dell’affresco (foto: ©arkeolojihaber)

Un contesto funerario complesso

Oltre alla scena del Buon Pastore, le pareti e il soffitto della tomba presentano motivi vegetali, uccelli e ritratti di uomini e donne di rango elevato, accompagnati da servitori. Secondo Eren Erten Ertem, archeologo del Museo di Iznik, il ciclo pittorico è un’eloquente testimonianza della fase di transizione dal tardo paganesimo al primo cristianesimo, in cui il defunto viene accompagnato nell’aldilà da immagini positive e rassicuranti.

Lo scavo ha restituito anche i resti scheletrici di cinque individui, tra cui due giovani adulti e un neonato di circa sei mesi: probabilmente si trattava di una tomba di famiglia.

Nicea e le origini del cristianesimo

La scoperta della tomba affrescata del Buon Pastore acquista ulteriore significato se consideriamo il contesto storico-politico del tempo. Non dobbiamo infatti dimenticare che Nicea fu la sede, nel 325 d.C., del primo concilio ecumenico cristiano, convocato dall’imperatore Costantino per risolvere la controversia sull’arianesimo, che negava la piena divinità di Gesù. I padri conciliari decretarono il dogma dell‘homooùsion (consustanzialità), stabilendo cioè che il Padre e il Figlio sono della stessa sostanza e sono co-eterni. Un principio presente ancora oggi nel Credo, formula di fede che si originò proprio a Nicea e sarà perfezionata nel successivo concilio di Costantinopoli (381).

L’affresco rafforza dunque il ruolo dell’Anatolia come centro di elaborazione e irradiamento, accanto ad altri luoghi fondamentali come Tarso ed Efeso, della cultura cristiana.

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Affresco all'interno di una tomba a camera sotterranea nella necropoli di Hisardere, rappresentante Gesù come Buon Pastore, circondato da capre e vegetazione luminosa.Affresco del Buon Pastore in una tomba sotterranea, rappresenta un giovane con una capra sulle spalle, circondato da piante lussureggianti e animali, in uno stile simile a quello delle catacombe romane.
2025-12-31

🏛️ Nuove scoperte a Cipro: il sito di Palaipaphos racconta la sua storia

✅ Torri monumentali, mura ciclopiche e scale fortificate emergono dagli scavi 2025 a Kouklia: un’acropoli straordinariamente conservata documentano l’organizzazione urbana e difensiva del regno di Paphos tra V e IV secolo a.C.

foto: ©Department of Antiquities Cyprus
#Archeologia #Cipro #Palaipaphos #ScaviArcheologici #Mediterraneo

➡️ L’articolo completo su Storie & Archeostorie:…

storiearcheostorie.com/2025/12

2025-12-18

Pavoni, maschere teatrali e ambienti inediti: nuovi affreschi riaffiorano nella Villa di Poppea a Oplontis | TUTTE LE FOTO E I VIDEO

Elena Percivaldi

Ancora sorprese da Oplontis. L’articolato intervento di scavo e restauro in corso nel sito di Torre Annunziata sta restituendo nuove e sorprendenti informazioni sulla Villa di Poppea, una delle residenze aristocratiche più sontuose dell’area vesuviana. Al centro dell’attenzione è il cosiddetto “salone della Maschera e del Pavone“, ambiente di rappresentanza decorato in II stile pompeiano, da sempre noto per la raffinatezza del suo apparato pittorico.

La villa e le planimetrieStralcio planimetrico area di scavo con i nuovi ambienti; Oplontis villa A area scavo.Stralcio planimetrico area di scavo con ambienti numerati; Oplontis villa A area scavo.Stralcio planimetrico villa A ambienti 13-19 con ipotesi porticato; Oplontis villa A.Stralcio planimetrico giardino S-E ambienti 40-59; Oplontis villa A.

Dallo scavo, avviato di recente, stanno affiorando nuovi lacerti di affresco, con colori straordinariamente vividi: figure di pavoni, maschere sceniche e dettagli ornamentali che ampliano e precisano la lettura iconografica dell’ambiente.

Il cantiere di scavo. Dettaglio sezione Sud con evidenze geoarcheologiche; Oplontis villa A area scavo settore 3.

Nonostante le tracce presenti e gli sforzi interpretativi fatti al tempo dei primi scavi, il reale andamento di questo ambiente e di quelli vicini fino ad oggi conservava molte incertezze che l’attuale intervento di scavo potrà chiarire – spiega il Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel –  oltre a mettere in luce nuove porzioni decorate con straordinari dettagli e colori, di cui già possiamo ammirare qualche anteprima.”

La video intervista a Zuchtriegel

https://youtu.be/aHAdyP2aNH8

Pavoni, maschere e simboli teatrali

Tra le scoperte più significative spicca una pavonessa integra, dipinta in posizione speculare rispetto al pavone maschio già noto sulla stessa parete. Di grande interesse anche i frammenti con una maschera della Commedia Atellana, identificata come Pappus, personaggio grottesco e caricaturale, in contrasto con le maschere tragiche presenti nello stesso salone.

La maschera di Pappus. Dettaglio maschera affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.Dettaglio ambiente 15, affresco in II stile “pavonessa” parete Ovest; Oplontis villa A area scavo settore 2.

Emergono inoltre porzioni di affresco con un tripode dorato inscritto in un oculus, motivo che trova un interessante confronto con un altro tripode, questa volta in bronzo, raffigurato su una parete opposta: un gioco di rimandi simbolici e decorativi che conferma l’altissimo livello culturale del programma figurativo.

Una parte degli affreschi rinvenuti

Giardini, nuovi ambienti e paesaggio antico

Lo scavo ha restituito anche le impronte di alberi, ottenute grazie alla tecnica dei calchi, che documentano un giardino organizzato secondo uno schema ornamentale rigoroso, in dialogo con il porticato meridionale. Le specie arboree potrebbero essere affini a quelle già individuate in passato, come l’olivo, confermando la continuità del progetto paesaggistico.

Calco dell’alberoCalco dell’albero

Di rilievo anche l’individuazione di quattro nuovi ambienti, che portano a oltre cento il numero complessivo dei vani noti, tra cui un ambiente absidato probabilmente collegato al settore termale. Interessante, infine, il riconoscimento di un paleoalveo, formatosi verosimilmente dopo l’eruzione del 1631, che aiuta a comprendere l’evoluzione del paesaggio urbano lungo l’attuale via dei Sepolcri.

Dettaglio tripode parte superiore (coperchio?) affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.Dettaglio facciata Nord colonna 6; Oplontis villa A area scavo settore 3.Dettaglio tripode parte inferiore affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.

Dai restauri emergono cromie intense e nuovi dettagli

Parallelamente allo scavo è in fase avanzata il restauro di due preziosi cubicola, ambienti destinati al riposo, decorati con stucchi, affreschi, volte dipinte e mosaici. Il primo presenta pitture in II stile con architetture illusionistiche e finti marmi; il secondo, in III stile, mostra fondi monocromi e motivi floreali ed era probabilmente in ristrutturazione al momento dell’eruzione.

I colori vividi degli affreschi della Villa di Poppea a Oplontis, riemersi anche grazie ai restauri

Gli interventi stanno restituendo cromie intense, dettagli pittorici e l’uso raffinato di pigmenti come il blu egizio, riportando alla piena leggibilità uno dei complessi decorativi più eleganti di Oplontis.

I risultati delle indagini sono illustrati in un articolo dell’e-journal degli scavi di Pompei, consultabile in Open Access.

La videointervista ad Arianna Spinosa, architetto e funzionaria responsabile del sito di Oplontis

https://youtu.be/Usztjf2ZHbc

Tutte le foto: ©Parco Archeologico Pompei

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Antonio Arcudi, Antonino Russo, Giuseppe Scarpati, Arianna Spinosa, Gabriel Zuchtriegel, Tra maschere e pavoni prime riflessioni sullo scavo del salone della Villa di Poppea ad Oplontis
  • 🏛️ Parco Archeologico di Pompei
  • 📚 E-journal Scavi di Pompei 13 (2025)
  • 🔗 Link all’articolo
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villa di Poppea Oplontis affreschiPanorama del sito archeologico di Oplontis, con vista su un'area di scavo e restauro, alberi e edifici circostanti.Mappa del sito della Villa di Poppea a Oplontis, mostrando le aree di scavo e restauro.Mappa della Villa di Poppea a Oplontis, con indicazioni sulle aree di scavo e restauro.
2025-12-13

🏛️ 𝗥𝗶𝗻𝗮𝘀𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗡𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶𝗼 𝗣𝗼𝗽𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗙𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗮 𝗕𝗼𝘀𝗰𝗼𝗿𝗲𝗮𝗹𝗲

⚒️ Nuovi scavi svelano ambienti monumentali, mosaici inediti e un peristilio mai documentato. Un tassello fondamentale per comprendere la vita nell’agro pompeiano, tra tutela, ricerca e indagini contro gli scavi clandestini.

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storiearcheostorie.com/2025/12

2025-12-12

🔥 𝗔 𝗚𝗲𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲 𝘂𝗻 𝗿𝗲𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼: 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗶𝗹𝗼 𝗱𝗮 𝗰𝗲𝗿𝗮𝗺𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝗼𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗩 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗮。𝗖。❟ 𝗶𝗻𝘁𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝗶𝗮𝗰𝗶

⚒️ Un piccolo capolavoro che racconta culti e vita quotidiana della Sicilia greca.

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storiearcheostorie.com/2025/12

2025-12-05

🏛️ 𝗗𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗿𝗶𝗮𝗹𝗶 al ✝️
𝗯𝗮𝘁𝘁𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗽𝗮𝗹𝗲𝗼𝗰𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗮𝗻𝗼

✨ Alla Villa di Sette Bassi emergono nuove testimonianze della trasformazione del suburbio romano tra II e V secolo d.C.

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foto: ©
Parco Archeologico dell'Appia Antica @archeoappia

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storiearcheostorie.com/2025/12

2025-11-28

Grecia, ecco la “Signora dal diadema capovolto”: nuove tombe del VII secolo a.C. con straordinari corredi riemergono in Beozia

Elena Percivaldi

Una vasta ricognizione archeologica preventiva condotta dalla Eforia delle Antichità di Ftiotide ed Evritania ha messo in luce, nei pressi del sito di “Spitia–Katavothra”, in Beozia (Grecia), un complesso funerario di età arcaica e classica e i resti di un piccolo insediamento fortificato coevo presso le rive del lago Copaide. L’area si trova circa sei chilometri a nord dell’antica Acrefia e del celebre Santuario di Apollo Ptoo citato da Erodoto (Storie, VIII, 135, 1).

(©Ministero della Cultura della Grecia)

La ricerca, diretta da Maria Papageorgiou con il coordinamento della soprintendente Efthymia Karantzali, rientra nelle indagini connesse alla realizzazione di un grande parco fotovoltaico della società METKA ATE. Come previsto dalla legislazione greca, la costruzione ha attivato un protocollo di tutela che si è rivelato decisivo: il progetto industriale ha infatti finanziato quasi integralmente lo scavo, consentendo un intervento capillare su un territorio ancora poco esplorato.

La necropoli: tombe a inumazione, cremazioni e corredi di prestigio

Finora sono state indagate quaranta sepolture, disposte in piccoli raggruppamenti. Si tratta di tombe a inumazione, cremazioni e sepolture con copertura in tegole, tipologie pienamente coerenti con l’evoluzione funeraria della Beozia tra VII e V secolo a.C.

Tomba della “Signora del Diadema capovolto” (©Ministero della Cultura della Grecia)

Il quadro che emerge dai ritrovamenti è quello di una comunità rurale prospera, probabilmente formata da proprietari terrieri commercialmente e culturalmente legati all’Acrefia arcaica. I ricchi corredi, composti da vasellame dipinto, oggetti in bronzo, osso e avorio, ambra e ornamenti metallici, confermano l’alto livello economico e sociale della comunità.

Corredo della Signora (©Ministero della Cultura della Grecia)

La “Signora”: il potere delle donne

La scoperta più eclatante è la tomba della cosiddetta “Signora dal diadema capovolto”, una sepoltura del secondo quarto del VII secolo a.C. appartenente a una giovane donna tra i 20 e i 30 anni. Il suo corpo era deposto in una fossa insieme a un eccezionale diadema bronzeo costituito da una larga lamina decorata con la tecnica a sbalzo, ornata da leoni affrontati e culminante in un grande rosetta solare al centro della fronte.

La decorazione con leoni del diadema (©Ministero della Cultura della Grecia)

In un gesto simbolico di grande forza, il diadema era stato collocato rovesciato, con i leoni in posizione capovolta. Un’inversione che, nelle letture antropologiche moderne, rievoca il tema della sospensione o della perdita del potere, della fine dell’autorità o della caduta del rango. Nella Grecia del VII secolo a.C., in una fase segnata dalla crisi della monarchia gentilizia e dall’ascesa delle aristocrazie locali, questo gesto rituale potrebbe aver voluto significare un cambiamento drastico avvenuto a livello dinastico o comunitario.

La kylix: al centro sono raffigurati dei galli 𝗚𝗿𝗲𝗰𝗶𝗮❟ 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝗕𝗲𝗼𝘇𝗶𝗮 𝗹𝗮 𝘁𝗼𝗺𝗯𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 “𝗦𝗶𝗴𝗻𝗼𝗿𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗱𝗶𝗮𝗱𝗲𝗺𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗼𝘃𝗼𝗹𝘁𝗼”

La defunta era accompagnata da un corredo composto da numerosi monili in bronzo, due grandi fibule decorate con cavalli stilizzati, un grande pendente, elementi in ambra, avorio e osso, bracciali e anelli spiraliformi.

Una delle spettacolari fibule di bronzo (©Ministero della Cultura della Grecia)

A poca distanza è stata individuata anche la sepoltura di una bambina di circa quattro anni, anch’essa deposta con un piccolo diadema ornato da rosette. La ricchezza del corredo suggerisce un possibile legame familiare con la “Signora”.

Il cranio con il diadema della bambina (©Ministero della Cultura della Grecia)

Altri reperti di rilievo

Tra le altre tombe rinvenute, spicca quella di una donna del VI secolo a.C., deposta con una kylix “tipo Siana” decorata con figure di galli, e una oinochoe (vaso per vino) trilobata con figure mitologiche e con il dio Hermes rappresentato come psicopompo (guida e accompagnatore delle anime). Preziosi frammenti di coppe a vernice nera, recipienti bronzei e ceramiche di produzione acrefia completano il quadro.

L’oinochoe trilobata (©Ministero della Cultura della Grecia)

Fonte: Ministero della Cultura della Grecia

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signora dal diadema rovesciato beoziaScavo archeologico di una sepoltura contenente scheletro umano e oggetti funerari in un contesto di necropoli antica.Reperti archeologici in metallo e ceramica, tra cui un anfora, frammenti decorativi e altri oggetti, disposti su un fondo bianco con un righello per scala.
2025-11-21

Egitto | L’antica Tani svela nuovi segreti: scoperti 225 ushabti di Sheshonq III. Risolto il mistero del sarcofago reale?

Elena Percivaldi

La regione di San el-Hagar (Tani), nel Delta orientale, continua a riservare sorprese sui faraoni dell’antico Egitto. La missione francese, diretta da Frédéric Payraud della Sorbona in collaborazione con il Consiglio Supremo delle Antichità d’Egitto, ha annunciato una scoperta che potrebbe riscrivere parte della storia della XXII dinastia.

foto ©Ministry of Tourism and Antiquities

Durante le operazioni di pulizia della camera settentrionale della tomba di Osorkon II (… – 850 a.C.), gli archeologi hanno rinvenuto 225 ushabti – le statuette che sostituivano i defunti nell’Aldilà – perfettamente conservati e attribuiti a Sheshonq III (… – 798 a.C. ?), uno dei faraoni più influenti della dinastia libica, noto per importanti interventi architettonici proprio nella capitale Tani.

Ushabti in situ e un sarcofago rimasto senza nome

Le piccole statue funerarie sono state trovate nel loro contesto originale, immerse in strati di limo e disposte accanto a un sarcofago di granito non decorato, il cui proprietario non era stato mai identificato. Ora però, grazie a questi nuovi ritrovamenti, sembra possibile attribuire il sarcofago proprio a Sheshonq III, risolvendo un mistero durato decenni.

Gli ushabti di Tani (foto ©Ministry of Tourism and Antiquities)

Il ritrovamento è stato definito dal segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Mohamed Ismail Khaled, come “la scoperta più significativa, nelle tombe reali di Tani, dal 1946”, quando appunto nel sito furono scoperti alcuni importanti tesori.

L’enigma della sepoltura

Re Sheshonq III riposa davvero nella tomba di Osorkon II?

Gli ushabti al momento del ritrovamento (foto ©Ministry of Tourism and Antiquities)

La scoperta riapre il dibattito sulle pratiche funerarie della Terzo Periodo Intermedio (dal 1070 a.C. al 656 a.C.). Non è ancora chiaro se il re Sheshonq III fosse realmente sepolto nella tomba di Osorkon II o se le sue statuette funerarie e il suo sarcofago siano stati trasferiti lì in un secondo momento, forse per metterli al riparo da eventuali saccheggi.

Per gli studiosi la presenza degli ushabti associati al sarcofago di granito indica che le vicende relative alla deposizione sono più complesse di quanto finora immaginato.

foto ©Ministry of Tourism and Antiquities

Nuove iscrizioni e un grande progetto di tutela

Oltre agli ushabti, la missione ha identificato nella stessa camera alcune incisioni inedite, preziose per comprendere evoluzione e riuso delle tombe reali.

Secondo Mohamed Abdel-Badii, capo del settore Antichità egiziane del Consiglio supremo delle Antichità, queste nuove testimonianze permetteranno di ricostruire modalità e trasformazioni del culto funerario tra la XXII e la XXIII dinastia.

foto: ©Ministry of Tourism and Antiquities

Il sito è oggetto di un progetto di tutela e conservazione che prevede l’installazione di una nuova copertura protettiva, interventi di desalazione, pulizia e consolidamento delle strutture architettoniche.

Il direttore della missione, Frédéric Payraud, ha sottolineato che la prossima fase sarà dedicata allo studio dettagliato delle nuove iscrizioni e alla prosecuzione delle operazioni di riassetto, che potrebbero rivelare ulteriori elementi sulla “misteriosa” deposizione di Sheshonq III.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities

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ushabtiGruppo di archeologi che camminano tra obelischi e rovine nel sito di San el-Hagar, Egitto, con cielo nuvoloso sullo sfondo.Ushabti, statuette funerarie, disposte in un contesto archeologico, rinvenute nella tomba di Osorkon II, Egitto.Un gruppo di archeologi e studiosi discute presso un sito archeologico nel Delta orientale dell'Egitto, con rovine antiche visibili sullo sfondo e un cielo parzialmente nuvoloso.
2025-11-20

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storiearcheostorie.com/2025/11

2025-11-17

🏛️❓ Un monumentale (ed enigmatico) tumulo romano riaffiora in Baviera: perché al suo interno non c'è una tomba?

🌟 La scoperta, avvenuta a Wolkertshofen, apre nuove prospettive sulla presenza romana in Germania e sui rapporti con le locali popolazioni celto-germaniche.

#archeologia #archeologiaromana #Baviera #Raetia #scaviarcheologici #Germania #BLfD

Foto: ©Archäologiebüro Dr. Woidich GmbH / BLfD

➡️ Articolo completo su Storie Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-b6N

storiearcheostorie.com/2025/11

2025-11-17

Germania | Un monumentale tumulo romano riaffiora in Baviera: ma perché al suo interno non c’è una tomba?

Elena Percivaldi

Un cerchio di pietra perfetto, di 12 metri di diametro e con una piccola struttura quadrata addossata al margine sud. È questa la sorprendente scoperta effettuata dagli archeologi nei pressi di Wolkertshofen, villaggio appartenente al comune di Nassenfels, nell’Altopiano dell’Altmühltal in Baviera. Secondo gli esperti, si tratta del basamento di un tumulo funerario romano, ma c’è un mistero: all’interno non è stata trovata nessuna sepoltura. Nessun resto umano, né corredo.

L’enigmatico ritrovamento è avvenuto durante i lavori per la realizzazione di un bacino di raccolta delle acque piovane avviati nell’autunno 2024. La zona, ricca di testimonianze archeologiche che datano dalla Preistoria al Medioevo, si trova lungo la via di comunicazione romana che collegava Nassenfels all’Altmühltal.

Cerchio di pietre di Wolkertshofen, vista dall’alto, foto: Archäologiebüro Dr. Woidich GmbH

Un tumulo raro per la provincia della Raetia

Gli archeologi ritengono che la struttura sia il basamento di un grande tumulo in pietra (Steinkreis) di circa dodici metri di diametro. Fu costruita con cura e con pietre lavorate a regola d’arte: tutte caratteristiche che rimandano ai modelli architettonici tipici dei monumenti funerari romani. A sud si trova un piccolo vano quadrato di circa 2×2 metri, probabilmente il basamento di una stele commemorativa o di una statua.

Secondo il BLfD, il Bayerisches Landesamt für Denkmalpflege, tumuli di questa tipologia sono estremamente rari nella provincia romana di Raetia, che comprendeva l’odierna Baviera, parte della Svizzera e del Tirolo.

«Non ci aspettavamo un monumento funerario di tali dimensioni e qualità in questa zona. È un elemento di prestigio, pensato per essere visto da lontano», ha spiegato Mathias Pfeil, conservatore generale del BLfD. «La sua posizione lungo una strada romana sottolinea il ruolo commemorativo e sociale del monumento».

La struttura quadrata di due metri per due addossata al cerchio di pietre. Foto: Archäologiebüro Dr. Woidich GmbH

Tradizioni mediterranee e memoria delle tombe protostoriche

Le sepolture a tumulo erano piuttosto diffuse in Italia e nel Mediterraneo sin dall’epoca preromana e sono attestate anche in età repubblicana e augustea. Dall’I secolo d.C., si diffusero parzialmente anche nelle province nord-occidentali, spesso sovrapponendosi a tradizioni funerarie locali precedenti.

In Germania meridionale i grandi tumuli erano già presenti nell’età del Bronzo e nella prima età del Ferro: basti pensare all’imponente tomba del principe celtico di Hochdorf (prima metà del VI secolo a.C.), scoperta nel 1977 a Hochdorf an der Enz, nel Baden-Württemberg, dotata di un eccezionale corredo, o agli oltre 50 tumuli di Heuneburg, solo in parte scavati, alcuni dei quali datati al periodo Hallstatt (ma probabilmente afferenti al periodo La Tène).

Gli studiosi ipotizzano che i Romani, costruendo monumenti come quello di Wolkertshofen, si rifacessero consapevolmente a un linguaggio funerario già molto ben radicato nella memoria del territorio, combinando in tal modo forme architettoniche di derivazione mediterranea con la locale eredità culturale celto-germanica.

Il mistero della tomba vuota: un possibile cenotafio?

Il dettaglio più sorprendente è che, all’interno della struttura, non sono stati trovati resti umani né corredi funerari. L’ipotesi è quindi che il monumento possa essere un cenotafio, un “sepolcro vuoto” eretto per commemorare un defunto sepolto altrove.

A favore di questa idea c’è il fatto che il tumulo sorgeva lungo un’importante arteria romana, una posizione ideale che ne garantiva la visibilità a chiunque transitasse. A chi apparteneva? Con molta probabilità fu eretto da una facoltosa famiglia locale, forse la stessa che possedeva una villa rustica le cui tracce sono riemerse nelle vicinanze.

Una cosa è certa: nell’area, che gravitava intorno ad Augusta Vindelicum (odierna Augsburg), capitale della provincia romana di Raetia, sono attestati diversi monumenti funerari romani. Ma un tumulo di questo tipo, caratterizzato da un cerchio di pietra in muratura (ringmauer) e di notevoli dimensioni, è un unicum senza confronti nella regione.

Nuovi spunti per future ricerche

Il sito di Wolkertshofen, interamente documentato e ora protetto, è quindi di grande interesse. Il suo studio apre molteplici prospettive di ricerca: sulle dinamiche insediative lungo la viabilità romana della regione, ma anche sul rapporto instaurato dalla popolazione “romanizzata” con le preesistenti tradizioni locali nella Raetia tardo-augustea e imperiale

La scoperta offre inoltre nuovi elementi per comprendere come le élite locali — romanizzate o di origine romana — volessero rappresentare se stesse in un territorio situato ai confini dell’Impero, a poche miglia di distanza del limes Reno-danubiano.

Secondo gli archeologi, solo ulteriori analisi del terreno e il confronto con altri tumuli europei potranno aiutare a chiarire meglio la datazione, l’esatta funzione e il contesto culturale del monumento.

Immagine in apertura: Cerchio di pietre di Wolkertshofen, vista dall’alto. Foto: Archäologiebüro Dr. Woidich GmbH.

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tumulo romano bavieraUn gruppo di archeologi sta lavorando su un cerchio di pietre di circa 12 metri di diametro, con una struttura quadrata a sud, in un'area rurale di Wolkertshofen, Baviera.Vista aerea di un cerchio di pietre parzialmente scavato, con resti di pietre disposti su un terreno di terra asciutta.
2025-11-14

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2025-11-14

Milano |  L'archeologia alla Statale: una giornata dedicata alla scoperta del passato 

L’Università degli Studi di Milano dedica, il 17 novembre 2025, una giornata per conoscere da vicino l’archeologia della Statale attraverso la presentazione degli scavi universitari attivi in Italia, Grecia, Egitto, Iraq e Turchia.

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@lastatale_milano_official

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2025-11-13

🏛️ 𝗦𝗮𝗹𝗲𝗿𝗻𝗼 | 𝗥𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗶 𝗮 𝗦𝗮𝗻𝘁’𝗔𝗿𝘀𝗲𝗻𝗶𝗼: 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗗𝗶𝗮𝗻𝗼

Con l’Università Roma Tre e la Soprintendenza, alla ricerca dei villaggi dell’età del Bronzo e delle radici più antiche del territorio

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2025-11-11

Tre monete d’oro riemergono dal mercato di Aquileia tardoantica

Elena Percivaldi

Nuove e straordinarie scoperte arricchiscono la conoscenza dell’antica Aquileia, una delle più importanti città dell’Impero romano. Durante l’ultima campagna di scavo nell’area del Fondo ex Pasqualis, nel settore sud-orientale della città, un’équipe dell’Università di Verona, diretta da Patrizia Basso in collaborazione con Diana Dobreva, ha rinvenuto tre monete d’oro eccezionalmente conservate.

Il gruppo di lavoro 2025 dell’Università di Verona, con la funzionaria della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia-Giulia Serena Di Tonto, il presidente Roberto Corciulo e il direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi.

Coniate dagli imperatori Valente, Magno Massimo e Arcadio, le monete sono databili alla fine del IV secolo d.C. e rappresentano tre nominali differenti, molto rari. Secondo gli studiosi, non si tratta di monete destinate alla circolazione, ma piuttosto di doni imperiali, forse elargiti a dignitari o membri della corte per celebrare occasioni solenni.

Per approfondire

https://storiearcheostorie.com/2023/11/08/scavi-aquileia-dal-mercato-spunta-un-nuovo-complesso-commerciale-unico-nellimpero-per-monumentalita-e-ampiezza-foto-video/

https://storiearcheostorie.com/2020/12/12/scoperte-aquileia-una-piazza-della-citta-racconta-la-socialita-tardoantica/

Un tesoro nascosto nel mercato antico

Le monete sono state rinvenute sotto il piano pavimentale del portico di uno degli edifici del grande complesso commerciale tardoantico, un’area mai indagata prima. Gli archeologi ipotizzano che siano state nascoste in un momento di pericolo e poi mai recuperate.

Una delle tre monete d’oro portate alla luce con gli scavi del 2025: solido di Valente (367-375 d.C.), coniato nella zecca di Costantinopoli.

Il sito, scavato per oltre 800 metri quadrati, ha restituito dati preziosi anche sulla stratigrafia dell’area. Le ricerche hanno infatti chiarito che la zona era frequentata già prima della costruzione del mercato, alla fine del I secolo d.C., e utilizzata come spazio di stoccaggio e approdo fluviale.

Aquileia, città portuale e mercantile

Le indagini hanno portato alla luce decine di anfore riutilizzate per creare sistemi di drenaggio e rinforzo del terreno, indizio della presenza di magazzini e banchine legate a un porto fluviale più esteso di quanto si pensasse. Questi ritrovamenti confermano che anche il settore meridionale della città partecipava pienamente alle attività commerciali che facevano di Aquileia una porta verso il Mediterraneo.

Particolare da drone della fila di anfore pertinenti a una fase di frequentazione precedente al complesso commerciale.

È stata inoltre completata l’esplorazione della strada acciottolata che attraversava il mercato, percorsa quotidianamente da mercanti e carri carichi di merci. I solchi lasciati dalle ruote sono ancora visibili, testimoniando l’intenso traffico che animava l’area.

La strada acciottolata individuata fra due degli edifici del complesso commerciale.

Vita e continuità dopo l’abbandono

Gli scavi hanno rivelato anche tracce di abitazioni e attività produttive successive alla fine del mercato, a dimostrazione che la vita proseguì nell’area anche nei secoli seguenti. Sono emerse inoltre sepolture di inumati prive di corredo, attualmente in fase di datazione al radiocarbonio, che attestano una frequentazione post-romana del sito.

Uno degli inumati portati alla luce sopra i livelli di crollo del complesso commerciale.

Le analisi sui resti di cariossidi di cereali combuste, recuperate tra i crolli del portico, offriranno nuovi dati sull’alimentazione antica e sull’economia agraria di Aquileia.

Un cantiere aperto al pubblico

Durante i tre mesi di lavori, lo scavo è rimasto aperto ai visitatori, che hanno potuto seguire le ricerche grazie alle visite guidate organizzate dagli studenti. Gli open day del 14 giugno e del 27 settembre 2025, promossi dalla Fondazione Aquileia con la Soprintendenza ABAP del Friuli Venezia Giulia, hanno riscosso grande interesse, confermando il valore della divulgazione archeologica partecipata.

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monete aquileia
2025-11-08

Francia | Officine romane, tombe carolingie e mura medievali: a Troyes riaffiorano 15 secoli di storia

Elena Percivaldi

Quindici secoli di storia di Troyes, dal I secolo a.C. al Medioevo, riemergono dal sottosuolo della città francese. Le scoperte sono arrivate in occasione del recente scavo condotto dall’Inrap (Institut national de recherches archéologiques préventives) su un’area di 500 m² in vista di un progetto edilizio al 76-78 di Mail des Charmilles.

Le tracce più antiche risalgono al periodo La Tène, testimoniando la presenza di un insediamento preromano ben organizzato. Un fossato lineare, scavato a cinque metri di profondità e datato al I secolo a.C. tramite analisi al radiocarbonio, rappresenta una delle rare testimonianze di questa fase all’interno del perimetro urbano. Potrebbe trattarsi di un’opera di drenaggio, indizio dei primi tentativi di rendere abitabile un’area soggetta alle esondazioni della Senna: un segnale precoce dell’importanza strategica del sito.

Veduta generale dello scavo durante lo scavo dei livelli di La Tène e del fossato.© Tristan Verschuère, Inrap

Un quartiere artigianale con 9 fornaci

Con la fondazione di Augustobona Tricassium, nome romano di Troyes, l’area divenne parte di un vivace tessuto urbano. Lo scavo ha interessato un isolato adiacente a un decumano e ha restituito quattro fasi di occupazione comprese tra la fine del I secolo a.C. e il III d.C.

Sorprendentemente, la zona sembra aver ospitato un quartiere artigianale specializzato nella metallurgia. In meno di 40 m² sono state individuate ben 9 fornaci, un dato eccezionale che testimonia un’intensa attività produttiva. Tra i reperti figurano scorie di lavorazione e ossa animali, forse usate come ossidanti nei processi di forgiatura. Questi indizi rivelano una comunità di artigiani attiva e dinamica, integrata nella vita economica della città romana.

Fotogrammetria dell’antico isolotto occupato tra il I e ​​il III secolo e delle fosse funerarie carolingie. © Tristan Verschuère, Inrap

Nonostante l’estensione limitata dell’area indagata, i risultati, confrontati con scavi precedenti condotti nel 2018, contribuiranno a delineare un quadro più ampio dell’artigianato urbano di Troyes in età imperiale.

Dalle officine alle tombe: la necropoli carolingia

Dopo secoli di abbandono, l’area tornò a essere frequentata tra il VII e il IX secolo, nel pieno dell’età carolingia. Sopra gli strati dell’antico quartiere romano si sviluppò infatti una necropoli ricca di inumazioni.

Tombe carolingie installate sugli antichi livelli di abbandono. © Nathalie Daviaud, Inrap

Sono state identificate una quarantina di sepolture prive di corredo, semplici ma ordinate, a testimonianza di un luogo di sepoltura comunitario. Un individuo è stato rinvenuto deposto in posizione flessa sul fianco, una caratteristica piuttosto rara per l’epoca.

Sepoltura carolingia: inumato in posizione flessa su un fianco.© Nathalie Daviaud, Inrap

Complessivamente, tra le indagini condotte dal 2018 al 2023, oltre cinquanta tombe carolingie sono state scoperte in questa parte della città, confermando l’esistenza di un vasto cimitero medievale sorto ai margini nord-orientali delle mura urbane.

Il fossato monumentale e le (possibili) mura del XIII secolo

L’ultima fase documentata dallo scavo risale al XIII secolo. A ovest dell’area è stato individuato un grande fossato dalle pareti svasate, probabilmente collegato alla cinta muraria medievale di Troyes.

Sezione trasversale del fossato potenzialmente associato alla cinta muraria di Troyes nel XIII secolo . © Emilie Jouhet, Inrap

Sebbene manchino fonti cartografiche o scritte a conferma, le sue dimensioni e la posizione coincidono con il tracciato noto delle difese cittadine. Non si esclude tuttavia che la struttura fosse in relazione con un antico ramo della Senna, che scorre a pochi metri dal sito.

Un palinsesto urbano di straordinaria continuità

I risultati dello scavo al Mail des Charmilles offrono un’inedita prospettiva sulla continuità di occupazione di Troyes, città che ha saputo reinventarsi nei secoli senza perdere la propria centralità.

Fosso di La Tène risalente al I secolo a.C. © Tristan Verschuère

Dal fossato del I secolo a.C. alle officine romane, dalla necropoli carolingia fino alle fortificazioni medievali, la ricerca dell’Inrap restituisce un racconto complesso e affascinante, dove la storia urbana si intreccia con la memoria materiale di chi ha abitato questo luogo per più di 1500 anni.

Dati e immagini © Inrap / Tristan Verschuère, Nathalie Daviaud, Emilie Jouhet

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Troyes scavi
2025-11-08

🔥 𝗥𝗢𝗠𝗔𝗡𝗜 𝗘 𝗖𝗔𝗥𝗢𝗟𝗜𝗡𝗚𝗜 (𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼) 𝗮 𝗧𝗿𝗼𝘆𝗲𝘀 : 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝟭𝟱 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮!

💀 Gli scavi dell' @INRAP svelano la storia della città francese: spuntano anche le (possibili) mura del XIII secolo.

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Foto: ©INRAP Tristan Verschuère, Nathalie Daviaud, Emilie Jouhet

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2025-11-07

Romani in Alto Adige: ritrovato a Egna un edificio con fucina, era lungo l’antica Via Claudia Augusta

Elena Percivaldi

Nuova scoperta in Alto Adige: a Egna, in via Bolzano, gli archeologi dell’Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza provinciale ai Beni culturali, insieme alla ditta specializzata SRA, hanno portato alla luce un edificio romano databile ai primi secoli dopo Cristo.

L’abitazione, in muratura legata con calce, misura circa 11 metri per 8 e comprende due ambienti distinti. Uno di questi era chiaramente destinato ad attività produttive: lo testimoniano strati ricchi di carbone, una fossa di combustione con scorie e resti carbonizzati e una notevole quantità di piccoli oggetti in ferro, tra cui numerosi chiodi ancora in fase di restauro. Tutti questi indizi indicano che l’edificio ospitava una fucina, cioè un’officina per la lavorazione dei metalli.

Anfora nel luogo del ritrovamento (Foto: USP/Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza provinciale ai Beni culturali)

Tra i reperti rinvenuti figurano anche tegole con bollo “AURESIS”, cinque monete e frammenti di ceramica, vetro e anfore, che permettono di collocare il complesso nei primi secoli dell’Impero romano.

Egna romana: tra la Mansio Endidae e la Via Claudia Augusta

Il sito si trova in posizione strategica, poco sopra via Bolzano, sul versante opposto rispetto al luogo in cui, alcuni anni fa, era stata scoperta la stazione stradale “Mansio Endidae”. Quest’ultima sorgeva lungo la Via Claudia Augusta, arteria imperiale che collegava il nord Italia alla provincia della Rezia, fino ad Augusta Vindelicum (l’attuale Augsburg, in Germania).

Egna: una delle cinque monete rinvenute, una moneta d’argento dell’imperatore romano Decio (249-251 d.C.). (Foto: USP/Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza provinciale ai Beni culturali)

Negli ultimi anni, nella stessa area, erano già emerse sepolture a cremazione di epoca romana, a testimonianza della continuità insediativa e dell’importanza di Egna come nodo viario e produttivo.

Gli archeologi ipotizzano che l’edificio appena portato alla luce fosse strettamente collegato alla stazione stradale, forse come officina di servizio per viaggiatori e carri lungo la Via Claudia Augusta.

Il ritrovamento conferma ancora una volta la centralità di Egna in epoca romana, come punto di passaggio, di scambio e di produzione. I reperti — ora in fase di studio e restauro — saranno destinati ai depositi della Soprintendenza, con la prospettiva di un futuro allestimento museale dedicato alla Egna romana.

Immagine in apertura: Nuovo sito archeologico a Egna: veduta dell’edificio (Foto: USP/Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza provinciale ai Beni culturali)

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EgnaEgna anforaEgna moneta di Decio
2025-11-04

Camerino, l’antica chiesa di San Michele (demolita nel 1938) riemerge dagli scavi

Elena Percivaldi

Importanti scoperte a Camerino (Macerata), dove le indagini archeologiche in corso nel centro storico stanno restituendo testimonianze di straordinario rilievo. Nell’area compresa tra l’ex Albergo Roma e il Cinema Teatro Ugo Betti, oggetto di demolizione dopo i danni del sisma del 2016, gli archeologi hanno riportato alla luce i resti dell’antica chiesa di San Michele Arcangelo, un edificio di grande importanza religiosa e artistica demolito nel 1938, noto dalle fonti storiche.

Le ricerche, dirette scientificamente dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata e condotte dalle società SAMA e Archeolab Soc. Coop., stanno offrendo una nuova e preziosa chiave di lettura per comprendere la storia urbana di Camerino, città ducale e antica sede vescovile.

La riscoperta della chiesa perduta

I sondaggi preliminari hanno evidenziato che, sebbene la demolizione del 1938 avesse cancellato le strutture in elevato, le fondazioni e le murature perimetrali dell’edificio sacro erano rimaste intatte nel sottosuolo, insieme a diverse strutture funerarie ipogee.

Foto: ©SABAP AP-FM-MC

Gli scavi successivi hanno consentito di ricostruire la planimetria completa della chiesa, individuando ambienti sotterranei voltati e intonacati con decorazioni pittoriche, forse pertinenti a una cripta o ad aree liturgiche di particolare pregio. Le analisi stratigrafiche hanno inoltre documentato più fasi edilizie, segno di una lunga e complessa evoluzione dell’edificio e dell’area circostante.

Una stratificazione millenaria

Le indagini non si fermano al periodo medievale. I livelli più profondi, ancora in corso di esplorazione, mostrano tracce di frequentazioni romane e preromane, con pavimentazioni in cocciopesto, ceramiche attiche e intonaci dipinti già emersi nei vicini scavi di Piazza Garibaldi.
Secondo la dott.ssa Federica Erbacci della Soprintendenza, “le nuove scoperte rappresentano un tassello fondamentale per la ricostruzione della storia urbana di Camerino”. Le indagini si inseriscono infatti nel più ampio quadro delle ricerche archeologiche condotte in Piazza Garibaldi, dove in precedenza erano già stati rinvenuti muri in pietra, pavimenti in cocciopesto, ceramiche attiche e frammenti di intonaci dipinti, databili dall’età preromana a quella tardoantica, a ulteriore conferma della straordinaria stratificazione storica del cuore urbano di Camerino.

Una città che rinasce dalla memoria

Il Soprintendente Giovanni Issini sottolinea come “le strutture che stanno emergendo nell’area dell’ex Albergo Roma non solo confermano le conoscenze già delineate sul sito, ma forniscono nuovi elementi per comprendere lo sviluppo urbano di Camerino. Le scoperte dimostrano la ricchezza delle stratificazioni insediative e architettoniche del centro storico, che meritano la massima tutela e valorizzazione”.

Foto: ©SABAP AP-FM-MC

Anche il Commissario Straordinario per la ricostruzione post-sisma 2016, Guido Castelli, ha evidenziato il valore simbolico della scoperta: “Questo rinvenimento unisce la ricostruzione materiale con un percorso di identità e memoria, restituendoci frammenti preziosi della storia della comunità camerte”.

Sinergia tra istituzioni e ricerca

Le indagini rientrano nel quadro dell’Ordinanza Speciale emanata per la ricostruzione dell’aggregato edilizio danneggiato dal sisma. L’Ufficio Speciale Ricostruzione Marche (USR), soggetto attuatore dell’intervento, ha garantito il coordinamento operativo e il rispetto delle prescrizioni archeologiche.
Come spiega l’ingegnere Cesare Trovarelli, direttore dell’USR, “l’obiettivo è tutelare gli interessi pubblici e, al contempo, permettere ai privati di ricostruire in modo sicuro e consapevole, integrando le nuove opere con la conoscenza del patrimonio archeologico sottostante”.

Camerino tra passato e futuro

Il Sindaco Roberto Lucarelli ha espresso grande soddisfazione per i risultati: “Gli scavi stanno riportando alla luce importanti testimonianze della storicità e della bellezza di Camerino. Approfondiremo ulteriormente le indagini per comprendere pienamente l’entità della scoperta e definire insieme il percorso più adeguato per valorizzarla”.

Le ricerche proseguiranno nei prossimi mesi, con l’obiettivo di completare la documentazione delle fasi più antiche e integrare i nuovi dati nel progetto di rinascita culturale e urbana della città ducale, simbolo della resilienza dell’Appennino centrale dopo il sisma.

Fonte: SABAP AP-FM-MC

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Fondazione circolare di pietra scoperta durante gli scavi archeologici a Camerino, con una striscia di misurazione in primo piano.Dettaglio dei resti archeologici con tracce di decorazioni pittoriche e fondazioni della chiesa di San Michele Arcangelo, emersi durante gli scavi a Camerino.
2025-11-04

🎭 Scoperta a Policoro: trovato l'antico teatro?

🏛️ Il Parco archeologico di Herakleia continua a svelare tesori che raccontano la storia dell'importante città della Magna Grecia.

⚒️ Le indagini condotte dall’Unibas sembrano fornire conferme sulla scoperta di un edificio pubblico con pianta scenica

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