Acqua, anice e colori: il canto degli acquaioli tra le strade di Palermo
C’è un profumo che, più di ogni altro, sa di Palermo, è quello dell’anice mescolato all’acqua fresca, servita in bicchieri di vetro appannati dalla condensa.
È il profumo degli acquaioli, figure iconiche che per secoli hanno animato le piazze e i vicoli della città, trasformando un semplice gesto "dissetare" in un rituale di convivialità e tradizione.
Con i loro carretti dipinti, i bummuli, e i tavolini adornati di fiori e frutta, gli acquaioli non vendevano solo acqua e zammù (anice), offrivano un pezzo di storia, un sorso di memoria, un momento di incontro tra le persone.
In un’epoca in cui l’acqua corrente nelle case era un lusso e le fontanelle pubbliche erano punti di ritrovo, gli acquaioli erano i custodi di un’arte antica, tramandata dagli arabi e arricchita dalla fantasia siciliana.
Oggi, tra modernità e nostalgia, la loro figura sopravvive nelle fotografie sbiadite, nei racconti dei nonni e nelle feste popolari, a ricordarci che a Palermo, anche un bicchiere d’acqua può diventare poesia.
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@bianot@livellosegreto.it
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I chioschi di Palermo: architettura, società e memoria tra Ottocento e Novecento
Alla fine del XIX secolo, Palermo viveva un’epoca di profonda trasformazione, la città, crocevia di culture e capitale di un regno che aveva visto alternarsi dominazioni arabe, normanne e spagnole, si preparava a diventare un simbolo dell’Italia moderna.
In questo contesto di rinnovamento urbano e culturale, tra il fermento dell’Esposizione Nazionale del 1891 e l’ascesa dello stile Liberty, nascono i chioschi palermitani: piccole architetture che, oltre a soddisfare esigenze pratiche, diventano manifesti di un’epoca in cui arte, società e vita quotidiana si intrecciano in modo indissolubile.
I chioschi erano luoghi di socialità: qui, tra un bicchiere di acqua e zammù (anice) e una chiacchierata, le persone si incontravano in un luogo che rifletteva la società palermitana dell’epoca.
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O carte despre legături, memorie și sensul relațiilor care ne formează. „Șiragul cu inele“ – literatură care nu grăbește, ci adună.
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iPhone 18 subirà rincari a causa dei prezzi dei chip
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#giornatadellamemoria
Maria Montuoro la partigiana siciliana che sfidò l’inferno di Ravensbrück
Palermo, 1909 – Ravensbrück, 1944-1945
C’è un tipo di coraggio che non si misura con le armi, ma con la capacità di resistere all’orrore e trasformare la sofferenza in testimonianza.
Maria Montuoro, una donna nata a Palermo, incarna questa forza silenziosa.
Partita dalla sua Sicilia per unirsi alla Resistenza in Lombardia, Maria non si limitò a combattere il nazifascismo: lo sfidò fino dentro l’inferno di Ravensbrück, il campo di concentramento femminile dove le SS cercarono di spezzare non solo i corpi, ma anche la dignità delle prigioniere.
La sua storia non è solo quella di una partigiana, ma di una sopravvissuta che, tra le baracche del lager, trovò il modo di sabotare la macchina da guerra nazista, di nascondere foto di bambini come tesori preziosi, e di scrivere la memoria perché il mondo non dimenticasse.
Oggi, le sue parole ci ricordano che anche nei luoghi più bui, l’umanità può trionfare — e che la libertà si conquista non solo con le azioni, ma con la testimonianza.
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L'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892
Fu un'impresa grandiosa che trasformò temporaneamente la città in un crocevia di innovazione, cultura e orgoglio siciliano, attirando oltre un milione di visitatori da tutta Italia e dall'estero.
Inaugurata il 15 novembre 1891 dal re Umberto I, rimase aperta fino al 5 giugno 1892, chiudendo i battenti con 1.205.000 biglietti venduti e incassi record.
L'esposizione occupò 130.000 metri quadrati tra via Libertà e piazza Castelnuovo, con padiglioni progettati dall'architetto Ernesto Basile in un eclettico stile arabo-normanno-renaissance, ispirato ai monumenti palermitani.
Tra le meraviglie ingegneristiche, un belvedere alto 55 metri offriva panorami mozzafiato, una fontana luminosa con giochi d'acqua notturni incantava i visitatori e la "macchina eliotermica" di De Saint-Assisc prefigurava i moderni frigoriferi.
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Il toccante ricordo dello scrittore Siciliano Andrea Camilleri bambino: "David il mio amico ebreo...."
Quando nel 1938 il fascismo promulgò le leggi razziali io avevo tredici anni e frequentavo la terza ginnasio. Fin dal primo anno avevo stretto amicizia con un compagno di classe che si chiamava David....
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Dacă afară tot ninge, a venit vremea să îți vorbesc despre o vară toridă a adolescenței mele, despre bunica mea din partea mamei și despre casa mea de hârtie. A venit vremea să îți vorbesc despre memorie, timp și despre hibrizi. Despre un film al lui Akira Kurosawa. #isidor #memorie #rapsodie #august https://sarmanulisidor.wordpress.com/2025/11/15/deasupra-gradinii-un-nor/
Il Duomo di Monreale, capolavoro normanno del XII secolo, nasconde nei suoi capitelli scolpiti un segreto diabolico:
i "diavoli", figure cornute e ghignanti che da secoli custodiscono, secondo la leggenda, un tesoro sepolto sotto le sue fondamenta.
Secondo la leggenda, Guglielmo II il Buono, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale.
In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole:
“Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”.Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno.
Nella profondità silenziosa della notte, nel Palazzo di Giustizia di Palermo, un'imponente fortezza razionalista nata dal cantiere del 1937 e completata solo nel 1957, dopo le ferite della guerra, la notte cela segreti che nessun codice penale può spiegare.
Alle tre del mattino del dicembre 2011, un giovane carabiniere in ronda tra aule e cancellerie scorge una figura evanescente, una donna avvolta in un bianco spettrale, con una sciarpa rossa, si volta fluttuando, lo fissa con occhi spenti e svanisce nel nulla, lasciando un gelo irrazionale in un tempio dedicato alla logica e alla giustizia.
È l'inizio di una leggenda che intreccia storia palermitana e mistero sovrannaturale.
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La Bambina col pallone di Letizia Battaglia
Nel cuore pulsante di Palermo, nel quartiere della Cala nel 1980, Letizia Battaglia catturò un istante eterno: una bambina imbronciata, Katia Malizia, con un pallone in mano e uno sguardo che sfida il mondo.
Questa fotografia, emblema di innocenza e ribellione tra i vicoli segnati da mafia e povertà, nacque da un incontro casuale che la fotografa inseguì per 38 anni fino al commovente ricongiungimento.
Un'immagine che trascende il bianco e nero, rivelando la forza indomita dell'infanzia siciliana.
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La Lupa della Kalsa, ombre di paura nel cuore antico di Palermo
Nel cuore buio della Kalsa, tra le cicatrici dei bombardamenti del '43 e i vicoli arabi che sussurrano segreti antichi, si nascondeva la Lupa, la leggenda di un'ombra famelica che durante le notti di coprifuoco rapiva i bambini disobbedienti.
Non era solo un'invenzione per far stare buoni i "picciriddi" (bambini), ma l'incarnazione delle paure di una Palermo ferita, dove la notte portava crolli, ladri, fame e disperazione.
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@tassoman@orwell.fun
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La Leggenda dei Bosconero, il vampiro di Palermo
Nei boschi oscuri che cingono Palermo, come le fitte foreste di Ficuzza e i dintorni di Monte Pellegrino, si annida da secoli la leggenda dei Bosconero, vampiri del folklore siciliano.
Descritti per la prima volta nelle cronache popolari del XVII secolo e raccolti dal folklorista Giuseppe Pitrè alla fine dell'Ottocento, questi esseri emersi dalle tradizioni arbëreshë (comunità albanesi migrate in Sicilia nel XV secolo) appaiono come ombre pallide con occhi luminescenti, avvolti in mantelli neri come la notte.
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#silentsunday
Olio e vino, Palermo Piazza Bologni di un tempo
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La buca della salvezza, sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo
Nel cuore della Kalsa, il 4 aprile 1860, mentre i colpi della Rivolta della Gancia echeggiano contro i Borbone, due patrioti – Gaspare Bivona e Filippo Patti – si celano tra i cadaveri nella cripta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Affamati, con le mani insanguinate, scavano freneticamente una breccia nel muro di via Alloro: nasce la “buca della salvezza”.
Ma è l’astuzia delle donne palermitane della Kalsa, le più coraggiose del quartiere, che fingono un litigio furioso – urla, strattoni, improperi – distraendo i gendarmi quel tanto che basta perché i fuggitivi svaniscano nei vicoli.
Tra lapide commemorativa e memorie popolari, questa feritoia sussurra ancora di un’epopea riscattata dal genio femminile palermitano.
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