#Partiti

2026-03-09

Come è strutturata la gestione di parlamentari e senatori da parte di un partito?

#politica #italia #partiti

Associazione Peacelinkpeacelink@sociale.network
2026-03-05

Da oggi prende ufficialmente il via la campagna europea di raccolta firme per un nuovo paradigma democratico: “Etica, trasparenza e integrità per i partiti politici europei”.

Un gruppo di cittadini europei ha promosso un’Iniziativa dei Cittadini Europei sul tema dell’etica dei partiti.

Tutti possono firmare direttamente sul sito ufficiale dell’iniziativa:
eci.ec.europa.eu/056/public

#Europa #politica #partiti

2026-02-14

Riconciliare la sinistra

rizomatica.noblogs.org/2026/02

Se accettiamo la lezione di Rodrigo Nunes sulla melanconia e quella dell'ex presidente Mujica sulla concretezza, la risposta è chiara: l’unità non nasce dal culto della sinistra antifascista, nasce dalla sua funzione. Quan

#Rassegna #alleanze #coalizione #dialogo #elezioni #identit #lavoratori #mujica #nunes #partiti #politica #presidente #riconciliazione #sindacato #sinistra #unit

The quick flashthequickfl
2025-09-10

Con il 99% dei voti scrutinati, i Laburisti, già alla guida di un governo di minoranza, sono il partito più votato, con il 28,2% dei voti e insieme agli altri partiti di centrosinistra e di sinistra dovrebbero ottenere 87 seggi sui 16

Norvegia, la destra avanza ma vincono ancora i laburisti
LaRampa.itlarampa
2025-08-13
Stefano Tartarottitarta@mastodon.uno
2025-07-30

Esattamente tre anni fa, dopo le dimissioni del governo Draghi, si facevano varie ipotesi su quale sarebbe stato il governo seguente. Io speravo nel governo Utini.
Direi che è andata comunque parecchio male.
Otto possibili governi (continua nei commenti)⬇️
#governo #elezioni #partiti #Meloni #letta #Salvini #sovranisti #estremadestra

L’operazione Sturzo durò in tutto solo «tre turbolenti giorni»

Particolarmente calda era la situazione di Roma, dove la proposta di creare una lista anticomunista aperta anche ai missini avrebbe suscitato dibattiti e polemiche intense all’interno della coalizione centrista e tra la Dc e la Chiesa.
All’origine dell’idea c’era, sostanzialmente, il timore di perdere una città importante come la capitale. E questi timori divennero ancora maggiori quando le sinistre decisero di candidare un esponente dell’Italia liberale di sicuro impatto: Francesco Saverio Nitti. A questo punto, settori del Vaticano e dell’Azione cattolica – in particolare Luigi Gedda – presero posizione a favore di un allargamento a missini e monarchici. Tra marzo e aprile ’52 si cercò in tutti i modi di fare pressioni su De Gasperi affinché accettasse il coinvolgimento delle destre in una lista civica. Per «spoliticizzare la consultazione elettorale», come consigliò Pio XII, emerse il nome di don Luigi Sturzo. Il sacerdote siciliano avrebbe dovuto fare da mediatore, in maniera tale da fare appello alle diverse sensibilità politiche romane contro il comunismo <185. Lo statista trentino, contro l’opinione, certo non poco influente, del Pontefice, decise di non coinvolgere Msi e Pnm, anche perché aveva appurato il parere contrario dei partiti laici di centro che minacciarono di ritirare i propri candidati in caso di allargamento a destra. Oltre a De Gasperi, che aveva intuito i rischi dell’operazione, erano contrari gli appartenenti al gruppo di Iniziativa democratica, alcuni esponenti dell’Azione cattolica – compresi i giovani (Giac) e gli studenti della Federazione universitaria (Fuci) – e altre organizzazioni cattoliche.
L’operazione Sturzo durò in tutto solo «tre turbolenti giorni» <186 e fu duramente osteggiata dall’ambasciata americana e da Washington, dove temevano una progressiva polarizzazione, in forza della quale il Pci avrebbe potuto porsi a capo di un fronte antifascista con molti democratici e moderati. «Particolarmente severo – ha scritto Del Pero – fu il giudizio del servizio di intelligence del Dipartimento di Stato (l’Office of Intelligence Research), che nei primi anni Cinquanta costituì assieme alla Cia uno dei principali rifugi degli elementi più liberal e progressisti dell’amministrazione Truman» <187. L’ambasciata nei mesi successivi avrebbe riservato particolare attenzione a Luigi Gedda che, «nonostante alcune sue idee politiche», non era visto come una «minaccia per la democrazia e per il successo del centro democratico». Veniva inoltre giudicato un «leale strumento della Chiesa» per porre l’accento sul rispetto delle gerarchie e delle loro indicazioni. Tale aspetto era imprescindibile proprio perché il supporto della Chiesa alla coalizione di centro era «indispensabile». Inoltre, continua la relazione di Thompson, «Gedda è una delle poche persone in Italia che hanno efficacemente utilizzato le lezioni della “guerra psicologica” e le tecniche dell’american advertising nell’azione politica».
Non si poteva però trascurare un pericolo. Solo nel caso in cui la Dc avesse fallito nelle politiche anticomuniste, il Vaticano avrebbe potuto spaventarsi. E Gedda avrebbe in qualche modo cercato di «mettere alcuni suoi uomini nelle liste della Dc e di fare pressioni per una svolta a destra» <188. L’episodio romano, pur senza sfociare in un’alleanza con le destre, era destinato a lasciare strascichi nell’arena politica nazionale. I “vespisti”, per i legami coi monarchici e con la Chiesa (soprattutto l’Azione Cattolica), venivano osservati attentamente dai funzionari Usa, timorosi sia della reazione di socialdemocratici e repubblicani che della nefasta prospettiva di una scissione democristiana <189.
Nel maggio ’52, alla vigilia del voto al Sud, il radicamento delle destre veniva così sintetizzato dall’ambasciatore Ellsworth Bunker, appena giunto in sostituzione di Dunn: “Escludendo Roma, solo un terzo della popolazione italiana, praticamente tutto al Sud, voterà. Il neofascismo e il monarchismo meridionale sono del tutto speciali, si tratta di un fenomeno “locale” dovuto al fatto che il Sud non ha mai conosciuto gli aspetti più duri dell’occupazione tedesca e della repubblica sociale, ha visto l’esercito americano come invasore, ha stretti legami con le colonie africane, ha accolto i rifugiati e ha sofferto i danni economici derivanti dalla perdita delle colonie, ha avuto una tradizione monarchica, e ha una struttura sociale che scoraggia il pensiero politico moderato o “progressista” .
La situazione italiana non faceva ben sperare, tanto che un arretramento del quadripartito era ampiamente previsto. Oltre a notare il fatto che la Dc, «partito di centro poco dinamico», avesse senza dubbio perso popolarità, all’ambasciata evidenziavano i tanti limiti dal punto di vista dell’informazione e della propaganda. Si pensi alla scarsa attività dei partiti di governo per intercettare il voto di protesta, che con ogni probabilità sarebbe andato a vantaggio dei socialcomunisti e del blocco di destra, così come, in generale, prevaleva la delusione per una campagna elettorale poco vigorosa <190.
Analizzando l’esito delle elezioni, emerge che i timori statunitensi erano in buona parte fondati. Il vero e proprio tracollo che subì il partito di De Gasperi andò soprattutto a vantaggio della destra monarchica e missina. A determinare l’emorragia di voti era stata la protesta dei «ceti medi moderati, timorosi del nuovo e sensibili alla campagna di stampa d’indole nazionalistica». Altri sostenitori della destra furono l’alta borghesia, ostile ai progetti riformatori e le masse di sottoproletariato meridionale «infarcito di sanfedismo qualunquista e di ribellismo nei confronti del Nord» <191. Com’è noto, la Dc e i partiti di governo subirono un’erosione di consensi significativa in Meridione. Il blocco delle forze nazionali riuscì ad ottenere la maggioranza a Napoli (dove fu eletto sindaco Achille Lauro con 117.000 preferenze), Avellino, Bari, Benevento (con un sindaco missino), Salerno e Foggia (governata in precedenza da un’amministrazione di sinistra).
Dopo il voto, tra i due partiti di destra iniziò un rapporto proficuo, propiziato «dalla comune emarginazione rispetto al potere». Come ha rilevato Baldoni, la collaborazione ebbe maggior successo dove il Msi rimase in secondo piano, e questo ha reso certo più semplice l’intesa al Sud, dove i missini erano interpreti di un generico conservatorismo non ostile alla monarchia e agli Usa, rispetto agli eredi della Rsi al Nord <192.
La percezione dei pericoli di destra e sinistra – e dei partiti al loro interno – era inevitabilmente legata alla situazione internazionale. Il Pnm, per il suo dichiarato atlantismo, costituiva un potenziale alleato o comunque un interlocutore con cui confrontarsi. L’apertura a sinistra cominciò a comparire nelle agende dei diplomatici americani. Si poteva pensare, in alternativa, di aprire a destra, ma questa strada era guardata con sospetto perché poteva causare malumori nei repubblicani e nei socialdemocratici, con il rischio di compattare un fronte delle sinistre. Restava poi l’ipotesi di modificare la legge elettorale in senso maggioritario, che avrebbe potuto offrire al governo maggiore stabilità, «rilanciando al contempo l’azione repressiva contro l’estrema destra e l’estrema sinistra» <193.
[NOTE]
185 Si vedano G. Malgeri, La stagione del centrismo, cit., pp. 123-129; L. Sturzo, Politica di questi anni. Dal luglio 1951 al dicembre 1953, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008; A. Riccardi, Il «partito romano». Politica italiana, Chiesa cattolica e Curia romana da Pio XII a Paolo VI, Morcelliana, Brescia, 2007; A. D’Angelo, De Gasperi, le destre e l’«operazione Sturzo». Voto amministrativo del 1952 e riforma elettorale, Studium, Roma, 2002.
186 The May 25 elections – Negotiations and alliances of democratic parties, L.E. Thompson Jr. (Minister Counselor,Embassy) to the Department of State, May 6, 1952, NARA, RG 59, C-3, Box 3, 765.00/5-652. Sulle elezioni romane si veda anche Rome municipal elections, M. J. Looram to O. Horsey (Embassy), February 5, 1952; Telegram 5142, E. Bunker (Ambassador in Italy) to Secretary of State, May 24, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. Italy elections (confidential) 1950-52.
187 M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 161.
188 Gedda and the Church in the 1952 election campaign, L.E. Thompson Jr. (Embassy) to the Department of State, July 11, 1952, NARA, RG 59, C-3, Box 3, 765.00/7-1152. Si veda Telegram 343, E. Bunker (Ambassador in Italy) to Secretary of State, July 22, 1952, NARA, RG 84, 1950-1952, Box 74, f. 350.1 – CD Party confidential 1950-52. Su Gedda e la “guerra psicologica” si veda Mario Del Pero, Gli Stati Uniti e la «guerra psicologica», cit., pp. 955-961. Sulla linea “morbida” di Gedda e sul tentativo di integrazione Dc-Msi si veda Piero Ignazi, Il polo escluso, cit., pp. 64-65.
189 In un rapporto si afferma esplicitamente che «il supporto monarchico potrebbe essere necessario per vincere le elezioni politiche», Si veda Program of the right-wing of the Christian Democratic Party, Embassy to the Department of State, April 9, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. 350.1 – CD Party confidential 1950-52. Nello stesso documento si trova anche una sorprendente diversità di vedute sulla lotta al comunismo. Se i “vespisti” intendevano mettere fuori legge il Pci e incrementare la libera impresa per diminuire il peso dei comunisti, all’ambasciata consideravano il ritorno alla libera impresa come «open question» e diffidavano di tanti industriali italiani che avevano scoraggiato la nascita di
sindacati liberi «per evitare problemi», contribuendo così al rafforzamento del Pci.
190 Per un esempio evidente del rammarico americano poco prima delle elezioni e per un elenco di pubblicazioni e film propagandistici, tra cui “Come i comunisti ingannano i contadini” (148.700 copie), “Come si vive in Russia” (500.000 copie) e “La valle del terrore” (648.000 copie) si veda Usis/Msa Activities in connection with italian local elections, Foreign Service Despatch 2765, Embassy to the Department of State, May 23, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. 350 – Italy elections (confidential) 1950-52, da cui è tratta la citazione «the Christian Democratic Party, being a center party, is somewhat lacking in dynamism».
191 S. Setta, La Destra nell’Italia del dopoguerra, cit., p. 28.
192 A. Baldoni, La destra in Italia, cit., p. 394; G. Roberti, L’opposizione di destra in Italia, cit., pp. 154-155. Sul proliferare di gruppi scissionisti di centro, destra e sinistra in campo monarchico si veda D. De Napoli, Il movimento monarchico, cit., pp. 143-144.
193 M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 163.
Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010

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2025-07-16

La vignetta di oggi di Manuel De Rossi

mette in scena i loghi dei partiti USA (Democratici, Repubblicani) accanto a una provocatoria figura di Musk a mo’ di saluto nazista, per denunciare il clima politico attuale

:diggita: vignetta pubblicata sul gruppo @attualita

#USA #Partiti

La vignetta di oggi di Manuel De Rossi mette in scena i loghi dei partiti USA (Democratici, Repubblicani) accanto a una provocatoria figura di Musk a mo’ di saluto nazista, per denunciare il clima politico attuale

Le autorità militari si dimostrarono tutt’altro che transigenti nei confronti delle forze antifasciste

Per quanto il governo di Badoglio ebbe il preciso scopo di gestire da un punto di vista puramente istituzionale e monarchico la transizione dal fascismo al post fascismo, preso com’era dalla volontà di Vittorio Emanuele e dell’ambiente di corte di evitare per quanto possibile le ingerenze dell’antifascismo revenant <1255, il maresciallo fu politicamente abbastanza aperto da indispettire il sovrano. Ma se l’azione del governo fu per certi versi meno intransigente del previsto, quella dei militari fu più rigida e più confacente ai desideri della corona. Già nel corso dei quarantacinque giorni, le autorità militari si dimostrarono tutt’altro che transigenti nei confronti delle forze antifasciste, soprattutto dei comunisti. La necessità di stroncarne la propaganda all’interno dei reparti fu ribadita già all’indomani del cambio di governo, così come l’obbligo per i militari di astenersi dall’iscrizione ai partiti politici. La Milizia, inizialmente oggetto di un semplice cambio di vertice con la nomina al suo comando del generale Armellini, fu sottoposta al giuramento regio solo a macchia di leopardo <1256, e poi incorporata nell’esercito. “Si faccia comprendere agli ufficili [sic] di tutti i gradi che la politica e qualsiasi manifestazione sono elementi deleteri quando si inseriscono comunque nelle forze armate. Unica politica […] in queste contingenze, sono l’attaccamento alle istituzioni, la serietà e la consapevolezza dell’importanza dell’ora presente” <1257. Il riferimento era chiaramente ai partiti antifascisti, ma un certo grado di politicizzazione coinvolse tragicamente proprio i militari apertamente fascisti <1258.
Nonostante già la Circolare Roatta del 26 luglio [1943] prevedesse misure draconiane per assicurare la gestione dell’ordine pubblico, fu con il decreto del Ministero dell’Interno del 27 luglio che questo venne delegato definitivamente alle autorità militari <1259. I comandi locali agirono molto duramente contro ogni manifestazione, ma soprattutto contro i comunisti. Il 22 agosto il Ministero della Guerra invitò a stroncare la tendenza da parte degli operai di cacciare i fascisti dalle fabbriche. Gli istigatori avrebbero dovuto essere denunciati, i seguaci richiamati alle armi dalle autorità militari locali <1260. Questa rigidità poté essere mantenuta per tutto il 1943 e per la prima metà del 1944, finché cioè i partiti antifascisti rimasero esclusi dalla responsabilità di governo. Ma il varo dei primi governi politici e il conseguente ingresso degli antifascisti nei gangli ministeriali, costrinse i militari ed in particolare l’Esercito ad adeguarsi ai nuovi equilibri. In una circolare firmata dal ministro e generale Taddeo Orlando, fu indicata la nuova linea da seguire dopo l’ingresso dei partiti antifascisti nel secondo governo Badoglio dell’aprile 1944. “La formazione di un Governo Nazionale con l’inclusione di tutti i partiti antifascisti, teso nella decisa volontà di cacciare dall’Italia il nemico e di restituire il Paese ad un regime di libertà, deve far cadere ogni prevenzione verso i partiti politici. L’ufficiale quindi rispetti le tendenze dell’inferiore sempreché, beninteso, tali tendenze non si esplichino in manifestazioni che infirmino la disciplina e la coesione dei reparti. L’opera dell’ufficiale anche in questo campo importantissimo deve tendere a che siano evitate discussioni sterili e dannose, pur lasciando a ciascuno piena libertà di pensiero e di ideologie, specie quando queste tendono al fine comune dianzi accennato e cioè concorrere alla cacciata del nemico ed alla resurrezione della Patria, che è scopo precipuo del nostro Esercito. Su questa via l’esempio è offerto da tutti i partiti, i quali hanno anteposto alle loro idealità politiche i supremi interessi del Paese; l’alto significato morale di questa collaborazione deve essere dagli ufficiali illustrato ai propri dipendenti. Quanto sopra non modifica ma conferma quanto è canone nostro fondamentale e cioè l’Esercito è per sua natura apolitico e la sua funzione è di servire in perfetta disciplina il Paese di cui è l’espressione” <1261.
Questo riallineamento non avvenne senza scossoni, o senza ritardi determinati dalla più o meno grande distanza fra i comandanti locali e gli equilibri ministeriali di Salerno prima e di Roma poi. Non di meno un progressivo ingranamento dell’antifascismo nella macchina ministeriale influenzò le forze armate, e portò ad una timida inclusione dell’antifascismo tra gli scopi della guerra che stavano combattendo.
Al di là degli equilibri governativi, la vita all’interno dei reparti dell’esercito del “Regno del Sud” fu animata dalla rinascente opinione pubblica, ravvivata da una stampa più o meno legata ai partiti, che moltiplicò le voci cui i militari potevano prestare ascolto, soprattutto se fino a quel momento erano stati sordi ad un vociare politicizzato che non fosse quello fascista. Ed è probabilmente questa cacofonia di antifascismi a caccia di proseliti, di stampa alleata volta ad esercitare il proprio Psychological Warfare, che portò Rosolo Branchi a confondere le Four Freedoms che Roosevelt pose alla base della guerra combattuta dalle Nazioni Unite, con la costituzione stessa degli Stati Uniti.
“Con il trascorrere dei giorni [dopo l’arrivo al I Raggruppamento Motorizzato], cominciavano a dischiudersi ai nostri occhi prospettive assolutamente nuove, sconcertanti, che turbavano il nostro abituale modo di pensare e di essere. Appartenenti tutti ad una generazione nata e cresciuta sotto un regime autoritario, leggevamo e sentivamo parlare per la prima volta di libertà di parola, di stampa, di opinioni politiche. Quasi increduli apprendevamo che la costituzione americana sanciva l’uguaglianza degli uomini e che tra i diritti e le libertà dell’individuo, stabiliva persino la libertà dal bisogno. Guardavamo commossi e ammirati quanti giovani americani avevano traversato l’Atlantico per venire a combattere e morire in un paese lontano dal loro” <1262.
Come abbiamo visto nel precedente paragrafo, Giovanni Bonomi fu particolarmente preoccupato dal contatto che la truppa aveva con la popolazione e, soprattutto, con la stampa. Un contatto che sembrò fornire ai soldati gli strumenti con cui mettere in discussione la gerarchia militare. “Discorsi, colloqui, vita vissuta in mezzo alla truppa mi diedero la precisa sensazione che tutto inevitabilmente vacillasse e si afflosciasse. Ai nostri argomenti i soldati rispondevano con gli speciosi argomenti raccolti dai giornali e dal contatto con i mestatori. Propagandisti di mala fede erano riusciti a penetrare, camuffati, anche nelle file dei reparti. Tutte le forze avverse si erano coalizzate nell’unico intento di sfasciare la compagine di quel piccolo gruppo di ardimentosi. Parrebbe una esagerazione, eppure fu così. Bisognava costruire e si demoliva, era necessario cementare e si disgregava, urgeva suscitare la fiamma e si narcotizzava lo spirito. Ironia ed incoscienza dell’egoismo umano!” <1263
Il maggiore Antonio Tedde percepì come una «lotta fratricida» l’animosità dimostrata dai partiti politici, guidati da individui volti ad «impadronirsi fraudolentemente del potere», e per questo intenzionati a distruggere l’Esercito così da poter approfittare di «un’Italia totalmente disarmata e disorientata» <1264. In fin dei conti, la democrazia non era altro che uno strumento con cui gli ambiziosi potevano ottenere un potere personale. “Così la teorica uguaglianza dei diritti e dei doveri dell’uomo contenuta nei princìpi democratici, finisce il più delle volte, nella realtà dei fatti, in una disuguaglianza proprio ad opera degli stessi uomini che la pontificano: il sogno più bello dell’umanità si trasforma così in un mostro che distrugge sé stesso. E questo, ripetiamolo, non per difetto filosofico della democrazia, ma della natura umana che è inadeguata per ideali che confinano con l’utopia. I pochi uomini che si rivolgo alle masse – sono sempre i più furbi e i più forti – […] si appellano ai princìpi democratici per ottenere l’investitura del potere. Una volta ottenutala, finiscono per diventare i padroni delle masse e si costituiscono in una classe privilegiata. […] Primo e caratteristico segno della democrazia è dunque la divisione, non la comunione: divisione degli animi, degli interessi, delle idee. La conseguenza più evidente ne è l’abuso del potere […]” <1265.
Tedde scrisse le sue memorie vent’anni dopo la fine della guerra, ma nel 1944 si dimostrò più che propenso ad indicare al sottosegretario Mario Palermo gli ufficiali fascisti rimasti fra ranghi dell’esercito cobelligerante <1266. In ogni caso, non tutti videro con sospetto la vita politica dell’Italia liberata, anzi. Gli equilibri politici influenzavano comunque le motivazioni e i sentimenti dei militari nei confronti dei compiti che stavano svolgendo. Il capitano di complemento Enrico Vaccari, assistente di botanica all’Università di Pavia, salutò con soddisfazione la formazione del governo di unità nazionale di Bonomi e la luogotenenza del regno di Umberto. “Mi ha fatto molto piacere la costituzione del nuovo governo e la sparizione del Re. Tutto mi fa pensare ad un maggiore contributo dell’Italia alla guerra di Liberazione e davvero questa è la cosa più importante che deve fare il nuovo governo” <1267.
Per un ufficiale della divisione “Friuli” ormai di decise simpatie comuniste, l’ordine di inneggiare al re dopo l’avvio della luogotenenza di Umberto di Savoia fu vissuto con disgusto impossibile da esprimere. In fin dei conti «con le stellette la politica non si può fare […] (per ora)». “Sono tutti dispiaciuti per il Re che se ne è andato. Quel miserabile monarca che ha sempre collaborato con quell’autentico delinquente del Duce. Ci fanno gridare ancora: Savoia!!!, ancora si prega per lui che ha governato l’Italia in questo orribile modo. Rivoluzione ci vuole, fucilazione a tutti questi maledetti. Deve sparire tutto questo lordume che ha insozzato l’Italia e ancora tentano in tutti i modi a non voler riconoscere che son stati loro la rovina” <1268.
Come abbiamo visto, i riferimenti più aperti alla monarchia in realtà vennero progressivamente espunti tanto dagli ordini del giorno alle truppe <1269, quanto dalla stampa volta ai militari. Ma al di là del vissuto individuale, il ritardo dell’opinione pubblica militare scavò un fossato non solo tra sé ed una società alla ricerca di una nuova religione civile, ma anche tra sé ed il poliedrico antifascismo al governo. La circolare di Taddeo Orlando cercò di tutelare una qualche forma di pluralismo anche all’interno dei reparti, ma per molti militari il crollo della religione politica fascista scosse spaventosamente l’edificio della gerarchia di cui erano i rappresentanti, e che proprio partiti ed opinione pubblica sembravano voler parimenti abbattere nella loro ricerca di responsabili per il disastro italiano. Quando a partire dall’estate del 1944 un numero sempre maggiore di volontari antifascisti iniziò ad arruolarsi nel Regio Esercito, i ritardi dei militari e le fughe in avanti dei militanti composero uno dei quadri dell’“altro dopoguerra”, in cui patriottismo autoritario e patriottismo antifascista sfumarono ma non si fusero.
[NOTE]
1255 Così li definì Vittorio Emanuele, quando Pietro Acquarone cercò delle personalità antifasciste cui affidare il governo che sarebbe dovuto succedere a quello di Mussolini, BERTOLDI Silvio, Vittorio Emanuele III. Un re tra le due guerre e il fascismo, UTET, Torino 2002 (1ª edizione 1989), p. 343.
1256 Le richieste di giuramento furono fatte dai comandi di Torino e Trieste, ACS, PCM, Atti 1943, f. 1.1.12, n. 21424, Il comandante generale della MVSN, Armellini, alla presidenza del Consiglio dei ministri e al Comando supremo, Roma, 28 luglio 1943, telespresso, come citato in L’Italia dei quarantacinque giorni…, p. 194.
1257 La possibilità di iscriversi al PNF, permessa durante il fascismo, venne ridotta ad una semplice formalità legale aperta dal desiderio del governo fascista, ACS, Aeronautica, 1943, b. 63, f. 3.IX.1, Cicolare del 31 luglio di Ambrosio a tutti i ministeri militari, come citata in ibid., p. 64.
1258 Fascisti erano i due maggiori responsabili dell’eccidio di Bari del 28 luglio 1943. Un sottufficiale del battaglione “San Marco” iscritto al Partito Fascista, seguì un corteo composto di studenti delle scuole medie che manifestavano a favore del re e del nuovo governo. Quando i ragazzi arrivarono davanti alla federazione fascista del capoluogo pugliese, il militare esplose alcuni colpi di pistola. Gli spari scatenarono la fucileria del plotone di fanteria a presidio della sede del PNF, guidati da un ufficiale parimenti iscritti al Partito. L’azione provocò 18 morti e 70 feriti, soprattutto fra gli studenti, ACS, MI, AG 1920-1945, A5G, f. 10 Bari, b. 102, Promemoria sui fatti di Bari; ibid., Il comandante della legione territoriale dei CCRR di Bari, Geronazzo, al generale Melia, presso il Comando del presidio militare, come riportato in ibid., p. 258.
1259 Il 27 venne infatti proclamato lo stato di guerra su tutto il territorio nazionale. Il testo di una delle copie della Circolare Roatta è in ibid., pp. 11-12n.
1260 ACS, Aeronautica, 1943, b. 112, f. 8.II.2, Circolare del Ministero della Guerra a tutti i comandi, 22 agosto 1943, come riportata in ibid., p. 65. Appare comunque eccessivo attribuire alle autorità militari il desiderio di usare i fascisti richiamati alle armi in funzione anticomunista, dato che per loro stessa ammissione i fascisti erano «un gruppo di elementi che nei confronti della truppa è destituito di ogni titolo di prestigio», ACS, PCM, Atti 1943, f. 20.13, n. 23577, s.f 2, Ufficiali in SPE delle forze armate. Considerazioni sulla loro depressione morale. Memoriale, come citato in ibid., p. 66.
1261 ACS, PCM Napoli Salerno 1943-1944, cat. 10, n.1, f. 25 Tendenze politiche nele file dell’Esercito, Ministero della Guerra. Gabinetto, N. di prot. 7850/I/7.3.52, 25 maggio 1944, Tendenze politiche nelle file dell’Esercito.
1262 BRANCHI, Nebbia amica…, p. 90.
1263 BONOMI, Dal Volturno al Po…, Vol. I, p. 147. Ovviamente tutti sembrarono essere soddisfatti all’annuncio del ritorno in linea, che avrebbe sottratto la truppa all’influenza dei “mestatori”, vedi ibid., p. 149.
1264 TEDDE, Un ufficiale scomodo…, pp. 141-142, p. 156.
1265 Ibid., pp. 144-145.
1266 AISRC, Fondo Mario Palermo, Ss. I, b. 23, f. 102, Promemoria sugli avvenimenti all’atto dell’armistizio e durante l’occupazione nazi-fascista, Dichiarazione del maggiore Antonio Tedde, Cagli, 12 settembre 1944. L’Italia Libera denunciò la presenza del Capo di stato maggiore della divisione corazzata della Miliza nel CIL, a comando di una delle sue brigate, L’azione di comando, in «L’Italia Libera», a. II, n. 122, 3 ottobre 1944, p. 1.
1267 CEVA Bianca, Cinque anni… Lettera dell’15 giugno 1944.
1268 ADN, LANZONI Aldo, Diario di guerra durante la Seconda Guerra Mondiale: Corsica, Sardegna e Italia meridionale, pp. 29-30.
1269 Puntoni notò sconsolato come, ancora prima del ritiro di Vittorio Emanuele a vita privata, l’ordine del giorno con cui il comandante dell’Arma dei Carabinieri Reali salutò la liberazione di Roma e la festa dei carabinieri «non si fa menzione della persona del Sovrano ma si parla più della necessità di rimanere fedeli al governo nazionale», PUNTONI Paolo, Parla Vittorio Emanuele III, Il Mulino, Bologna 1993, p. 235, 5 giugno 1944.
Nicolò Da Lio, Il Regio Esercito fra fascismo e Guerra di Liberazione. 1922-1945, Tesi di dottorato, Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, 2016

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Non aver colto la «talpa dell’individualismo»

I partiti italiani erano strutturati secondo il modello organizzativo dei partiti di massa. Essi esprimevano appieno la loro identità politica, avevano un reclutamento e un insediamento territoriale, sezioni locali e coordinamenti regionali cui spettava il compito, oltre che di garantire radicamento e dibattito, di proporre formazione politica interna <17. Ma, pur essendo all’apparenza macchine perfettamente funzionanti, anche al loro interno si è cominciato a paventare un rischio anacronismo rispetto alle trasformazioni che interessano una società moderna e sempre più opulenta <18.
È quindi difficile ignorare o minimizzare eventuali problemi nella relazione con la società, che si affacciano sotto molteplici forme. Le macchine politiche cercano di andare incontro alla modernizzazione nell’intento di capire quale risposta offrire di fronte al crescente sviluppo in termini di individualismo e materialismo. In questa fase storica, che segna il passaggio dal tradizionale modello partitocratico alla personalizzazione politica, la concezione del conflitto è divergente rispetto ai paradigmi del passato <19.
Il compromesso storico è un fenomeno differente, perché pone al centro la sfida tra una nuova visione liberale (nonostante l’incertezza per la crisi economica) e quella classica organicista <20. Enrico Berlinguer e Aldo Moro, in tale ottica, sono protagonisti di un approccio meno legato agli apparati e più incline a prese di posizione in quanto singoli leader. Il conflitto regolato <21, ossia quello che si instaura tra Dc e Pci nel tentativo di fornire sbocco al rapporto, appartiene in linea teorica alla cultura politica liberale, che si affaccia dunque prepotentemente nel dibattito, avversando la logica in vigore fino a quel momento della contrapposizione a tutti i costi.
Questa nuova forma di relazione politica è un inaspettato mutamento di sostanza nel rapporto tra partiti e controllo del potere; da un punto di vista ideologico si rompe, quale prima conseguenza, lo schema della sinistra saldamente unita contro le forze governative, perché tale posizione, seppur portata avanti da Berlinguer nella veste di segretario, non trova tutti d’accordo, andando anzi incontro a critiche sia ai vertici che tra i militanti. La stessa strada di cambiamento è inseguita sul fronte opposto proprio da Moro, che destreggiandosi tra le correnti della Dc promuove con forza l’accettazione di un’idea caldeggiata in prima persona, apparendo quindi come un leader promotore di una posizione slegata dal partito stesso. Eppure, non si può ancora fare a meno di un’approvazione interna unanime, e la linea di massimo coinvolgimento di tutte le anime Dc <22 diviene possibile solo grazie alla sconfitta fanfaniana nel referendum sul divorzio del 1974.
C’è quindi una “scossa” nei rapporti tra i partiti che impatta sull’arena politica tradizionale, poiché emergono figure che in tal senso potrebbero risultare “scomode”, ma che di fatto aprono al decisionismo individuale come mai era realmente accaduto.
La solidarietà nazionale <23, non rispecchia però una solidarietà reale del Paese, che vive invece un periodo di spaccature, incertezze e dissenso verso le scelte dei partiti. Questi ultimi non sembrano capaci di orientarsi e reagire di fronte a un contesto che sta mutando radicalmente e a grande velocità, complice tra l’altro l’insicurezza generata dalla crisi economica e l’avvio di una progressiva spinta individualista e liberale. In altre parole, tali anni di solidarietà fanno cogliere i segni manifesti di una crisi profonda delle ideologie, legata in ogni caso ai processi di secolarizzazione <24.
A questa crisi vanno associati alcuni eventi che meglio definiscono i contorni dell’allontanamento sociale dalla sfera politica. In primo luogo, il referendum sul divorzio, nel 1974. In tale occasione la Democrazia Cristiana è costretta a fare i conti con un responso delle urne diametralmente opposto al suo orientamento. E si tratta di un primo segnale inviato al sistema partitico tradizionale, di cui lo Scudo crociato è il fulcro. Il clima diventa ancora più incandescente quando emergono i primi scandali sulla corruzione, quella che viene definita «la prima Tangentopoli» <25. Sono l’affare petroli e quello sulle forniture militari Lockheed, e con quest’ultimo si è già visto mettere alle strette persino il presidente della Repubblica Giovanni Leone. Sono inchieste di malaffare che mostrano agli occhi dell’opinione pubblica come in un sistema di tangenti siano implicati manager, dirigenti e persino ministri democristiani e socialdemocratici <26. Ma più in generale nei due scandali vengono coinvolti esponenti di tutti i partiti governativi, tra cui spicca la condanna e incarcerazione del segretario Psdi e Ministro della Difesa Mario Tarnassi (vicenda Lockheed). Nell’affare petroli vengono accusati i segretari dei partiti di governo di aver ricevuto fondi dall’Enel per condurre una politica energetica contraria alle centrali nucleari. Conseguenza sono le dimissioni da presidente del Consiglio, sempre nel 1974, di Mariano Rumor. La vicenda Lockheed, con le forniture militari della società statunitense e il primo caso nella storia della Repubblica di un Ministro incarcerato, si rivela ancora più travolgente per la scena politica. Entrambe sono però sintomatiche di una situazione estesa: i fenomeni corruttivi dilagano, l’economia mostra come si passi, nell’incrocio tra settore privato e pubblica amministrazione, sempre più dai tornaconti di politici, la cui immagine viene associata direttamente ai partiti di riferimento, costruendo un circuito di interessi personali <27. I settori dello Stato appaiono occupati dai partiti stessi, che si spartiscono presidenze e poltrone, una sorta di lottizzazione <28. Si ottiene in cambio la fedeltà delle persone designate, che garantiscono all’interno fonte di entrate con un finanziamento occulto e stabilità, ma che all’esterno acuiscono un calo di militanza attiva.
Lo scollamento tra i partiti e la realtà sociale è ben sintetizzato da Simona Colarizi: «Sono proprio le ideologie a cementare il legame di appartenenza ai partiti, che si traduce in fiducia fideistica […]. Un approccio più laico alla politica e uno sguardo più disincantato verso i partiti cominciano a emergere con la maturazione democratica e civile della popolazione, conseguenza dell’istruzione di massa e dell’omologazione agli standard dell’Occidente avanzato. Ma la realtà che i cittadini hanno di fronte è troppo lontana dall’immagine introiettata per tanti anni» <29.
In tutto ciò, il cambiamento della società favorisce una nuova instabilità politica e fa emergere problemi mai affrontati in concreto: si riaffaccia ad esempio la «questione meridionale» <30. Il tessuto civile del Mezzogiorno appare fortemente degradato, provocando situazioni di collusione tra fenomeni criminali e la politica stessa <31. Nel Sud Italia non mancano infatti i casi in cui il “voto di scambio” si rivela determinante ai fini dell’acquisizione di potere nelle amministrazioni locali o addirittura con riferimento ai seggi parlamentari. E di conseguenza si allargano le maglie della rete affaristica e criminale negli stessi settori pubblici. Un legame, quest’ultimo, che sfalda ancora di più quello tra politica e territorio, accrescendo il fenomeno dell’elettorato “volatile” o indirizzato dal “miglior offerente”.
I cittadini, nel frattempo, si predispongono alle nuove sfide del decennio e si apprestano ad affrontare con spirito diverso l’ondata di un secondo boom economico. L’Ego sta per diventare imperante in una società in procinto di subire una trasformazione radicale in termini culturali. La cosiddetta «doppia decostruzione sociale», il nuovo popolo di consumatori <32, comincia a svilupparsi proprio sganciandosi dalla realtà della politica, osservata in maniera meno partecipativa. I partiti appaiono distanti, si guarda con astio crescente il loro trentennale tentativo di accaparrare potere e poltrone, il peso invasivo delle loro strutture sulle istituzioni. La mancata presa di coscienza della nuova realtà sociale da parte delle organizzazioni partitiche, il non aver colto la «talpa dell’individualismo» <33 che cominciava a scavare in profondità, fa perdere più di una corsa al treno del cambiamento.
I cittadini mutano prospettiva e interessi, cercano di farsi arbitri delle proprie scelte, rompono i legami di appartenenza con le grandi organizzazioni di partito creando le condizioni affinché possa ampliarsi l’area dell’elettorato di opinione <34. A emergere è la tendenza a valutare l’offerta politica in base ai propri interessi, soprattutto cercando la figura del politico decisore, colui che possa incarnare richieste, desideri e rispondere alle domande formulate con particolare enfasi dal nuovo e variegato ceto medio. La prontezza del leader è una caratteristica nuova nella Repubblica italiana, che comincia a essere ricercata proprio sul finire degli anni ’70, trascinandosi nel corso del decennio successivo. Gli italiani non accettano più quei politici abituati a rimandare all’infinito la soluzione di qualsiasi controversia <35. Il termine “risolutezza” <36 entra nel vocabolario comune, perché l’elettore è intenzionato ad affidarsi a qualcuno «in grado di parlare chiaro, forte, anche in maniera provocatoria, che mostri grinta e spessore, caratteristiche che la classe politica aveva poco coltivato» <37. Gli elettori sentono più che mai il bisogno di un leader. E qui la partitocrazia si divide tra una parte di apparati, maggioritaria, che affonda le gambe nella palude, mostrandosi incapace di dare una risposta immediata (non avendo spesso a disposizione una classe dirigente spendibile in tal senso), e chi invece a sorpresa, come il Partito socialista, anche in virtù della personalità del nuovo segretario Bettino Craxi, coglie l’opportunità di un rilancio <38. Ci si apre a un ritorno del concetto di leadership, quale rapporto di preminenza dell’individuo nei partiti politici, non subalterno o dipendente dalle decisioni degli altri dirigenti, bensì solido e rivolto direttamente all’elettorato di opinione.
Questo fenomeno, definito di “personalizzazione della politica”, è inevitabilmente collegato alla progressione di un’altra dinamica, ossia la crescita della leadership a scapito del regime partitico imperante fino a quel momento.
[NOTE]
17 P. Ignazi, Il potere dei partiti, Laterza, Roma-Bari 2002, p.11.
18 Ibidem.
19 Ivi, p. 46.
20 Ibidem.
21 Ivi, p.47.
22 Ivi, p.59.
23 Ivi, p.80.
24 P. Scoppola, La Repubblica dei partiti, Il Mulino, Bologna 2000, p. 379.
25 S. Colarizi, Storia politica della Repubblica, cit., pp. 122-123.
26 Ibidem.
27 Ibidem.
28 Ibidem.
29 Ibidem., cit.
30 Ibidem.
31 Ivi, p. 124.
32 M. Gervasoni, Storia d’Italia degli anni ottanta, cit., p. 13.
33 M. Gervasoni, Storia d’Italia degli anni ottanta, cit., p. 14.
34 S.Colarizi, Storia politica della repubblica, cit., p. 134
35 M.Gervasoni, Storia d’Italia degli anni ottanta, cit., p.39.
36 Ibidem.
37 Ibidem.
38 S. Colarizi, Storia politica della Repubblica, cit., p.134.
Umberto Scifoni, L’evoluzione della leadership in Italia tra Craxi e Berlusconi, Tesi di Laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2017-2018

#1974 #anni #Berlinguer #cambiamento #cittadini #Craxi #DC #divorzio #individualismo #leadership #Lockheed #Ottanta #partiti #PCI #petroli #PSI #referendum #scambio #scandali #Settanta #talpa #UmbertoScifoni #voto

Luca da BaskervilleLucaM1978@mastodon.uno
2025-05-01

Il ripristino della credibilità, della trasparenza, della democrazia interna ai #partiti politici, può passare solo attraverso il ritorno al finanziamento pubblico e la fine dei contributi dei privati (fatta eccezione per il tesseramento).

#1maggio

2025-04-10

Che cosa ne pensate del nuovo articolo di #BeppeGrillo sulla #privacy e sulla #sovranitàdigitale in #ue ?

Qui ľarticolo:
beppegrillo.it/non-con-i-dazi-

Io penso che sia molto positivo che un personaggio politico con molta visibilità e lontano dal partito di #Conte o da altri #partiti abbia ben chiare le grandi sfide che ľUE dovrà affrontare tempestivamente e le presenti al pubblico in modo semplice e veloce ma senza peccare di superficialità.

#digitale #politica #sicurezza #aziende #europa #eurozona

Milano University Pressmilanoup@mastodon.uno
2025-03-04

La nuova pubblicazione della collana "#Scritti di storia" rilegge un evento fondamentale della #storia italiana del secolo scorso - la caduta della #PrimaRepubblica - con una lente nuova, quella della #QuestioneSettentrionale: in particolare, il volume indaga la disgregazione del sistema #politico del #dopoguerra e l’ascesa della #LegaNord, fenomeni ricondotti al diffondersi dell'insoddisfazione, nel #Nord #Italia, verso i #partiti tradizionali e lo #Stato centrale

doi.org/10.54103/scrittidistor

Titolo volume: La questione settentrionale nella crisi della “prima Repubblica”. Politica, cultura, società, della collana "Scritti di Storia"
2025-02-26

Dal tecnocivismo alla cittadinanza digitale

rizomatica.noblogs.org/2025/02

Piattaforme e partecipazione.

di M. Minetti
Considerata la perfetta concordanza con la tematica del numero #7 di Rizomatica, abbiamo ritenuto

#Politica #Rizoma #Strumenti #Tecnopolitica #7 #DeCindio #decisionalit #democrazia #deseriis #ignazi #intermediazione #LiqueedFeedback #loomio #partecipazione #partiti #PD #piattaforme #PotereAlPopolo #statuto

2025-02-26

Scienza e tecnologia per un’altra politica.

rizomatica.noblogs.org/2025/02

Fine dell’antropocentrismo e futuro della Terra

di V. Pellegrino
«L'animismo è l'unica versione sensata del materialismo.»
Vìveiros de Castro
Proseguendo nel lavoro di analisi dello stato di

#Fediverso #Politica #Tecnopolitica #antropocentrismo #assemblea #compostismo #democrazia #haraway #oligarchia #operaismo #partiti #partito #rappresentanza #scienza

2025-02-25

Evoluzione dei partiti.

rizomatica.noblogs.org/2025/02

Le crisi della politica: sovranità, rappresentanza, leadership, organizzazione.

di M. Minetti

Il partito che manca
Concordo pienamente con il sociologo Lorenzo Viviani quando, nel suo sa

#Politica #Rizoma #Tecnopolitica #attivismo #CartelParty #CatchAll #ecosistema #gramsci #leadership #LorenzoViviani #nunes #OlismoPolitico #organizzazione #partiti #partito #piattaforme #sociologia

Rizomatica 25-02-2025

Infosfera, 25/02/2025

Per questa uscita di rizomatica, abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di delineare le forme delle possibili organizzazioni politiche che potrebbero aiutarci a esprimere e soddisfare i nostri bisogni, evoluti come l’intera società si evolve in questa epoca di transizione. Le certezze vacillano, i punti di riferimento si rivelano deperibili alla prova degli anni. Le stesse forme del linguaggio non evocano più orizzonti condivisi o condivisibili. L’individuo consumatore-spettatore sembrerebbe il giudice supremo se non fosse così facilmente influenzabile dai #trendtopic e dalle angosce indotte di perdere il reddito, la casa, la salute, la sicurezza, la serenità della prole e le infinite opportunità che il mercato dell’attenzione offre. Abbiamo raccolto alcune linee di fuga, certamente insufficienti ma abbastanza varie da rappresentare comunque un punto di partenza a fronte della resa totale e definitiva ai signori tecnofeudali e ai loro sgherri al governo.

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF e EPUB.

https://rizomatica.org/rizomatica25022025.pdf

 

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Indice:

Sette mantra per l’olismo politico  di S. Robutti

Rappresentanza e organizzazioni nelle post-democrazie  di M. Sommella

Evoluzione dei partiti  di M. Minetti

Il municipalismo è la rivoluzione di cui abbiamo bisogno di C. Marotta

Soggettività politica e antagonismo sociale di A. Marin

Tra individualismo e bisogno di comunità  di M. Civino

Scienza e tecnologia per un’altra politica  di V. Pellegrino

Rompere definitivamente con la politica della testimonianza   di F. Cori

Ripensare il rapporto tra movimenti e sindacati di F. Barbetta

L’internazionale nera all’assalto dell’università pubblica  di S. Simoncini

L’apprendimento sui bordi   di P. Nicolosi (rattus)

Economia e società in transizione   di S. Bellucci

Dal tecnocivismo alla cittadinanza digitale  recensione di M. Minetti

Copertina di M.Kep. Immagine di IA, dominio pubblico


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Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica

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