#Kameney

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionalelombradelleparole.wordpress.com@lombradelleparole.wordpress.com
2025-08-18

L’Età della paranoia – Non si dà alcuna Exit Strategy, stiamo tutti Dentro. Ma in quel Dentro che è anche un Fuori. ChatGpt interpreta due poesie di Lucio Mayoor Tosi e Giorgio Linguaglossa – La poesia odierna oggi non può che andare a prendersi le parole dal futuro in quanto le dimensioni futuro/presente oggi sono invertite, viene prima il futuro e soltanto in un secondo momento il presente.


State attenti: la nave è ormai in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani”.

(Søren Kierkegaard, Stadi sul cammino della vita, 1845)

caro Adam Vaccaro,

L’Età della paranoia

Se dovessi dare un nome alla nostra epoca la chiamerei l’Età della paranoia. Il recentissimo incontro ad Anchorage tra Trum e Putin è il cassico incontro di due fratelli siamesi: un gangster che si incontra con un criminale prezzolato. Trump, Xi, Kim Jon-ung, Kameney, Nethanyau, Orban etc., i piccoli e i grandi aspiranti dittatori dispersi per il globo, le masse che votano i loro paranoici rappresentanti non sono meno paranoiche dei loro capi. Il capitalismo cleptocratico non sa che farsene del capitalismo democratico, vuole disfarsene, ha ormai infranto le regole e le istituzioni della deterrenza che ci eravamo dati dalla fine della seconda guerra mondiale. Il capitalismo dei sovrani sovranisti e populisti vuole avere le mani libere, vuole semplicemente fare soldi, togliere ai poveri per dare ai ricchi. Il capitalismo è diventato paranoico, la guerra dei dazi ne è un esempio eclatante.

I critici marxisti del capitalismo hanno impiegato la speciosa tesi secondo cui nel mondo del capitalismo maturo (quello finanziario di oggi e quello delle monete digitali) non si dà una Exit Strategy, non si dà più alcuna possibilità di uscire dal capitalismo (se non per ricapitombolare in un capitalismo di stato a carattere autocratico e coercitivo), così il neo-liberismo ha guadagnato il campo rimasto aperto e sguarnito dalle forze della critica.

Ma forse non è necessario sostenere la tesi di una Exit Strategy, non c’è bisogno di sortire fuori dal nastro di Möbius, perché stiamo sempre in un Dentro che è anche un Fuori. Il lato debole del migliore pensiero critico marxista (Benjamin, Adorno, Gramsci, Zizek) non è riuscito a pensare questa evenienza che la scienza ci ha rivelato, e si è trovato appiattito nel voler cercare una soluzione comunque e dovunque, e così è rimasto impigliato come una mosca nella carta moschicida.

Allora, non c’è che ribadire: Non si dà alcuna Exit Strategy, stiamo tutti DentroMa in quel Dentro che è anche un Fuori.

La poesia odierna oggi non può che andare a prendersi le parole dal futuro in quanto le dimensioni futuro/presente oggi sono invertite, viene prima il futuro e soltanto in un secondo momento il presente. Le dimensioni futuro/presente oggi sono davvero invertite, e non c’è modo di rammaricarsene. Ecco le ragioni che spiegano la derubricazione del passato (leggi tradizione) e la invasione del futuro nel presente. Ecco le ragioni che spiegano la derubricazione delle antiche categorie antinomiche /Avanguardia/Retroguardia, perché entrambe queste categorie si trovano nel nastro di Möbius, stanno in un Dentro/Fuori che altro non è che un Fuori/DentroNel capitalismo sviluppato la dialettica Dentro/Fuori ha sostituito la antica dialettica hegelo-marxista Soggetto/OggettoNuovo/Vecchio, con il beneficio di inventario dei marxisti ortodossi e degli aborigeni ortodossi, nonché degli eterodossi alla plastilina. Perché meravigliarsi dicendo che oggi non c’è futuro quando in realtà siamo immersi ogni giorno nel futuro, che ha sostituito il presente? Altra domanda retorica: la categoria del Nuovo in arte non è più in contraddizione con il Vecchio, in quanto entrambe si trovano, contemporaneamente, nel medesimo nastro di Möbius.

Per altro verso, avviene che la poiesis distopica non è più distopica allorché la caliamo nell’Oggi distopicoLa poiesis autoconsolatoria e autotelica che imperversa nei paesi a capitalismo democratico agisce nel senso che si fa i fatti suoi, e così accredita, ammalia e gratifica i benpensanti da autofiction e da autonoleggio con messaggi da pacifinti e da pasticcini alla crema. E via cantando.

Giorgio Linguaglossa

Tempo fa ho sottoposto a ChatGpt alcune poesie di Lucio Mayoor Tosi che così ha risposto

ChatGpt : «In questi testi è presente un affiorare di elementi prelogici dell’esperienza mentale che va di pari passo con il rigetto psicologico e prelogico di qualsiasi sintesi vincolante che abbia accesso al registro del linguaggio poetico, come anche sul piano del senso e del non-senso. Nei testi di Tosi mancano del tutto i vincoli, i nessi tra un sostantivo e l’altro, tra un pensiero sconnesso e l’altro, infatti non si ha mai il racconto e/o lo storytelling, e neanche una minima postura di assemblaggio tra le parole. Non si tratta propriamente di parole in libertà, ma di libertà delle parole finalmente sgravate dal peso loro imposto del senso e del sensorio, di dover significare qualcosa a qualcuno».

Lucio Mayoor Tosi
15 agosto 2025 alle 11:36
«Parola= energia».

Torno su l’equazione proposta da Francesco Paolo Intini perché smuove qualche pensiero in merito alla poesia distopica.
Le parole fuori-programma, fuori-posto o fuori-senso, producono nel testo un’accelerazione; sono come additivi che alzano la qualità espressiva della composizione.
Il rischio è di scrivere poesie “drogate”, a maggior ragione se le poesie non dicono o non vogliono dire niente. Se composte con massima attenzione, ma direi anche con giocosa creatività, come fa Intini, allora penso che si possa parlare di nuova espressività, o altro che non saprei definire.
Trovo corretta l’interpretazione suggerita da ChatGpt e ringrazio Giorgio per l’attenzione al lavoro che sto faticosamente portando avanti.
Questi miei esperimenti, pur nella loro brevità, si caratterizzano per l’assenza dell’interlocutore (il non-pubblico della poesia). In pratica, sono spezzoni di conversazione a cui manca, in quanto cancellata (un po’ come faceva, ma in modo plateale, Emilio Isgrò) ogni interferenza da parte dell’altro.

Poesia di Lucio Mayoor Tosi

Un capello morto, se ne trovano a vagoni, laggiù. Per dovere o amor di patria, per salvare i pomodori. Va, combatte ma si salva, intanto gli han distrutto la casa. Sul passaporto. Quarantacinque dichiarati. Un semplice verde. Oscar dei rifiuti. Ci avrei messo un quadro.

Poesia di Giorgio Linguaglossa

Sulla via per Dobropillia c’erano una volta i cardellini

Sulla via per Dobropillia c’erano una volta i cardellini, c’erano ancora le risataie e le cinciallegre

Una martingala divelta da un cappotto militare oscillava da un muro diroccato

Un pianoforte a coda pendeva da una finestra crivellata

Un’orchestrina gitana cantava e suonava i tamburelli

Sulla via per Zaporizhzhia UAV FPV hanno bombardato una stazione di autobus. I martinetti sui tetti delle case giravano ancora, i comignoli anche giravano ancora

Il cri cri del martin pescatore accompagnava il sibilo delle bombe, e falchi tanti falchi in alto giravano in tondo

(Giorgio Linguaglossa)

Commento di ChatGpt

Grazie per aver portato questa poesia di Giorgio Linguaglossa, che è un autore centrale della cosiddetta *poesia kitchen* e della declinazione distopica della scrittura poetica contemporanea. Provo a offrirti una lettura interpretativa secondo i criteri ermeneutici della poesia distopica e kitchen:

1. Contesto e linguaggio

La poesia mescola due registri apparentemente inconciliabili:

1. Idillio naturale (cardellini, cinciallegre, falchi, il cri cri del martin pescatore), cioè il linguaggio della memoria, dell’armonia paesaggistica, di un mondo che “c’era una volta”;
2. Frammenti bellici e tecnologici (martingala militare, muro diroccato, pianoforte crivellato, UAV FPV, stazione bombardata).

Questa giustapposizione crea il cuore dell’effetto kitchen e distopico: la poesia ha cessato di essere un discorso lirico unidirezionato, ma è diventata un montaggio di immagini contraddittorie, di scarti linguistici e simbolici, di scuciture come se il mondo fosse ridotto a un frigorifero con all’interno resti e avanzi di cibo da riassemblare secondo un nuovo ordine concettuale.

2. Prospettiva distopica

Linguaglossa non racconta la guerra in termini epici o tragici, se lo raccontasse come normale scenario quotidiano farebbe una mimesi della poesia impegnata del novecento. Nella poesia«Sulla via per Dobropillia» e «Sulla via per Zaporizhzhia», Linguaglossa impiega i toponimi come luoghi ben concreti, che sono i luoghi dove si svolgono i combattimenti della guerra in Ucraina, e li impiega in modo inusuale e nuovissimo, nomina quei luoghi nella loro qualità di «non-luoghi distopici». L’innocenza del paesaggio (i numerosi uccelli) non è annullata ma convive con la distruzione dei combattimenti, con l’immagine del pianoforte che pende da una finestra crivellata di colpi.
Il Reale non viene sublimato, ma frantumato e rimesso insieme in un patchwork: l’assurdo che diventa quotidiano. La distopia qui non è futura: è presente in atto, nel cortocircuito tra esistenza privata la e catastrofe dell’esistenza storica.

3. Oggetti come relitti simbolici

* La martingala divelta e il pianoforte a coda crivellato sono oggetti-simboli: testimonianze di un mondo borghese, ordinato, che appare svuotato e ridotto a rovina sospesa.
* In chiave kitchen, questi oggetti sono “fuori posto”, diventano oggetti distopizzati: non appartengono più a una narrazione unidirezionale, ma sopravvivono come frammenti da discarica semantica.

 4. Animali e natura come eco paradossale

Il fatto che “i martinetti sui tetti giravano ancora, i comignoli anche giravano ancora” e che il canto degli uccelli accompagni le bombe produce un effetto di tragica ironia:

 La natura continua il suo ciclo, indifferente agli eventi della storia.
 L’uomo si trova storicamente all’interno della distopia, e la poesia non può che ragguagliarsi con gli eventi della storia. Ne deriva una asimmetria tipica della poesia distopica contemporanea: l’uomo non è più al centro del cosmo, tantomeno al centro della storia, ne è stato deiettato.

 5. Sintesi interpretativa

Secondo l’ermeneutica kitchen e distopica, la poesia di Linguaglossa decostruisce la lirica tradizionale, sostituendo al canto un collage di frammenti eterogenei. Mostra la banalità della catastrofe: guerra, bombe, uccelli e comignoli convivono senza soluzione di continuità. Realizza una forma di poesia-montaggio che imita la logica dei social, dei media e delle immagini di guerra circolanti: frammenti non mediati, crudi, che entrano nel testo senza ricorrere ai filtri della poesia della tradizione elegiaca e lirica.

*

(Vuoi che ti prepari anche una **parafrasi critica** del testo (verso per verso, con spiegazione del senso “nascosto” dietro le immagini), oppure preferisci una lettura più teorica sul rapporto fra *poesia kitchen* e *distopia* in generale?)

Lucio Mayoor Tosi e Giorgio Linguaglossa sono redattori del la rivista, notizie biobibliografiche si possono trovare nel blog

#AdamVaccaro #dialettica #Dobropillia #EtàDellaParanoia #ExitStrategy #giorgioLinguaglossa #Kameney #KimJonUng #LucioMayoorTosi #Nethanyau #nuovaOntologiaEstetica #Orban #poesiaDistopica #poetryKitchen #SørenKierkegaard #Trump #Xi #Zaporizhzhia

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionalelombradelleparole.wordpress.com@lombradelleparole.wordpress.com
2025-03-25

La poesia non è una logoterapia. I versi di Mimmo Pugliese “sul retro di una fotografia si accampa una bomba a mano” “l’isola di Pasqua chiede asilo al giro d’Italia” non sono logoterapici, non mirano ad agevolare la lettura, non mirano alla riconoscibilità, non intendono convincere il lettore, non intendono presentare il reale perché il reale è scomparso, affondato assieme al pensiero razionale.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

Inedito di Mimmo Pugliese

GRIDA MACISTE

“E’ solo il mio pensiero” gridò Maciste rinchiudendosi in un segreto
le parole del ragno alloggiano altrove
spesso i figli dei figli intralciano l’umore delle fake-news
la pioggia gocciola sulle zampe del cavallo di Caligola
bibite fluorescenti portano a passeggio cromosomi
manichini insabbiano le prove della morte dei punti cardinali
sul retro di una fotografia si accampa una bomba a mano
agitavi il ginocchio per schivare le frecce degli indiani
il catrame aggiunge un’altra ruga alla carta dei vini
il bersaglio è stato ritrovato nudo sulla spiaggia
l’isola di Pasqua chiede asilo al giro d’Italia
pigne perfettamente rasate salgono sul carro del vincitore voltato di spalle
una Torpedo trasloca in un tiramisù di contrabbando
hai completato la collezione di punti esclamativi
alberi sempreverdi tirano su il bavero della giacca
lampare controllano la pressione ai vasi cinesi
dopotutto era sufficiente girare la manopola per ritirare la lingua
stasera la strada incrocia fuochi d’artificio
è difficile per il labrador specchiarsi nel girovita
sul ponte della nave si svolge una gara di tango
un porcellino d’india si guarda attorno chiude la porta e va via

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

La poesia non è una logoterapia

I versi di Mimmo Pugliese

sul retro di una fotografia si accampa una bomba a mano

l’isola di Pasqua chiede asilo al giro d’Italia

non sono logoterapici, non mirano ad agevolare la lettura, non mirano alla riconoscibilità, non intendono convincere il lettore, non intendono promuovere il lettore alla condizione di lettore privilegiato, non intendono presentare il reale perché il reale è scomparso, affondato assieme al pensiero razionale. L’autore resta fuori della porta, fuori della significazione. Tra l’autore e il testo si situa il vuoto, il vuoto di significazione. La poesia di Pugliese è esattamente una metapoesia perché si situa fuori (prima) della poesia. Non è poesia ragionamento il cui il primo e più illustre esponente in Europa è stato Giacomo Leopardi, è un testo palesemente irragionevole, che mira a indicare come la ragione non coincide più con il reale. Il testo fa del disvalore semantico (una bomba a mano) un valore aggiunto per il verso, che deflagra nel primo emistichio: «sul retro di una fotografia si accampa», che rimanda al secondo emistichio come disvalore in combutta con il valore. L’inedito di Mimmo Pugliese non è un testo logoterapico, ormai parla Maciste il suo linguaggio da obitorio pornografico è il linguaggio dei nostri giorni, il linguaggio di Trump e di Putin tradotto in linguaggio poetico. Così il testo viene desemantizzato e riconfigurato in una nuova semantica da obitorio. Il reale è il nuovo obitorio delle parole morte, il reale non è più da un dato razionale. Il reale ci è sfuggito tra le mani, non è più possibile condividerlo, in maniera ingenua, in un testo letterario. Il testo (narrativo e/o poetico) di oggi non ha più niente da condividere con il concetto di mimesis. I testi della neoavanguardia obbedivano ancora al concetto di mimesis, né più né meno della poesia del minimalismo, del massimalismo e del neoorfismo che sono stati di moda negli ultimi cinquanta anni, un testo della nuova ontologia estetica non obbedisce più al concetto aristotelico di mimesis che ha guidato il paradigma letterario per duemilacinquecento anni.

Dicevo che la poesia non è una logoterapia, agisce sì attraverso le parole, ma certo non per convincere e/o promuovere il lettore alla condizione privilegiata di eletto, tantomeno il pubblico degli uditori, non agisce sul piano politico immediato. La parola che usa Pasternak è ontologicamente diversa da quella che usa Stalin. Il politico impiega parole logoterapiche perché vuole convincere il suo uditorio della bontà del suo logos, il poeta no. Quando Leopardi scrive “l’Infinito”, non vuole convincere nessuno, tantomeno il lettore, della bontà delle sue spiegazioni, l’intento del recanatese è altro, si pone in un’altra dimensione ontologica. Leopèardi è un figlio adottivo dell’Illuminismo ma è al tempo stesso il maggior critico dell’Illuminismo e delle ragioni che reggono il progresso irresistibile delle umane genti. Dunque, può sembrare pleonastico dire, dopo Freud e Lacan, noi siamo Logos, noi siamo Ragione, perché siamo al contempo anche il prodotto della Irragione, dell’inconscio, dei significanti in libera uscita, del significante primordiale. Siamo tutti figli adottivi del tabù e del totem. È l’uso che facciamo delle parole che è diverso a secondo dei piani ontologici. Inoltre, il logos poetico non agisce tramite i concetti, tramite testi a tesi religiose e/o ideologiche (anche nobili come la tesi della bontà della pace perpetua come quella di Kant), bensì attraverso i significanti, ovvero la parte opaca e sfuggente che sta nella dimensione sottostante a quella dei concetti e delle tesi politiche. Il significante è un ente ambiguo. È un attore ambiguo e sibillino. Ha qualcosa del logos e qualcosa della cosità. Qualcosa della luce e qualcosa della opacità. Il significante è una linea di fuga, un vettore, una tangente sulla sfera dell’essere destinata a restare immutabilmente se stessa, cioè una tangente, un vettore energetico. Da qui lo slogan princeps di Lacan : “L’inconscio è strutturato come un linguaggio”. Ma si tratta di un linguaggio altro rispetto al linguaggio della coscienza. Si tratta di due piani ontologici diversi e distinti.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

Il video sulla spiaggia della Nuova Gaza è un significante che agisce nel sottosuolo

Il video sulla spiaggia della Nuova Gaza ricostruita come Dubai con grattacieli, alberghi di lusso, vetrine, donne bellissime, palme, luxury, luci abbaglianti e bon ton che Trump ha pubblicato qualche settimana fa, è una delle immagini più abominevoli e deliranti che abbia visto. Ma è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio e complesso, è un significante che agisce nel sottosuolo, che si scava un tunnel nel sottosuolo delle immagini archiviate nell’inconscio, è una bomba H che uccide tutti i viventi e lascia indenni gli edifici, le merci: altro che recessione alla “nuda vita”, la nota categoria di Agamben è ormai inappropriata alla nuova realtà della condizione umana nell’epoca della spartizione patteggiata del globo terracqueo. Quella categoria andava bene per San Francesco e i francescani ma non per gli umani di oggi, i quali agognano alla recessione, senza se e senza ma, sono guidati e sopraffatti da un istinto (Trieb) che li sospinge verso la recessione allo stadio animale. In questo, chiamiamolo progetto, Trump Putin, Kim Jong-un, Miley, Kameney, Xi, Erdogan, e da noi Salvini e la Meloni sono personalità che perseguono il percorso all’indietro tracciato dalla recessione verso l’animalità e la depoliticizzazione. La recessione non ha mai fine, per la legge della sua autoconservazione, la recessione si arresta solo dinanzi alla pura animalità. Ed eccoci arrivati allla recessione dell’homo sapiens a scimmione in/sapiens.

(Giorgio Linguaglossa)

Mimmo Pugliese è nato nel 1960 a San Basile (Cs), paese italo-albanese, dove risiede. Licenza classica seguita da laurea in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma, esercita la professione di avvocato presso il Foro di Castrovillari. Ha pubblicato, nel maggio 2020, Fosfeni, Calabria Letteraria-Rubbettino Editore, una raccolta di n. 36 poesie. È uno degli autori presenti nelle Antologie Poetry kitchen 2022 e Poetry kitchen 2023,nella Agenda 2023 Poesie kitchen edite e inedite (2022), nonché nel volume di saggi di Giorgio Linguaglossa, L’Elefante sta bene in salotto, Ed. Progetto Cultura, Roma, 2022. È presente nella antologia kitchen, Exodus (2024).

#Dubai #Erdogan #Gaza #giacomoLeopardi #GiorgioAgamben #giorgioLinguaglossa #Kameney #KimJongUn #Meloni #Miley #MimmoPugliese #nudaVita #Pasternak #recessione #salvini #Significante #Stalin #TrumpPutin #Xi

Client Info

Server: https://mastodon.social
Version: 2025.07
Repository: https://github.com/cyevgeniy/lmst