#Cisl

General Strike Nowstrike@libranet.de
2025-12-06

ACI Global Servizi S.p.A. and ACI Mobility announce that the National Secretariat of Filt CGIL has joined the general strike proclaimed by the ...

The Secretary General of the CGIL, Maurizio Landini, will participate in Florence. The concentration will be in Piazza Santa Maria Novella at 9 a.m., procession and concluding rallies in Oltrarno#MinisterodellaGiustizia #CISL #AutomobileClubdItalia #Roma #MaurizioLandini #CGIL
General strike of the CGIL on Friday 12 December: exempt categories and no curtailment

𐌐𐌀Ꝋ𐌋Ꝋ :antifa:steek_hutzee@mastodon.uno
2025-12-03

Dopo l'ennesimo tentativo fallito di riaprire il tavolo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto dal 2019, e a fronte di un sistema premiante giudicato inaccettabile, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs proclamano per il 5 dicembre uno sciopero nazionale di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori Ikea, con manifestazione e presidio davanti alla sede di Carugate (Milano).

ansa.it/lombardia/notizie/2025

#IKEA #Sciopero #5dicembre #Carugate #Cgil #Cisl #Uil

General Strike Nowstrike@libranet.de
2025-12-03
From ships and planes to shipping under Christmas: all strikes in December - Il Sole 24 ORE#Vueling #AirFrance #FAO #CISL #COBAS #CGIL
From ships and planes to shipping under Christmas: all strikes in December

"Il videomessaggio sul grande schermo di #KajaKallas alla “Maratona per la #Pace” della #CISL, nel quale dice che “se vogliamo la pace dobbiamo prepararci alla #guerra” sembra tratto da una pagina di 1984 di #GeorgeOrwell."

#capitalismo #27novembre #NoReArm #Peace

volerelaluna.it/controcanto/20

General Strike Nowstrike@libranet.de
2025-11-23
... general strike against the manoeuvre itself. Taking to the streets will be the grassroots unions Cobas, Usb, Sgb and Cub, which have proclaimed ...#MaurizioLeo #GiorgiaMeloni #ForzaItalia #Montecitorio #Senato #FerroviedelloStato #CISL #MinisterodeiTrasporti #UIL #COBAS #CGIL
From transport to school: Friday marks the first strike against the manoeuvre
Sempre e per sempre dalla stessa parteandream94.wordpress.com@andream94.wordpress.com
2025-11-08

CCNL Enti Locali, firmata la miseria salariale

di Federico Giusti, delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo, da World Politics Blog Aumento medio del 5,78% contro un’inflazione del 17%, con perdita netta di potere d’acquisto. Norme peggiorative su orari e progressioni, spinta al welfare aziendale e indebolimento delle RSU sanciscono il trionfo dello strangolamento delle retribuzioni. […]

andream94.wordpress.com/2025/1

General Strike Nowstrike@libranet.de
2025-11-08

General strike on 12 December against the manoeuvre. The Cgil chooses the hard line against government policies. The 'emergency' is to increase ...

The CGIL will take to the streets against the manoeuvre, this time without the UIL and burning by one day the initiative of the CISL, which on 13 December organised a large demonstration in Rome for the 'Pact for Responsibility'#MatteoSalvini #GiorgiaMeloni #MaurizioLandini #UIL #CISL #CGIL
CGIL strike on 12 December, CISL demonstration on the 13th: unions split

joe•iuculano :mastodon:iuculano@masto.ai
2025-10-26

«After sustained pressure, #IUF affiliates Filcams #CGIL, Fisascat #CISL and #Uiltucs won a historic first company-level #CollectiveAgreement at #McDonalds #Italy. The agreement, which is a significant win for #workers, comes after the #Italian #unions organized strikes and other actions.

The agreement will apply to around 4,000 directly employed workers in McDonald’s company-owned and operated restaurants from January 1, 2026.»

iuf.org/news/italy-historic-wi

𐌐𐌀Ꝋ𐌋Ꝋ :antifa:steek_hutzee@mastodon.uno
2025-10-05

#Meloni (contestata) attacca ancora la #CGIL. Pressing #Lega: subito norme anti-sciopero.

La strategia è quella di attaccare #Landini. Il tentativo è di spaccare il fronte sindacale: la premier vorrebbe provare a scrivere le nuove norme anti-sciopero con la #Cisl (l’operazione di #Sbarra al governo è servita a questo), isolando la Cgil. La prossima settimana la Lega dovrebbe depositare la proposta di legge in commissione #Lavoro.

@attualita

ilfattoquotidiano.it/in-edicol

#GiorgiaMeloni #Sciopero

𐌐𐌀Ꝋ𐌋Ꝋ :antifa:steek_hutzee@mastodon.uno
2025-08-26

“Condotta antisindacale e accordi con la Cisl contro i lavoratori”: denunciata la ditta del capo di #Confindustria Sicilia.

Il ricorso della Fillea Cgil contro la #Cosedil di Gaetano Vecchio, impegnata nella realizzazione di cantieri milionari sull'isola.

ilfattoquotidiano.it/2025/08/2

#Sicilia #Sindacati #Fillea #Cgil #Feneal #Uil #Filca #Cisl

Nel Cub gli studenti hanno una posizione non più subordinata, ma di partecipazione in prima persona

Tra il 1966 ed il 1967 la congiuntura economica è superata ma l’accettazione dei sacrifici imposti al mondo del lavoro aveva solo rinviato problemi e difficoltà che proprio allora sarebbero riemersi con forza. Riprende così un ciclo di lotte che ha al suo interno due caratteristiche fondamentali: da una parte, le sigle sindacali promuovono i cosiddetti scioperi per le riforme, e cioè rivendicazioni che insistono particolarmente sulla necessità che le imprese si impegnino ad effettuare investimenti sociali (casa, servizi sociali, trasporti urbani, ospedali, miglioramenti dei luoghi di lavoro); dall’altra, all’interno di una parte del mondo operaio, si afferma una tendenza che cerca di superare la funzione mediatrice del sindacato aprendo così una fase in cui la lotta per l’inclusione all’interno della modernizzazione viene cercata possibilmente attraverso lo strumento dell’autonomia; ed è su questa base, infatti, che il movimento studentesco cerca un contatto.
In particolare, l’esperienza dell’autonomia operaia si concretizza a Milano. A seguito di numerosi ma inconcludenti scioperi prevalentemente mossi dalla richiesta di abolizione delle gabbie salariali, alcuni operai – tra i quali vi sono anche iscritti a Pci e sindacati – della Pirelli (Bicocca), il più grande stabilimento italiano di lavorazione della gomma, decidono di dare vita ad una struttura organizzativa autonoma, costruita su base di classe e pensata per portare avanti un’azione di massa in vista del potere operaio: si tratta del Comitario unitario di base (Cub). Ora, i fondatori del Cub Pirelli di Milano sembrano dare concretezza alle proposte avanzate dagli studenti attraverso un rifiuto delle rappresentanza tradizionale ed un’apertura totale verso il movimento studentesco: “Nel Cub gli studenti hanno una posizione non più subordinata, ma di partecipazione in prima persona al lavoro operaio, che è lavoro politico, e in quanto tale non ammette divisioni di categorie. […] Un corretto rapporto dentro il comitato di fabbrica esige quindi una responsabilità equiparata, che vuol dire elaborazione e scelta collettiva della tattica, degli strumenti e dei tempi di lotta. Per arrivarci, all’interno del Cub sono decisamente respinti: a) l’operaismo, che attraverso il mito dell’“operaio in quanto tale”, condiziona lo studente in una prudente posizione di inferiorità e ne limita l’intervento e l’azione; b) l’autonomia tra Ms [Movimento studentesco] e movimento operaio, formula portata avanti dal Pci e dalla Cgil per conservare l’“egemonia” sulla classe operaia ed evitare che l’unità studenti-operai all’interno di un organismo possa scavalcarli” <185.
Il rifiuto della rappresentanza sindacale era legato al fatto che il sindacato non avrebbe potuto realisticamente rappresentare gli interessi dei lavoratori perché «integrato» all’interno del sistema. Così come per buona parte degli studenti, il Pci perdeva la sua forza di rappresentanza perché partito di opposizione parlamentare, allo stesso modo il sindacato, come organo di mediazione, finiva per non rappresentare fino in fondo gli interessi degli operai, rendendo l’autorappresentanza l’unica soluzione: “Il sindacato gestice il contratto e propone la lotta sempre per arrivare a delle contrattazioni e dopo che c’è stato un avvio di trattative. Il sindacato di fatto è nella logica del sistema capitalistico, perché tende a stringere ed esaurire la combattività operaia tra l’avvio e la conclusione delle trattative. Il Cub non ha cercato né lo scontro né l’incontro con il sindacato poiché si pone su un altro piano: l’impostazione politica dei problemi e la conduzione politica della lotta, di fatto, superano la gestione puramente sindacale” <186.
Strutture di questo genere iniziano progressivamente a formarsi in altre aree urbane, al Nord (Pavia, Trento, Porto Marghera) e al Centro (Bologna, Pisa, Firenze, Roma) e minimamente al Sud (Napoli), ma ciò che è più importante è che esse danno luogo a forme di protesta che marginalizzano il protagonismo dei sindacati attraverso nuove modalità di sciopero – a gatto selvaggio, in cui sezioni diverse della catena di montaggio si fermano a tempi alterni, a scacchiera, in cui gruppi di lavoratori si astengono in momenti diversi dal lavoro, a singhiozzo, in cui l’astensione è cronologicamente limitata – le quali danno concretamente la sensazione della possibilità di una rivolta dagli esiti incerti ma difficilmente gestibile.
Autorappresentanza, unità tra studenti ed operai, autonomia da partiti e sindacati, lotta in vista della presa del potere: l’immagine che emergeva dai documenti degli studenti e degli operai nonché i servizi che la televisione era solita trasmettere circa lo stato di agitazione nelle università e nelle fabbriche potevano realisticamente restituire l’idea di una società a rischio di rivoluzione.
A questo punto, però, le ricostruzioni storiografiche tendono in buona parte a descrivere l’evoluzione successiva della storia del Sessantotto particolarizzando lo scontro iniziato. Questo avviene attraverso due constatazioni. La prima riguarda la considerazione che, nonostante l’insistenza sull’autonomia e sulla possibilità della rivoluzione, le elezioni del 19 maggio segnano una lieve crescita dei consensi al Pci – il quale passa dal 25,2% al 26,9% <187. La seconda attiene il fatto che le corrispondenze e le complementarità che si possono notare sulla base dei documenti citati, in sostanza, l’ipotesi rivoluzionaria nella forma di una sinergia tra studenti ed operai, non riesce a reificarsi in nessuna struttura permanente, accettabilmente funzionante e capace di drenare consenso. Si può infatti notare come, ad esempio, alla fase di apogeo del Sessantotto, cronologicamente compresa tra marzo e giugno, venga fatto immediatamente seguire il suo tramonto nell’autunno dello stesso anno, quando il movimento non riesce a stabilizzarsi e l’attivismo si sposta prevalentemente all’interno delle fabbriche o si struttura in organizzazioni rivoluzionarie minoritarie. Il Convegno nazionale del movimento studentesco che si tiene a Venezia tra il 2 e il 6 settembre suggella la crisi di crescita iniziata nella primavera precedente e rappresenta l’ultima occasione in cui si discute a partire da un’appartenenza collettiva e di movimento <188.
Il problema ermeneutico che si pone davanti ad un’interpretazione del genere è valutare se il criterio scelto della mancata stabilizzazione sia effettivamente il più adeguato a giustificare la fine di questo evento e, dunque, l’inizio di un’altra storia. A noi sembra, invece, che vi sia un limite evidente a questa impostazione, un limite che rischia di specificare inopportunamente la storia del Sessantotto che, legata così alla visibilità del conflitto sociale nel mondo operaio ed universitario, compromette l’equilibrio complessivo della ricostruzione storica. Raccogliendo quanto abbiamo osservato nel capitolo precedente, infatti, si nota come a partire dall’anno 1968 soggetti diversi di una società si mettano indiscutibilmente in movimento in uno scenario tale da rendere la protesta studentesca ed operaia solo la parte più visibile di una «militanza civile» più larga. In altri termini, le questioni che si pongono attengono alla capacità di comprendere cosa sia il Sessantotto e, conseguentemente, quando il 1968 diventi il Sessantotto.
[NOTE]
184 Viale, Il 68, cit., pp. 56-57.
185 Lotta alla Pirelli, a cura di Cub Pirelli di Milano, in «Quindici», 1969, 16, citato in Balestrini – Moroni, L’orda d’oro 1968-1977, cit., p. 290.
186 Lotta alla Pirelli, a cura di Cub Pirelli di Milano, in «Quindici», 1969, 16, citato in ivi, p. 294.
187 ASE, Ministero dell’Interno.
188 Bobbio, Lotta continua, cit., p. 4; Viale, Il 68, cit., p. 69.
Andrea Bertini, Una sola moltitudine. Rivoluzione e modernizzazione alle origini del Sessantotto, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2013-2014

Nelle lotte si diffonde l’uso dell’assemblea “per imporre ad un sindacato ormai disponibile una gestione di base della vertenza, ed in particolare il proseguimento degli scioperi durante le trattative e forme di agitazione più incisive” <46, elementi che saranno generalizzati dal sindacato durante la tornata contrattuale dell’autunno 1969. Le battaglie che più di altre conferiscono al movimento una spinta innovativa, restano quelle portate avanti in tre casi: alla Pirelli di Milano, alla Candy di Monza ed alla FIAT di Torino, dove si sperimentano nuovi obiettivi rivendicativi e nuove forme di lotta. Alla Pirelli, che da sola monopolizza il settore italiano della gomma, dopo un criticato accordo stipulato nel febbraio 1968, ripartono diverse fermate spontanee contro l’aumento dei ritmi e per la rivalutazione del cottimo. Parallelamente, in estate, alcuni giovani attivisti sindacali dissidenti danno vita ad un organismo autonomo, il Comitato Unitario di Base (CUB) Pirelli che spinge alla mobilitazione di reparto ed accusa di burocratismo i sindacati <47. A settembre la CGIL, nonostante accetti e promuova le fermate di reparto (contrariamente alla CISL e alla UIL), ne lascia l’iniziativa all’azione diretta degli operai, che giungono, per reazione ad alcune serrate parziali, a bloccare spontaneamente l’intera fabbrica, il 1° ottobre, ed a ripetere l’iniziativa solo una settimana dopo. Le assemblee di fabbrica in dicembre decidono per lo sciopero del rendimento, che, oltre ad introdurre una forma di lotta innovativa, punta alla riduzione permanente del ritmo di lavoro. La vertenza termina con un accordo sindacale, molto
contestato, che prevede l’aumento del guadagno di cottimo, la comunicazione dei tempi parziali e l’istituzione dei comitati di cottimo. Pur non incidendo sulla riduzione dei ritmi, quello della Pirelli è uno dei primi accordi che istituisce una qualche forma di delegato sindacale decentrato (in questo caso adibito al controllo del sistema di cottimo). La fine della vertenza non pacifica la situazione in fabbrica, tanto da costringere la CGIL ad aprire nel luglio del 1969 una nuova vertenza aziendale.
[NOTE]
46 Reyneri, op.cit., p.859
47 I CUB, come altri organismi operai autonomi, nascono da nuclei di lavoratori delusi dalla linea e dalla gestione sindacale della lotta. Essi stringono rapporti molto forti con gruppi di studenti e militanti delle formazioni della sinistra extra-parlamentare, assumendo una forte connotazione politica. La formazione politica che assimila al suo interno i CUB, spingendo per la loro costituzione in altre fabbriche, sopratutto lombarde, è Avanguardia Operaia, nata nel dicembre 1968.
Lorenzo Alba, Il “punto di flesso”. Lotte operaie e contrattazione dal 1968 al 1973, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Firenze, Anno Accademico 2009-2010

#1968 #AndreaBertini #CGIL #CISL #contrattazioni #CUB #fabbriche #LorenzoAlba #Milano #operai #PCI #Pirelli #sciopero #sindacati #studenti #UIL #universitari

Per quanto riguarda il Movimento giovanile democristiano, l’irrigidimento era palpabile

Gli eventi che vanno dal V congresso Dc di Napoli all’VIII convegno nazionale giovanile (Firenze, giugno 1955) sono come inscritti in un «piano inclinato», ove la «mutazione genetica» della Dc con l’andata al comando della «seconda generazione», quella di Iniziativa democratica, contribuisce ad accelerare le differenziazioni e, in una parte consistente, anche la dispersione di un patrimonio politico-culturale di generazione. Di fronte a un segretario, Fanfani, autoritario e organizzativista, accusato di voler usare il Movimento giovanile solo in senso attivistico-propagandistico, stanno ormai questi giovani che, in vario e articolato modo, gli si oppongono da «sinistra».
L’ultimo numero de «La Base» esce il 30 luglio 1954. Non è una chiusura imposta dall’altro, anche se nelle prime settimane di quello stesso anno la Direzione democristiana aveva affermato l’inammissibilità che su problemi di primaria importanza fossero espresse tesi non in linea col partito <678. Nonostante l’ingresso nel partito della seconda generazione di Iniziativa democratica e di alcuni elementi della terza, la Democrazia cristiana stentava a rinnovarsi e l’attivismo fanfaniano non si traduceva, per i basisti, nella costruzione di un moderno partito. A giudizio della Base era mancata, dopo il 7 giugno 1953 e il Congresso di Napoli, una riflessione profonda che non si riducesse unicamente alla difesa dell’unità del partito. Questo irrigidimento era d’altronde presente anche nel mondo cattolico. Nel 1954 Mazzolari tornava ad essere oggetto delle attenzioni del Sant’Uffizio: il 28 giugno il cardinale Giuseppe Pizzardo gli aveva vietato di predicare al di fuori della propria parrocchia. Un altro intervento punitivo fu rivolto contro don Milani, trasferito da Calenzano nel piccolo centro di Barbiana. Infine il presidente della Giac [Gioventù Italiana di Azione Cattolica], Mario Rossi, era costretto alle dimissioni.
Per quanto riguarda il Movimento giovanile, l’irrigidimento era palpabile: oltre al già citato deferimento ai probiviri di Arnaud, all’inizio del 1955 la Direzione, dopo la relazione di Fanfani sulle «questioni disciplinari», decide anche il deferimento di Amos Ciabattoni, reo, insieme al delegato regionale del Lazio Signorello, di aver diffuso un documento riservato assai critico sulla Dc e sul Movimento giovanile <679 di cui è venuta in possesso «l’Unità» che «ne ha tratto motivo per critiche al partito» <680.
Sul caso Rossi si esprime anche il quindicinale della Base con un articolo di Dorigo e con una lettera di Magri. Questa l’interpretazione del primo: “Il prof. Gedda sta giocando grosso e con l’avventato dilettantismo che distingue il suo comportamento in ogni campo ha voluto ad ogni costo far precipitare la situazione: si tratta, com’è chiaro, di una incosciente sfida alla stragrande maggioranza dei cattolici, i quali sanno vedere nel provvedimento preso nei riguardi generali della Gioventù cattolica lo squillo d’allarme più prepotente. […] Non è difficile né azzardato infatti collegare il siluramento di Rossi, come già quello di Carretto e dei suoi immediati collaboratori nell’ottobre del 1952, con la tenace, consapevole e logica resistenza della Gioventù d’Azione cattolica, in tutti i suoi quadri centrali e periferici, ad un andazzo che, precostituendo illecitamente in sede religiosa e con strumenti religiosi (tale è l’Azione Cattolica) scelte politiche di enorme portata, vuole imporre alla Dc, attraverso vie e uomini ben noti nella Dc, quella vera e propria strada sull’abisso alla quale l’apertura a destra e l’alleanza con le destre reazionarie monarchico-fasciste ci inchioderebbe senza possibilità di ritorno” <681.
Nella rubrica della rivista, “Voci dalla base”, si rendeva noto che la maggior parte delle lettere pervenute alla redazione conteneva pareri simili a quelli espressi da Dorigo. Nella sua lettera Magri analizza invece il comportamento della stampa di destra sul “caso Rossi”: “I quotidiani della destra hanno voluto affrontare la questione nel suo complessivo significato, anche religioso. Ed è questo molto significativo perché rivela l’intenzione precisa di compiere una identificazione semplice tra una determinata linea politica e la stessa ortodossia religiosa. È tutto lo zelo dei cattolici ferventi, la assillante preoccupazione per la salvezza della dottrina, la smania dell’ortodossia che, con un evidente equivoco delle competenze e di capacità i commentatori politici dei giornali reazionari invocano contro il modernismo e il deviazionismo in cui “necessariamente” cadono, a loro avviso, i giovani” <682.
In un documento “riservato” firmato Berlinguer, segretario della Fgci, e inviato a Luigi Longo, viene notato come proprio il caso Rossi abbia aperto un interessante dibattito «nonostante l’ingiunzione al silenzio dell’Osservatore Romano, sul periodico cattolico milanese La Base», «che si propone evidentemente di coordinare il movimento di diffuso malcontento esistente contro Gedda e di raggrupparlo attorno al gruppo più avanzato dei cattolici milanesi, così come ci è stato indicato in un colloquio che abbiamo avuto» <683.
È ancora Berlinguer, cogliendo l’occasione del “caso Rossi”, a scrivere a tutte le sezioni italiane della Fgci indicando che “la crisi della GIAC è uno degli aspetti del disorientamento esistente nel mondo cattolico in generale nel quale si combattono interessi diversi. Ad esempio vi è già fra i dirigenti giovanili ed anche tra alcuni anziani e sacerdoti la preoccupazione di trovare un accordo con noi. Per quanto riguarda i dirigenti diocesani noi abbiamo notizia che hanno espresso solidarietà al Rossi quelli del Piemonte, della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia Romagna, di Siena, di Perugia e di Napoli. Posizioni di solidarietà si sono avute nella FUCI, nei Gruppi giovanili DC, tra i giovani delle
ACLI e della CISL […] la crisi della GIAC non ci ha preso alla sprovvista in quanto i motivi di contrasto, seppur in modo impreciso, li avevamo analizzati e non si può escludere che in parte al maturarsi dei contrasti tra i giovani cattolici abbia contribuito anche l’azione unitaria che da tempo andavamo sviluppando. La nostra posizione dopo la crisi di direzione è stata di simpatia e di cautela al centro e su scala provinciale, ricercando il contatto e la discussione, e di aperto intervento alla base, nel senso che abbiamo indicato la necessità che i giovani comunisti si recassero negli oratori della GIAC per discutere la questione” <684.
Quella che doveva essere una temporanea chiusura estiva, era divenuta per «La Base» una chiusura comunque definitiva. Qualche settimana più tardi veniva a mancare De Gasperi. Con la morte del leader trentino mutavano anche i rapporti di forza all’interno del partito; il successo di Iniziativa democratica si era tradotto nella vittoria di una corrente piuttosto che in un profondo cambiamento. Dietro la chiusura de «La Base» c’erano senza ombra di dubbio le pressioni di Fanfani, che avevano costretto i basisti a chiudere l’omonimo quindicinale e inaugurare una nuova esperienza editoriale, «Prospettive», come mezzo per difendere i valori dell’antifascismo, del rinnovamento del partito, della costruzione dello Stato democratico, della lotta ai monopoli e di un diverso anticomunismo. «Senza la collaborazione fra masse cattoliche e masse comuniste – scrivono ad esempio già nel secondo numero i redattori – la Resistenza non avrebbe avuto, come invece ha avuto, il significato di un risveglio della coscienza nazionale per la edificazione di un nuovo Stato»; «ora, nello escludere il comunismo italiano e nel mantenerlo fuori dallo Stato – proseguono – bisogna obiettivamente tenere conto che si esclude una forza componente della sua costituzione» <685.
[NOTE]
678 La Direzione, infatti, riteneva «assolutamente al di fuori di una seria vita democratica del Partito, la tendenza che va diffondendosi, di iniziative da parte di singoli o di gruppi di iscritti per la pubblicazione di fogli periodici rivolti soprattutto ad una polemica interna che assume talvolta asprezze tali da essere giustificata soltanto se fosse rivolta contro i nostri più violenti avversari. È urgente ricordare a tutti che la stampa di Partito per svolgere un’azione costruttiva deve essere legata a precise responsabilità di organi di Partito e mai alla fluida responsabilità di uno o pochi iscritti che agiscono senza un preciso mandato ufficiale»; ASILS, Dc, Dn, s.28, f.22, Verbale della riunione del 2 agosto 1954.
679 Nel documento firmato da Ciabattoni si sosteneva che «Da lungo tempo andava maturando la grave crisi del Movimento giovanile. Anzi, per usare una espressione più aderente alla realtà, da parecchio si sentiva l’esigenza di concludere, con grande cautela, ma ad ogni costo, il travaglio del Movimento giovanile. Dopo gli ultimi avvenimenti politici, infatti, si era maggiormente acuito il contrasto e il distacco tra il centro Nazionale e la Periferia (ciò anche per esplicita ammissione degli stessi Dirigenti Nazionali) e l’immobilismo tradizionale non trovava, ormai, più scusanti. […] I numerosi “ma che succede” e i “ma che cose dobbiamo fare” della periferia crediamo debbano essere tacciati. Non in un modo qualsiasi. Ma nell’unico modo dovuto: con poche parole e molti fatti, e soprattutto idee molto chiare. Non vorremmo si dimenticasse, nel frattempo, la precisa funzione del “reggente”: organizzare entro novanta giorni il convegno. Senza cioè possibilità di impostazioni determinate, avendo il Comitato affermato a maggioranza che resta valido l’impegno di sottoporre alla discussione del Convegno nazionale la linea politica e organizzativa fino ad oggi seguita dalla Direzione del Movimento. […] Alcune esigenze: legare la fiducia ai Dirigenti Nazionali e all’Esecutivo in carica […] Indipendenza del Movimento giovanile DC da ogni forma di “corrente” interna di Partito. […] Garanzia di libera azione al di fuori della semplice organizzazione del Partito. […] già nel Comitato Nazionale di Anzio del febbraio 1954, l’esigenza di una totale revisione della linea politica e organizzativa del Movimento era apparsa evidente. […] è cosa nota se si afferma che il nuovo Esecutivo non ha risolto nessun problema. I gruppi giovanili debbono infine rappresentare il punto di contatto più facile e più vicino con tutte le organizzazioni giovanili operanti»; cfr. ASILS, Dc, Dn, s.31, f.21, Verbale della riunione del 7 gennaio 1955.
680 Ibidem.
681 W. Dorigo, La sostituzione di Rossi alla Giac, in «La Base», n.7, 5 aprile 1954.
682 L. Magri, Nessuna complicità dei giovani, in «La Base», n.9, 5 maggio 1954.
683 APCIG, carte Fgci, b. 1954/2, f. 0423-2559, Note sul nostro lavoro verso i giovani cattolici, s.d. «La linea di azione che ci siamo fissati – prosegue il documento – nei giorni della crisi della Giac ci pare oggi ancora valida: appunto perché tra i giovani della sinistra cattolica vi è confusione e talvolta indecisione e timidezza, appunto perché vi è una situazione tale da prestarsi alle manovre degli ecclesiastici e di taluni uomini politici democristiani, occorre intervenire dall’esterno e dall’interno per rendere più rapido il processo di chiarificazione, per rendere più rapido il processo di chiarificazione, per incoraggiarli a resistere e a lottare dentro le fila del movimento democristiano. Un’azione più ampia verso al gioventù cattolica veniva iniziata dopo le note vicende della destituzione del dott. Rossi e della direzione centrale della GIAC. In questa occasione il Comitato Centrale, molte Federazioni e numerosi circoli svilupparono un lavoro di orientamento e di informazione verso la gioventù cattolica. Il risultato del lavoro svolto in questo periodo aveva anche un valore interno: infatti una maggiore sensibilità della gioventù comunista per il lavoro verso la gioventù cattolica è stata segnalata dopo questo periodo quasi ovunque. Il 18-19 giugno si riuniva a Perugia il Comitato Centrale della FGCI che, sulla base delle ultime nostre esperienze e delle indicazioni fornite dal compagno Togliatti al Comitato Centrale del Partito, impegnava tutta l’organizzazione della gioventù comunista a intensificare il lavoro per l’intesa fra la gioventù comunista e la gioventù cattolica. Nel corso di questi mesi, nonostante il massiccio intervento delle gerarchie ecclesiastiche e dei dirigenti fanfaniani della DC, si avevano numerosi casi di collaborazione su problemi diversi e in numerose città tra giovani dell’A.C. e democristiani e la gioventù comunista. Significative sono le adesioni di giovani dirigenti cattolici alla lotta in difesa della pace, contro la CED e il riarmo tedesco a Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna, Forlì, Siena, Trento, Bari, Messina, Rovigo».
684 APCIG, carte Fgci, b. 1954/2, f. 0423-2559, Lettera di Enrico Berlinguer alle sezioni della Fgci, s.d.
685 Provvedimenti anticomunisti, in «La Base», n.2-3, 25 dicembre 1954.
Andrea Montanari, Il Movimento giovanile della Democrazia Cristiana da De Gasperi a Fanfani (1943-1955), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Parma, 2017

#1953 #1954 #1955 #ACLI #AmintoreFanfani #AmosCiabattoni #AndreaMontanari #AzioneCattolica #Base #cattolici #CISL #DC #don #EnricoBerlinguer #FGCI #FUCI #GIAC #giovani #giovanile #gioventù #MarioRossi #Milani #Movimento #PCI

RØb€rtO #FBPE #USoE #BanXrobertolamela.bsky.social@bsky.brid.gy
2025-07-21

Chiamare “sindacato” la #Cisl guidata dalla camerata Daniela Fumarola #CislNazionale è un insulto alla storia del movimento operaio. Oggi è solo un comitato elettorale di #FdI, altro che difesa dei lavoratori.

Massimo MarcianoMassimoMarciano
2025-07-19

«, imprescindibile»: da () a ()

Il presidente dell' delle si congratula per la rielezione della segretaria e per il motto scelto per il

metropoli.online/partecipazion

Zazoom Social Newszazoom
2025-07-17

- Schlein in prima fila alla Cisl: un segnale forte. Fumarola invita a un patto di responsabilità per un futuro condiviso e stabile.

ift.tt/AI7MyYD

2025-06-12

La #cisl ha boicottato I #referendum
La cisl e' stata premiata da #meloni. #Sbarra #sottosegretario al sud.. cos'altro aggiungere?
#diritti #lavoroPovero

L’Italia stava alimentando la ripresa produttiva con meccanismi inflazionistici

A rendere drammatica la situazione del nostro paese è una congiuntura a livello internazionale, di proporzioni tali da far parlare di fine dell’Età dell’oro, secondo l’espressione adoperata dallo storico inglese Eric Hobsbawm <45 per indicare l’epoca che va dalla ricostruzione del dopoguerra alla crisi energetica del 1973, uno scenario dalle conseguenze politiche e sociali non minori di quelle indotte dal ‘68.
L’aumento dei prezzi del petrolio, imposto dai paesi produttori, innescò una spirale recessiva che portò al rapido esaurirsi del miracolo economico, chiudendo forse definitivamente un periodo che aveva permesso alla nostra economia di crescere a un tasso di circa il 6% annuo, trasformando l’Italia da paese povero in ricco. È un’inversione di tendenza complessiva nell’economia occidentale, ma ancora più nella cultura stessa degli anni Sessanta, con la rottura di quella fiducia nello “sviluppo senza limiti” ben simboleggiata dalla corsa alla conquista dello spazio, culminata con lo sbarco sulla Luna del 1969.
Un contesto internazionale turbolento: crisi del petrolio e del sistema dei cambi Antefatto e annuncio di questa svolta epocale è la crisi monetaria internazionale del 1971, sancita dalla fine del sistema istituito nel 1944 a Bretton Woods. Il 15 agosto 1971 a Camp David il presidente americano Richard Nixon sospende la convertibilità del dollaro per fronteggiare la riduzione delle riserve auree, sotto le crescenti difficoltà indotte dalla Guerra del Vietnam, dalla spesa pubblica e dal debito. Alla decisione si accompagna la svalutazione del dollaro rispetto alle monete europee, fatto che entro un anno porta gli stati della Comunità Economica ad istituire il cosiddetto Serpente monetario, ovvero un sistema di fluttuazioni predeterminate e circoscritte attorno alla parità delle singole valute. Il Serpente non ottenne però i risultati sperati, sia per l’incapacità da parte degli stati di contenere le fluttuazioni, sia per il sostanziale disaccordo tra loro sulla strategia comune da mantenere per affrontare la situazione quando di lì a poco sarebbe precipitata. La crisi petrolifera del 1973 provocò il consistente e generale aumento dei prezzi che spinse a fluttuazioni dei cambi oltre il margine del 2,25% stabilito. Diversi paesi dovettero allora far ricorso a uscite e ingressi temporanei. La Lira, uscita nel febbraio 1973, vi rientrò solo nel 1979, alla vigilia dell’entrata in funzione del Sistema monetario europeo.
A trascinare il mondo in una crisi petrolifera senza precedenti fu il conflitto arabo-israeliano riesploso il 6 ottobre 1973 con la Guerra dello Yom Kippur. La questione irrisolta dei territori che lo stato ebraico aveva annesso nel ’67 durante la Guerra dei sei giorni (Sinai, Alture del Golan e Cisgiordania), si intrecciò con la difficile situazione economica in cui versavano l’Egitto, del presidente Anwar Sadat, succeduto nel 1970 ad Abdel Nasser, e la Siria del pesidente Hafez al-Assad. Entrambi i dittatori, esponenti del nazionalismo laico panarabo, erano stretti fra la pressione delle opposizioni religiose interne e quella delle fasce più istruite della popolazione, supporto principale al loro potere, che spingevano per riconquistare i territori sottratti da Israele. Quando, con la conferenza di Oslo, le grandi potenze decisero di mantenere lo status quo in Medioriente, Sadat e Assad si risolsero per un attacco a sorpresa contro Israele. In ventidue giorni di combattimento morirono circa quindicimila soldati, duemila dei quali israeliani, e ne rimasero feriti quasi 40 mila. Lo stato ebraico riuscì a respingere l’offensiva e la trattativa di pace con l’Egitto segnò la normalizzazione dei rapporti tra le due nazioni. I paesi arabi produttori di petrolio, intanto, in risposta all’aiuto americano concesso ad Israele, cominciarono un embargo verso gli Stati Uniti e diversi altri alleati occidentali che sarebbe durato fino al 1974. Proprio adoperando come pretesto la penuria di greggio determinata da questo boicottaggio, i paesi aderenti all’Opec, l’Organizzazione dei produttori di petrolio, a fine 1973, decisero di quadruplicare il prezzo del greggio. E questo provocò la crisi energetica all’origine della svolta di lungo periodo. Da allora, una serie di aumenti portarono il prezzo nel 1980 oltre i 30 dollari al barile, ovvero dieci volte quanto si pagava nel 1973. Solo a fine anni Ottanta il petrolio tornò a costare in termini reali come nel 1974.
Nella graduatoria della dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento del petrolio, l’Italia era seconda solo al Giappone, con l’80% del fabbisogno di energia coperto totalmente da greggio di importazione. L’impennata petrolifera ebbe due conseguenze principali sui paesi industrializzati: la spinta inflazionistica e un peggioramento strutturale della bilancia dei pagamenti. Fattori tanto più veri per l’Italia, dove il tasso di inflazione arrivò presto a superare il 20%, come sottolinea l’economista Riccardo Parboni <46.
Dietro l’immagine del sacrificio nazionale degli italiani che di buon grado sciamano per strada nelle domeniche a piedi, in un tentativo di quasi autarchia per farcela a mantenere il benessere conquistato, prende corpo la realtà di una società sotto pressione di elementi formatisi in tempi diversi, pronta a ribollire tra conflitti e tensioni, dallo stragismo al terrorismo, dai rapporti industriali e sindacali alla gestione delle istituzioni, dalla liberalizzazione dei costumi alle riforme.
Si delinea così un nuovo contesto sociale in cui c’è una ridefinizione delle classi e del loro ruolo.
“Altri paesi europei avevano già avviato politiche restrittive, mentre l’Italia stava alimentando la ripresa produttiva con meccanismi inflazionistici accompagnati dal deprezzamento della Lira”, scrive Guido Crainz <47, “Lo shock è quindi più grave che altrove, con un enorme disavanzo della bilancia commerciale e un aggravio drastico dell’inflazione”.
Combattere l’inflazione e potenziare il welfare: un equilibrio quasi impossibile
Il balzo del 400% del petrolio, dunque, determinò un repentino rialzo dell’inflazione, dal 5,7% del 1972 verso la costante a due cifre che durerà a lungo, fino agli anni Ottanta. Già nel 1975 il tasso annuo sarà superiore al 20%, di pari passo con il crollo degli investimenti, la caduta del Pil e del reddito nazionale. A fine ’73 i prezzi interni aumentarono del 21,4% per i consumi e del 28,5% per gli investimenti, mentre i prezzi delle importazioni volarono del 57%, meno compensati da quelli delle esportazioni, cresciuti di un 36,6% che comunque consente di dire che l’inflazione attenuò gli effetti della crisi energetica, rivalutando i beni oggetto di scambio con il petrolio.
“Le inevitabili restrizioni fiscali e monetarie adottate nel 1974 – ricorda ancora Guido Crainz <48 – portarono il paese alla fase più drammatica della stagflazione”, il termine coniato allora per indicare la contemporanea presenza di un’attività produttiva che non cresce (stagnazione) e di un persistente aumento dei prezzi (inflazione). “Fino ad allora la coesistenza di questi due fenomeni era difficilmente spiegabile per gli economisti, che ritenevano la crescita dei prezzi una forma di male necessario per sostenere lo sviluppo dell’economia” <49.
Per recuperare i salari erosi dall’inflazione intervenne l’accordo sulla Scala mobile definita “pesante”, siglato a inizio 1975 tra la Confindustria guidata dall’avvocato Giovanni Agnelli e i tre sindacati confederali, CGIL, CISL, UIL. Il nuovo sistema di rivalutazione automatica degli stipendi dei lavoratori dipendenti tutelava l’80% medio del salario operaio, al lordo delle imposte, ed era basato su un punto di contingenza definito “pesante” in quanto non più differenziato a seconda della categoria, della qualifica, dell’età, ma uguale per tutti, frutto proprio della politica dell’egualitarismo sindacale favorita anche dalla spinta inflazionistica. Ma lo strumento funzionò solo parzialmente. E quell’anno il prodotto nazionale diminuì del 3,5% mentre i prezzi aumentarono del 17,7% per i consumi e del 19,6% per gli investimenti.
[NOTE]
45 Eric Hobsbawm, Il Secolo breve, 1914-1991 (Penguin group, 1994 e BUR, 2014).
46 Riccardo Parboni, L’Italia rotola su quei barili, Enciclopedia Politica dell’Italia 1946-1980, pag. 202 (Editoriale l’Espresso, 1981).
47 Guido Crainz, Il paese mancato: dal miracolo economico agli anni Ottanta (Donzelli Editore, 2003).
48 Guido Crainz, Il paese mancato: dal miracolo economico agli anni Ottanta, Op. cit, pag. 439. 49 Il Sole 24 ore, Che cos’è la stagflazione, in Economia & Lavoro on line. “I periodi di stagnazione dell’attività economica erano, infatti, tradizionalmente caratterizzati dalla caduta dei prezzi (deflazione), per il calo della domanda rispetto all’offerta. In seguito il fenomeno dell’inflazione è, per contro, diventato sempre più indipendente dal ciclo dell’economia, data la rilevanza assunta dai mercati oligopolistici dell’energia e delle materie prime, insieme ai settori dei servizi scarsamente concorrenziali.”
Lorenzo Petrone, La classe media in Italia: un baricentro. L’evoluzione della compagine sociale protagonista del miracolo economico, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2016-2017

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2025-06-04

In braccio al padrone. Partecipazione alla gestione delle imprese: scambio CISL-fascisti
La legge 15 maggio 2025 n. 76 contiene disposizioni per la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese.

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