#DisplacedPersons

2026-01-27

27. Januar - seit 1996 begehen wir in #Deutschland den Tag des Gedenkens an die #Opfer des #Nationalsozialismus - #Befreiung des #KZAuschwitz durch die #RoteArmee 1945.

Nach der Befreiung von #Auschwitz und anderen #KZ geraten jüdische Menschen als sog. #DisplacedPersons „vom Regen in die Traufe“.

Sie werden in US+GB- #DP-Lager verbracht, wo sie zu Beginn nicht wissen, ob sie überlebt - oder lediglich den nächsten Kreis der Hölle erreicht haben.

t1p.de/ARTE_Die_Ueberlebenden

#weremember #FrankfurtZeilsheim #Zeilsheim

Profughi stranieri in Italia nel 1945

Il responsabile dell’Ufficio per i Dp [Displaced Persons: persone profughe] Camps Unrra [United Nations Relief and Rehabilitation Administration] a Roma era Antonio (Tony) Sorieri, Chief of Bureau of Relief Service, presentato dal Nuovo Notiziario Luce del 1945 come il “Signor Sorieri, dal quale dipende l’organizzazione dei campi degli sfollati” <81. Sorieri era anche il Deputy Chief of Mission in Italy, il cui ufficio era in una piccola sede in Via Toscana, in una traversa alle spalle dell’Ambasciata statunitense a Via Veneto. Nella struttura piramidale secondo la quale era organizzata l’Unrra egli si trovava ai vertici della missione italiana: prima di lui vi erano il Chief of Mission, Keeny, gli Uffici dell’Unrra in Europa con sede centrale a Londra (Ero) e la direzione generale di Washington <82. Il Bureau of Relief Service aveva ricevuto mandato dal Sacmed [Comando Supremo Alleato nel Mediterraneo] di occuparsi degli Unrra Camps della zona di Lecce (Santa Cesarea, Tricase, Santa Maria a Bagni e Santa Maria di Leuca), della zona di Milano e del nord Italia (Torino, Cremona e Genova) e dei campi di Bari e Cinecittà. I campi rimasti sotto la tutela dell’Acc [Commissione Alleata di Controllo] raccoglievano le Dps ritenute ineleggibili o pericolose <83.
La sede di Roma, oltre ad essere il punto di riferimento per tutti gli Uffici Unrra della penisola, era anche il tramite tra le Dps e i paesi d’appartenenza o di elezione per l’emigrazione, attraverso l’istituzione di canali preferenziali con le ambasciate e i consolati, dei quali teneva un’agenda degli indirizzi sempre aggiornata <84. Si verificavano, inoltre, alcune situazioni particolari in cui cittadini stranieri displaced in stati diversi dall’Italia erano costretti a contattare le proprie rappresentanze diplomatiche sul territorio italiano che, a loro volta, si incaricavano di far da tramite con le nazioni di appartenenza. Stando ai documenti, ad esempio, si presentò il caso dell’Albania. Nel 1946 a Tirana non era presente una rappresentanza diplomatica polacca, così gli assistiti polacchi dell’Unrra in Albania furono costretti a far passare dagli uffici consolari polacchi a Roma le proprie richieste per l’emigrazione in Palestina <85.
Nel caso delle JDps [profughi ebrei], l’Unrra di Roma era anche l’organizzazione meglio connessa con altre istituzioni ebraiche e non, a partire dall’Icgr, alla Croce Rossa Internazionale, al Joint, all’Hebrew Immigrant Aid Society e alle Comunità cittadine, fino agli uffici della Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei (Delasem) ancora aperti nelle città italiane. A Roma la Delasem, finita la guerra, aveva trovato posto negli uffici di Via Principe Amedeo 2, vicino alla Stazione Termini <86. Come ricorda nelle sue memorie Settimio Sorani, direttore della Delasem romana, la primissima sede degli uffici era stata in Lungotevere Raffaello Sanzio, vicino alla sede dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) e aveva continuato la sua attività nel dopoguerra <87. Proprio per questo doppio legame diplomatico e assistenziale, gli uffici di Roma erano stati i primi ad essere interessati da comunicazioni provenienti da alcuni paesi delle Nazioni Unite, volte ad avere informazioni sui propri connazionali displaced in Italia, o dalle richieste dei governi di prendere in carico i propri cittadini sotto il mandato dell’Unrra <88. Tale legame era anche il motivo principale per cui molte Dps si ammassavano in città, alla ricerca di un contatto con gli uffici consolari per le pratiche di emigrazione, per aspettare il rilascio dei visti o per chiedere notizie dei propri congiunti.
Le attività dell’Ufficio di Roma erano cominciate successivamente alla firma dell’Accordo dell’8 marzo 1945 tra l’Unrra e il Governo. Uno dei primi provvedimenti presi nei confronti delle Dps era stato, se eleggibili per l’assistenza internazionale, di fornirle di un certificato di garanzia rilasciato dall’Unrra. Da un Memorandum dell’Italian Mission del gennaio 1945, nei territori liberati, si contavano già 1.406 certificati rilasciati in varie città dai Local Assistance Office. Le città con il numero più alto di certificati rilasciati furono Bari (213), Bologna (313) e Roma (395) <89 e non stupisce che fosse proprio l’Ufficio di Roma ad accorgersi delle irregolarità che si erano verificate nei rilasci dei “Grant Certificates”. Giunsero, infatti, alla responsabile dell’ufficio Displaced Persons Division, Helen Montgomery, “rumors” sullo spostamento di richiedenti assistenza da un ufficio, che precedentemente aveva negato
il certificato, ad altri che invece successivamente lo avevano concesso. Il problema riscontrato non era certamente inusuale: l’eleggibilità di una Dp veniva determinata, in mancanza di documentazione certa, sulla base dei racconti delle stesse Dps e sui pochi dati anagrafici a disposizione delle autorità. Il racconto della Dp, qualora non fosse valso al rilascio di un certificato una prima volta, cambiava per poter aderire ad alcuni criteri <90. La soluzione proposta consisteva nell’applicare sul certificato il numero di pratica del richiedente, il luogo, la data e di fornire tutti gli uffici di un elenco aggiornato giornalmente dei nomi di coloro cui non era stato concesso. L’ufficio era perfettamente consapevole che ciò non avrebbe evitato che si riproponessero episodi simili, in una situazione in cui le Dp non erano per la maggior parte fornite di documenti d’identità, ma si augurava che il provvedimento avrebbe reso più difficile il passaggio da un ufficio all’altro <91.
Nel marzo 1945, seguendo un trend in ascesa, in base al numero totale dei “cases”, ossia delle pratiche di assistenza aperte in diversi Local Office, si registravano a Roma 1.095 Dps in provincia e 977 Dps in città: nello specifico si contavano 118 Dps a Cinecittà <92. Nelle immediate vicinanze di Roma si contava uno sparuto numero di Dps che non superava la decina. Dopo quattro mesi, l’Ufficio di Via Toscana segnalava a Sorieri che il numero degli assistiti era salito a 3.000 Dps, quasi il doppio rispetto alla primavera <93. Nel settembre 1945 la situazione di sovraffollamento degli Uffici di Via Toscana divenne insostenibile, tanto che Sorieri chiese invano che all’Ufficio di Roma venisse data una nuova sistemazione che potesse ospitare il doppio del personale (salito da 10 a 20 persone) e più del doppio di assistiti che giornalmente giungevano presso l’Ufficio (divenuti più di 4.000). Chiese, inoltre, che fosse data agli uffici romani l’autorizzazione a rilasciare certificati per la distribuzione di vestiario e autorizzazioni per l’assistenza medica, oltre alle mansioni già espletate del rilascio di tessere per razioni di cibo e gestione delle richieste di sussidi in denaro. L’ufficio, in aggiunta a ciò, era stato coinvolto anche dalla Repatriation Division per censire le Dps presenti sul territorio e organizzare i convogli. Lo spazio non bastava, soprattutto in previsione della stagione invernale e delle nuove direttive del Consiglio di Londra che autorizzavano l’Unrra a farsi carico, eventualmente, anche delle richieste dell’Italia nei confronti dei propri assistiti <94. La situazione di precarietà non riguardava solamente la sede romana: anche in altri uffici si registrava spesso l’inadeguatezza degli spazi e dell’attrezzatura. A Torino, nel novembre 1945, si lamentava l’assenza di corrente elettrica e di riscaldamento di qualsiasi tipo, tanto che i dipendenti erano stati costretti a lavorare al gelo e al buio <95.
All’inizio del 1946, nei documenti degli uffici di Roma, si comincia a cogliere uno scarto importante tra la politica di rimpatrio e di assistenza. Sin dall’inizio del suo mandato l’Unrra era stata il principale attore non governativo incaricato del rimpatrio delle Dps in Europa. Grazie al suo lavoro nell’anno 1945-1946, come ricordato, le Dps in Europa erano passate da più di 8 milioni a poco meno di 1 milione, con un margine di scarto abbastanza contenuto, dovuto al saldo tra il totale delle partenze e il totale degli arrivi <96. Nei campi Unrra il rimpatrio era stato fortemente incoraggiato e l’organizzazione aveva concesso ai rappresentati dei governi nazionali il libero accesso alle strutture Unrra per “propagandare” i benefici di un prossimo rientro in patria. La stessa organizzazione, per incentivare il rimpatrio, aveva proposto premi in razioni di cibo e sussidi a chi avesse deciso di tornare nel proprio paese di origine. Per i polacchi, in particolare, la macchina pubblicitaria messa in moto dal Governo Provvisorio polacco per riappropriarsi di un’ingente percentuale di “materiale umano” era stata martellante <97. In questo senso l’assistenza non era stata affatto disgiunta dal rimpatrio, anzi, ne costituiva il necessario complemento per un rientro veloce, con l’offerta di soldi e cibo per il viaggio: nel 1950, la Civil Affairs Division dello United States European Command aveva stimato che sul totale delle Dps assistite nel dopoguerra l’83% degli 8 milioni di Dps europee era stato rimpatriato dagli Alleati, mentre solo l’11% era stato in grado di procedere al resettlement o all’emigrazione con mezzi propri <98.
Nel gennaio 1946, però, in una nota dell’Italian Mission a firma del Chief of Repatriation Office, indirizzata alle direzioni del Bureau of Relief e della Dp Division, si faceva presente la netta distinzione che si doveva operare tra “repatriation” e “immigration”, e quindi fra le forme di assistenza per l’una o per l’altra soluzione. Si avvisava che la Repatriation Branch non poteva farsi più carico dell’assistenza anche di coloro che non desideravano tornare al proprio paese <99. Questa netta distinzione dei due ambiti assistenziali, scaturita dal calo delle richieste di rimpatrio, si affiancava alla conseguente necessità di implementare una gestione marcatamente territoriale delle Dps da parte del Bureau, facendo ricorso a campi ben strutturati, piuttosto che all’organizzazione di strutture temporanee per l’organizzazione dei convogli in uscita dall’Italia.
[NOTE]
81 Ail, Roma. Conferenza dell’UNRRA, Nuovo Notiziario Luce, NL00406, b/n, 1945.
82 E. Miletto, Assistere, rimpatriare, reinsediare. L’Unrra, l’Iro e I profughi del dopoguerra (1945-1951), in E. Miletto, S. Tallia (a cura di), Vite sospese. Profughi, rifugiati e richiedenti asilo dal Novecento a oggi, Franco Angeli, Milano, 2021, pp.42-43.
83 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder S-1479-0000-0001 – Dpo – Italy – Agreements, Item: Dp Operations (Italy), Agreement General, From 1945 to July 1946, Transfer of Administrative Responsibility for DP Camps to UNRRA, 13 June 1946.
84 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder S-1482-0000-0046-00001, Displaced Persons Division (da qui in avanti Dpd) – Italy, Rome, List of United Nations Consular Officers in Liberated Italy, enclosed communication of 1 August 1945.
85 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder: S-1479-0000-0047-00001 – Dpo – Italy – Jewish Refugees, Comunication from Repatriation and Records Branch to Palestine Office, Via Catalana, Rome, Jewish Refugees Anna Matusevic, Vera Matusevic, Ariana Dzkeziolsk, 30 April 1946.
86 Ivi, Delasem in Italy enclosed communication of 1 August 1945.
87 S. Sorani, L’assistenza ai profughi ebrei in Italia (1933-1941). Contributo alla storia della Delasem, Carucci, Roma, 1983.
88 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder S-1482-0000-0046-00001, Dpd – Italy, Rome, carte sciolte.
89 Ivi, UNRRA Italian Mission Memorandum, Jennuary 2, 1945.
90 Ivi, UNRRA Displaced Persons Division, Control of rejected applicants, Rome, 3 Jan. 1946.
91 Ibidem.
92 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder S-1482-0000-0046-00001, Dpd – Italy, Rome, Number of Assistance Cases by Source by Location, March 1945.
93 Ivi, Unrra Italian Mission Memorandum, from Maurice Rosen to A. A. Sorieri, Transport – Assistance Office, 6 July 1945.
94 Ivi, New quarters for our Rome Local DP Assistance Office, 7 September 1945.
95 Ivi, Report for November 1945, from Rudolph Loewenthal to Walter Schlein, Displaced Persons Assistance Office, Turin, Via Vincenzo Vela1, December 13, 1945.
96 S. Salvatici, Senza casa e senza paese, op.cit., pp.159-163.
97 L’invito al rientro delle Dps in Polonia era rivolto soprattutto ai non ebrei. Cfr. Ivi, p.170 e segg.; P. Gatrell, The Unsletting Europe…op.cit.
98 Ivi, p.167.
99 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder S-1482-0000-0045-00001, Dpd – Italy, Rome, UNRRA Italian Mission, from R. L. Brookbank to Bureau and Division Heads, Functions of Repatriation Branch, 11 January 1946.
Caterina Mongardini, Gli ebrei stranieri a Roma nell’immediato dopoguerra (1944-1950): tra il displacement e l’assistenzialismo postbellico, Tesi di dottorato, Università degli Studi della Tuscia – Viterbo, Anno accademico 2022-2023

#1945 #alleati #CaterinaMongardini #Delasem #DisplacedPersons #dopoguerra #ebrei #Italia #profughi #roma #stranieri #Torino #Unrra

Dokuzentrum NS-Zwangsarbeitnszwangsarbeit@berlin.social
2025-10-01

In #HalternAmSee startet am 11. Oktober eine spannende Veranstaltungsreihe zum Thema #DisplacedPersons.
haltern.live/haltern-am-see/er

Georg Wamhofgewam@mstdn.social
2025-05-30

“Ownership Struggle: Refusenik DPs”
Susan Pedersen on “Lost Souls: Soviet #DisplacedPersons and the Birth of the #ColdWar” by Sheila Fitzpatrick, LRB 5.6.2025
lrb.co.uk/the-paper/v47/n10/su

@histodons @historikerinnen

#histodons #Zeitgeschichte #ContemporaryHistory

Headlines Africaafrica@journa.host
2025-05-14

East Africa: UNHCR and Comesa Forge Strategic Partnership to Enhance Support to Displaced Populations in Southern and Eastern Africa: [UNHCR] &lt;strong&gt;lusaka&lt;/Strong&gt; -- The Common Market for Eastern and Southern Africa (COMESA) and UNHCR, the UN Refugee Agency, today signed Memorandum of Understanding (MoU) to strengthen cooperation and collaboration to find lasting solutions for millions of people forced… newsfeed.facilit8.network/TKlZ #EastAfrica #UNHCR #COMESA #Refugees #DisplacedPersons

Headlines Africaafrica@journa.host
2025-04-30
RainSMediaRadiorainsmediaradio
2025-03-15

ICYMI: RainSMediaRadio News Senator Demands Justice for Displaced Okuama Residents on Anniversary of Their Eviction rainsmediaradio.com/2025/03/se Follow, Like & Share

2025-02-02

There are still cards with the names of #DisplacedPersons waiting for #digitization. Go, go, go!

"Help us build the world’s largest digital memorial to the victims and survivors of Nazism

#everynamecounts is about digitizing the names of victims and survivors of National Socialism. By joining in, you’re actively engaging with the past – and standing up for respect, diversity, and democracy today.

The documents in our archive contain information about the fates of 17.5 million people. We have already scanned them. But to make them visible in our online archive and enable people all over the world to find them there, the information they contain has to be entered into a database – and that’s where we need your help!"

everynamecounts.arolsen-archiv

2025-01-31

#kOSTprobe aus unseren Neuerwerbungen: "Latvian #DisplacedPersons in WW II Germany" – Erinnerungen an die Flucht aus #Lettland und das Leben in #DP-Lagern in Nachkriegsdeutschland (1944-1950) von Gunar Fricksons, Riga 2022 bsb.bayern/9ch07

Cover des Buches "Latvian displaced persons in WW II Germany : stories of flight, DP life, families, and the world around us"
2025-01-28

I might be a bit late but the challenge for the 80th anniversary of is still on until January 31st.

To commemorate International , the are asking volunteers to help digitize a collection of 27,000 – mostly from the Auschwitz . The originals are held in archives in Moscow and Prague.

everynamecounts.arolsen-archiv

Scott 🇮🇱🇺🇦 WILL NOT COMPLYescott@babka.social
2025-01-24
KNOW YOUR RIGHTS!

IF YOU INTERACT WITH ICE:

1. Ask if you are free to leave. If so, you may calmly walk out. 

2. You have the right to refuse consent to a search.

3. You have the right to remain silent. You do not have to discuss your immigration status with anyone, such as about where you were born, whether you are a citizen, or how you entered the country.

4. If you have valid immigration documents, you should show them. Never provide fake documents.

5. If you are arrested, say that you wish to remain silent until speaking with a lawyer.

6. You have the right to record your interaction with immigration agents as long as you do not interfere.
2024-12-02

#kOSTprobe aus unseren Neuerwerbungen: "Jews in #Albania" – Edition von Dokumenten zur Repatriierung jüdischer #DisplacedPersons in #Albanien 1945–1946 aus dem Archiv der Vereinten Nationen, hg. von Bejtullah Destani und Vullnet Meharemi, London 2024 👉bsb.bayern/5nkv6

Cover des Buches "Jews in Albania : the United Nations Archives"
2024-10-23

Weiß zufällig jemand, was “Camp Ferro” in Italien ist/war? Das ist ein Eintrag auf einer Karteikarte des Central Location Index und bezieht sich auf den letzten bekannten Aufenthaltsort einer im 2. WK vermissten Person. Google findet nichts. Es würde mich einfach interessieren, was das ist (evtl. ein KZ oder eine Stadt?)

2024-04-23

"We have to have citizenship otherwise we can't live".

The caption on the "Eksil" (Exile) documentary screenshot reminded me of Hannah Arendt writing about "Stateless People" and how it seems impossible to guarantee human rights for everyone under the nation-state system...

fulcrum.sg/a-cultural-blow-to-

#MaxLane #Eksil #LolaAmaria #IndonesianMovie #HannahArendt #StatelessPeople #Exiles #NeedingCitizenshipToLive #DisplacedPersons

A screenshot from the page linked in the post. It shows and gray-haired man sitting back in a seat with a serious expression on his face. His hand seems to be moving as he is (probably) emphasizing the words in the subtitles: "We have to have citizenship otherwise we can't live." The site's caption on the image is 
> Indonesian filmmaker Lola Amaria’s film, “EKSIL”, has been screening nonstop in a Jakarta mainstream cinema as well as in other commercial cinemas around Indonesia. (Screenshot from Eksil trailer: Forum Film Dokumenter / YouTube)

The #SlovakGovernment on Wednesday approved the extension of temporary protection for people fleeing the war in Ukraine until 4 March 2025. The step is in line with the #EUCouncil decision adopted on 19 October 2023.
#SNFF #SlovakNewsForFediverse #EU #TemporaryProtection #DisplacedPersons #Ukraine

2023-12-20

No paradox of contemporary politics is filled with a more poignant irony than the discrepancy between the efforts of well-meaning idealists who stubbornly insist on regarding as “inalienable” those human rights, which are enjoyed only by citizens of the most prosperous and civilized countries, and the situation of the rightless themselves. Their situation has deteriorated just as stubbornly, until the internment camp—prior to the second World War the exception rather than the rule for the stateless—has become the routine solution for the problem of domicile of the “displaced persons.”
#HannahArendt in #OnImperialism about #HumanRIghts and #StatelessPeople #DisplacedPersons

taz (inoffiziell)taz@squeet.me
2023-11-04
Alois Bergers Buch „Föhrenwald“ erzählt eine ganz andere Heimatgeschichte. Sie handelt von vertriebenen Juden in einer Siedlung südlich von München.#Juden #Vertreibung #DisplacedPersons #Bayern #Nationalsozialismus #Buch #Kultur #Schwerpunkt
Buch über vertriebene Juden: Das Schtetl in Oberbayern

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